Andy Warhol in mostra a Roma

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Oltre 170 opere ripercorrono la vita dell’artista della Pop Art, Andy Warhol ospitata negli spazi del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini a Roma

In appena cinque giorni d’apertura ha totalizzato un pubblico di oltre 7 mila visitatori. La mostra “Andy Warhol” è quasi in dirittura d’arrivo, ma c’è ancora tempo fino al 3 febbraio per visitarla. È ospitata negli spazi del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini a Roma e conta più di 170 opere che riassumono la vita di Warhol, nome da sempre associato alla Pop Art.
Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale, l’esposizione è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl e curata da Matteo Bellenghi.

La mostra è realizzata in occasione del novantesimo anniversario della nascita dell’artista e parte dalle origini della Pop Art: nel 1962 Warhol crea la serie Campbell’s Soup, serigrafie delle minestre in scatola che dagli scaffali dei supermercati vengono private della loro funzione e trasferite sul piano dell’arte. Sono gli anni delle serie su Elvis, Marilyn e la Coca-Cola. Sono gli anni in cui Warhol dice che ognuno ha diritto a 15 minuti di celebrità. E lui, con le celebrità, si fece fotografare più e più volte a New York. Nel ’63 aprì sempre nella Grande Mela il suo studio, la “Silver Factory”, che vide tra i frequentatori nomi quali Bob Dylan, Truman Capote, Jack Kerouac, Salvador Dalì.

Nella metà degli anni ’70 dipinge incessantemente e tra i ’70 e gli ’80 è acclamato come il più prolifico e noto artista vivente, “uno dei più importanti e influenti dell’intera storia dell’arte contemporanea”, afferma il curatore della mostra, Matteo Bellenghi. Non è un caso che il volto serigrafato di Marilyn Monroe “è oggi riconosciuto come massima icona dell’arte contemporanea per eccellenza, reiterato e riprodotto in ogni dove e in ogni quando”, prosegue ancora Bellenghi.

Alle principali icone è dedicata la prima sezione del percorso espositivo, mentre a seguire c’è il tema dei legami con la moda, con i ritratti tra gli altri di Giorgio Armani (1981). Al pari della moda, c’è la musica. Qui i rapporti con il mondo musicale non si esauriscono nella ritrattistica (per citarne alcuni: Mick Jagger, 1977; Miguel Bosè, 1983), ma arrivano alla produzione delle copertine dei dischi, come la celebre banana del gruppo The Velvet Underground & Nico.
In mostra sono esposte inoltre le polaroid dell’epoca, che rappresentano anche il punto di partenza per le serigrafie e i famosi self portrait.
Chiude il percorso espositivo l’omaggio al cinema, altra grande passione di Warhol, celebrato attraverso i ritratti di Liz Taylor (1964), Judy Garland (1985) e  Silvester Stallone (1980), solo per citarne alcuni.

Fonte immagini: cartella stampa dell’Ufficio Stampa Arthemisia.
Foto allestimento: di Gianfranco Fortuna. 

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