Il Lecce torna in serie B e spezza un incantesimo lungo 6 anni

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Nelle favole gli incantesimi di solito li spezzano i principi azzurri con un bacio, nel calcio basta un gol o una vittoria per prendersi un trofeo, un obiettivo, un traguardo atteso tanto o poco. Nel caso del Lecce, la serie B è stata attesa ed invocata per 6 anni, sembrava una maledizione, è arrivata in un caldissimo pomeriggio di fine aprile che dopo sofferenze e delusioni ha regalato ai salentini la gioia di sentirsi di nuovo fra i grandi.

Era l’estate del 2012 quando il Lecce, appena retrocesso dalla serie A alla B, subiva il processo per le tristi vicende del calcioscommesse e veniva declassato al campionato inferiore a quello di competenza per illecito sportivo: caduta in serie C, dunque, per una società che dalla fine degli anni settanta aveva vissuto tanti campionati di serie A, intervallati da qualcuno in B e dall’unica retrocessione in terza serie nella stagione 1995-96. Sembrava una formalità per il Lecce riprendersi la serie B e tentare una nuova scalata in A, ma in Puglia non avevano fatto i conti con le sabbie mobili della serie C, con lo stadio che non si riempie più come prima, con impianti piccoli ma infuocati in cui le bucce di banana su cui scivolare sono all’ordine del giorno. I giallorossi ci provano già al primo anno, annata 2012-2013, arrivano secondi in classifica dietro al Trapani, cambiano tre allenatori (Lerda, Toma e Gustinetti) e perdono la finale playoff contro il Carpi, scatenando la furia dei tifosi che a fine partita invadono il campo e inseguono i calciatori negli spogliatoi.

Al secondo tentativo, stagione 2013-2014, il Lecce parte con 4 sconfitte consecutive in campionato che costano la panchina al leccese doc Francesco Moriero, al posto di cui torna Lerda. Sarà un altro leccese a guidare la rimonta giallorossa, ovvero Fabrizio Miccoli che gioca per la prima volta in carriera nella città natale e nella sua squadra del cuore; i salentini rosicchiano posizioni su posizioni, chiudono la stagione regolare al terzo posto e ai playoff eliminano prima il Pontedera dopo una serie infinita di calci di rigore, poi il Benevento in semifinale, agguantando la finale contro il Frosinone, guidato dall’ex centravanti giallorosso Stellone. All’andata al Via del Mare finisce 1-1, mentre la gara di ritorno in Ciociaria è drammatica: il Lecce va in vantaggio con Beretta, poi subisce l’infortunio di Miccoli, il pari dei laziali e nei supplementari cede completamente all’avversario che prevale per 3-1 lasciando ancora i pugliesi in serie C, drammaticamente consapevoli di aver intrapreso una strada fatta di paura, il terrore di non riemergere più da un inferno senza ritorno. Il Lecce è dunque in serie C anche nel 2014-2015, il peggiore dei 6 in terza serie, chiuso fuori dalla zona playoff e con tre allenatori a succedersi in panchina (Lerda, Pagliari e Bollini). I tifosi contestano la proprietà del presidente Savino Tesoro, ma contestano anche la squadra, gli allenatori, si contestano pure fra di loro, instaurando una faida interna che spacca una città intera e divide una delle tifoserie più calde d’Italia.

Alla vigilia della stagione 2015-2016 sulla panchina leccese arriva l’ex capitano del Torino Antonino Asta che dura meno di due mesi e viene sostituito dal più esperto Piero Braglia, specialista in promozioni dalla C alla B; forse l’incantesimo può spezzarsi: il Lecce chiude terzo, nel primo turno dei playoff ha la meglio sul Bassano, ma cede in semifinale al Foggia in un doppio derby vinto dai rossoneri 3-2 al Via del Mare e 2-1 allo Zaccheria. La maledizione degli spareggi continua, il popolo giallorosso è sempre più demoralizzato e vive nella stagione 2016-2017 il punto più alto di tensione interna: in panchina arriva Pasquale Padalino che ha giocato a metà anni novanta nel Salento ma non è amato dalla piazza poichè foggiano e dichiaratamente tifoso proprio dei satanelli. Il nuovo tecnico viene pesantemente contestato, rispondendo un paio di volte con gestacci nei confronti della curva, creando il gelo più totale con una città che ogni domenica gli urla incessantemente il coro “Padalino vattene da Lecce”. L’allenatore resiste fino alla penultima giornata, poi lascia e viene sostituito da Rizzo, uno che a Lecce è di casa e che conduce la squadra nuovamente ai playoff dopo il secondo posto appannaggio del Foggia; agli spareggi, i giallorossi la spuntano al primo turno con la Sambenedettese, ma cedono all’Alessandria che si qualifica dopo i calci di rigore. Un dramma infinito, una città attonita, costretta a disputare il sesto campionato di serie C consecutivo.

Qualcosa sembra davvero cambiare nell’estate del 2017: il nuovo presidente, l’avvocato Saverio Sticchi Damiani, rinforza l’organico, predica calma in tutto l’ambiente e conferma Rizzo in panchina. Il Lecce parte discretamente, la squadra gioca bene, ma la lotta per il primo posto con le siciliane Catania e Trapani è serratissima. Improvvisamente Rizzo si dimette e dopo il breve interregno di Maragliulo viene chiamato Fabio Liverani che nella stagione precedente aveva salvato la Ternana in serie B da una quasi certa retrocessione; il tecnico romano guida sapientemente il Lecce al primo posto della classifica, le cose vanno a gonfie vele fino a marzo quando i giallorossi vincono 1-0 a Cosenza e sono potenzialmente a +9 sul Catania. Il pareggio casalingo contro la Fidelis Andria (da 2-0 a 2-2), la susseguente sconfitta a Caserta ed il pari una settimana dopo col Siracusa gettano nuovamente nel dramma i salentini, col Catania che battendo la Juve Stabia può scavalcarli al comando. I siciliani, troppo sicuri e spavaldi, sbattono sui gialloblu stabiesi, uno 0-0 che rilancia inaspettatamente il Lecce, da quel momento inarrestabile: battuto il Fondi, i giallorossi assistono nel loro turno di riposo alla sconfitta del Catania nello scontro diretto col Trapani, un risultato che consegna virtualmente la serie B ai pugliesi, promossi aritmeticamente dopo l’1-0 al Via del Mare sulla Paganese che manda in visibilio i quasi 25 mila appassionati accorsi sulle tribune.

Una festa e una liberazione quella del Lecce che ritrova la serie B dopo sofferenze, beffe ed una maledizione che sembrava ormai essere diventata la normalità. Il terrore di giocare ancora quei dannati palyoff, la paura di non farcela ancora una volta, poi finalmente la parola fine su quella serie C ora alle spalle. Il Lecce ottiene quella serie B attesa 6 anni e spezza un incantesimo troppo lungo anche per essere in una favola; l’incubo è finito, Lecce rivede la luce.

di Marco Milan

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