Wenger saluta l’Arsenal dopo 22 anni di passione

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E’ proprio vero che tutto finisce. Una teoria confermata più che mai dall’addio di Arsene Wenger all’Arsenal, ufficializzato dopo le voci degli ultimi mesi e che si concretizzerà a fine maggio.

22 anni in panchina, un’enormità per un allenatore che al suo arrivo a Londra era stato pure insultato, risultando poco gradito ai tifosi dell’Arsenal: “Cosa vuole da noi questo francese?”, dicevano i sostenitori più oltransisti dei Gunners, perchè Wenger nel settembre del 1996 risultò come il primo tecnico dei biancorossi londinesi di origini non britanniche. Il posto era vacante dopo le dimissioni di Bruce Rioch circa un mese prima e Wenger, ex allenatore del Monaco, fu richiamato dal Giappone dove era andato a lavorare, per assumere la guida di un Arsenal che cercava di stare al passo con le altre grandi della Premier League. Arrivato a Londra in punta di piedi e fra l’indifferenza generale, l’allenatore francese ha cambiato faccia all’Arsenal difensivista, per decenni paragonato in Inghilterra al più bieco dei catenacci italiani ma che negli anni si è saputo trasformare in una formazione brillante ed offensiva. L’input della società si è fin da subito sposato benissimo con le idee di Wenger: puntare su giovani poco conosciuti e renderli dei grandi giocatori; inutile fare tanti nomi, basterebbero quelli di Thierry Henry, Patrick Vieira, Nicolas Anelka, tanto per citarne alcuni e, in omaggio al tecnico, tutti francesi. Terzo posto al primo anno, storica doppietta l’anno successivo, quel magico 1997-98 in cui l’Arsenal vince scudetto e Coppa d’Inghilterra, percorso replicato anche nella stagione 2001-2002.

L’Arsenal con Wenger in panchina vincerà 3 Premier League (1998, 2002 e 2004), 7 Coppe d’Inghilterra (1998, 2002, 2003, 2005, 2014, 2015 e 2017), 7 Charity Shield, ovvero la Supercoppa Inglese (1998, 1999, 2002, 2004, 2014, 2015 e 2017), celebrando il miglior periodo nella storia del club, oltre a rimpinguare il bottino personale di successi del tecnico che in Francia alla guida del Monaco aveva già vinto lo scudetto nel 1988 e la coppa nazionale nel 1991. Lo hanno chiamato Arsenal francese, ma in realtà i Gunners di Wenger sono stati una squadra internazionale, con un gioco europeo che, paradossalmente, li ha portati a vincere in patria ma a rimanere a bocca asciutta in Europa. Un Wenger che i maligni etichettano come perdente di lusso, l’unico allenatore a perdere tutte e tre le finali delle competizioni europee per club: quella di Coppa delle Coppe persa nel 1992 alla guida del Monaco contro il Werder Brema e quelle perse alla guida dell’Arsenal, in Coppa Uefa col Galatasaray dopo i calci di rigore nel 2000 e soprattutto in Coppa dei Campioni col Barcellona nel 2006, a Parigi, proprio nella patria del tecnico transalpino. E’ mancata la ciliegina su una torta comunque ricca di sapori e che non è risultata avariata nemmeno dopo un ventennio di partite e competizioni, perchè l’Arsenal ed Arsene Wenger (che suonano simili pure foneticamente) si sono appiccicati l’uno all’altro dando la sensazione di un binomio che non si sarebbe esaurito mai.

La politica dell’Arsenal è cambiata più volte, la costruzione dell’Emirates Stadium al posto dello storico Highbury ha consentito introiti maggiori e possibilità di spendere di più per un club che, tuttavia, non è riuscito a rimanere allo stesso livello delle due squadre di Manchester e del Chelsea, anzi, persino il piccolo Leicester è riuscito a vincere una Premier League in più rispetto ai Gunners negli ultimi 14 anni. Ma Wenger si era portato avanti con il lavoro, qualificando la sua formazione alla fase a gironi della Coppa dei Campioni per 19 stagioni consecutive, oltre a stabilire primati da record che non saranno trofei ma valgono comunque tantissimo: l’Arsenal 2003-2004 è ad oggi l’unica squadra inglese ad aver concluso un campionato senza sconfitte, mentre due anni dopo la difesa biancorossa è stata la migliore della Coppa dei Campioni con 10 partite su 13 senza subire gol pur essendo costata appena 5 milioni di euro sul mercato. L’Arsenal ha vinto meno di altri club, ma ha vinto, l’Arsenal ha speso meno di altri club ma ha costruito calciatori che sono diventati fra i migliori al mondo, grazie ad un allenatore dall’aspetto austero, severo e forse burbero, ma dalle indiscusse capacità calcistiche ed umane che lo hanno lasciato al timone dello stesso sodalizio per 22 anni, rendendolo l’icona forse di una città intera, nonostante le molteplici rivalità londinesi.

Per Arsene Wenger, classe 1949, da giugno si spalancheranno forse le porte di un’altra avventura, chissà,magari una nazionale, magari il Paris Saint Germain, magari addirittura il Real Madrid, o forse il tecnico francese vorrà prendersi una pausa dopo oltre vent’anni senza sosta; certamente, come accaduto già al Manchester United dopo l’addio di Alex Ferguson, guardare le partite dell’Arsenal non sarà più la stessa cosa, la squadra potrà essere anche più forte, più bella e più vincente, ma senza Arsene Wenger su quella panchina niente sarà più come prima. Il calcio chiude l’ennesima epoca d’amore e di passione, quella stessa Febbre a 90° che proprio l’Arsenal ha reso leggenda.

di Marco Milan

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