Calcio, la Lega Pro torna Serie C, la vittoria di chi ama la tradizione

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web1Il campionato di serie B attende ancora di conoscere la quarta squadra promossa dalla terza serie dopo Cremonese, Venezia e Foggia, prime classificate dei rispettivi gironi. I playoff sono nel vivo, le favorite Alessandria, Lecce e Parma, le outsider Livorno, Pordenone e Reggiana, le sorprese Cosenza e Lucchese, tutte a giocarsi il salto di categoria in quello che sarà l’ultimo anno in cui la serie C non sarà più vilipesa nel nome, nella tradizione scompaginata da quel Lega Pro, denominazione mai amata e, onestamente, pure non il massimo della sonorità.

E’ notizia di pochissimi giorni, infatti, che dalla prossima stagione la serie C tornerà serie C, un nome che dal 2008 era stato sostituito dalla nomenclatura Lega Pro, una scelta mai apprezzata e mai amata dal pubblico, da sempre e per sempre legato a quella serie C che nessuna rivoluzione moderna potrà mai scalfire, a tal punto che dopo la decisiva riunione della Lega, il presidente Gabriele Gravina ha annunciato il ritorno al vecchio e storico nome: “La serie C torna serie C – ha affermato Gravina – perchè così è nata e così da sempre rappresenta i tifosi”. E’ insomma la vittoria della tradizione, la giustizia per quegli appassionati che mai hanno accettato quel Lega Pro che non rappresentava nulla e nessuno, che mai hanno smesso di sognare un ritorno alle origini e che hanno continuato imperterriti a dire serie C come se nulla fosse. Il calcio si evolve, lo sport cambia e nessuno ha la pretesa di tornare a giocare con le maglie di lana o con il pallone marrone, ma chi segue questa disciplina da tanti anni non può non chiedersi a cosa serva rivoluzionare nomi di competizioni e trofei, stravolgere quella tradizione che agli occhi della gente deve rimanere sacra. E così per i veri appassionati di calcio la Champions League è ancora Coppa dei Campioni, l’Europa League è tuttora Coppa Uefa e la serie C non è mai stata Lega Pro.

In una divertente commedia all’italiana, Alberto Sordi ed Anna Longhi sono gli sfortunati protagonisti di una vicenda in cui i rivoluzionari figli, approfittando di una settimana di vacanza dei genitori, apportano una totale rivoluzione della casa con letti sostituiti da improbabili poltrone allungate, armadi rimpiazzati da strambi cubi trasparenti, perfino l’immagine sacra posta sopra il letto, messa via per far posto ad un curioso disegno attorcigliato, rendendo Sordi e la moglie attoniti ed interdetti. La gustosa spaghettata finale ordita dai figlioli, farà esclamare allo stesso Albertone: “Alla fine anche loro che sfasciano, buttano e cambiano, amano quello che amiamo noi”. Già, alla fine anche la politica del calcio ama ciò che amano i tifosi: la serie C torna a chiamarsi serie C, anche se per tutti la serie C è sempre stata serie C.

di Marco Milan

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