Roma, Palazzo delle Esposizioni: DNA e genetica in mostra

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È stata inaugurata il 10 febbraio a Roma la mostra Dna. Il grande libro della vita da Mendel alla genomica allestita al Palazzo delle Esposizioni e visitabile fino al 18 giugno 2017.

dna-163466_960_720Pannelli, schermi interattivi, ricostruzioni e reperti vari, raccontano la grande avventura del DNA, il “codice vivente” che sta alla base della nostra esistenza, illustrando le applicazioni pratiche della genetica, le sfide etiche e le trasformazioni socio-culturali dal passato alla società del nostro tempo.

La mostra DNA. Il grande libro della vita da Mendel alla genomicaè un viaggio alla scoperta dell’essenza della vita, il nostro codice genetico, raccontato al visitatore in chiave storica e scientifica, a partire dagli inizi del Novecento ai giorni nostri. Il percorso espositivo, accompagnato dai testi dei quattro curatori (Bernardino Fantini, Telmo Pievani, Sergio Pimpinelli e Fabrizio Rufo) si snoda lungo sette sezioni: 1. Il monaco nell’orto. Un botanico con lo sguardo nel futuro; 2. Un moscerino tutto speciale; 3. DNA, Libro della vita; 4. The Cloning Hall of Fame; 5. Grazie Henrietta. La medicina su misura; 6. DNA & CSI: cacciatori di fossili e molecole; 7. Genetica e Società: cosa ci aspetta.

Informazione e linguaggi specialistici vanno di pari passo con le curiosità anticipate dalla campagna sui social: “Sapevi che tu e la gallina avete il 60% del DNA in comune?”, “Lo sapevi che la cipolla ha un genoma 5 volte più grande del tuo?”, o ancora “Sapevi che ogni cellula contiene un testo lungo 3000 volte i Promessi Sposi?”. Sono alcuni dei quesiti ai quali la mostra si propone di fornire risposte attraverso il racconto dell’evoluzione della scienza –  in particolare della genetica – nell’arco di 150 anni, dalla pubblicazione delle “Leggi di Mendel” fino alle ultime novità scientifiche del 2016.

PicMonkey Collage

Credits: Palazzo delle Esposizioni su Facebook 

La mostra parte dalla vita e dalle scoperte del naturalista, studioso e monaco ceco, Gregor Mendel, genio incompreso della sua epoca, il quale, confidando tuttavia nella forza della sua ricerca sull’ereditarietà, affermava: “Il mio lavoro scientifico mi ha procurato molta soddisfazione e sono sicuro che sarà presto riconosciuto dal mondo intero”. Mendel fu il primo ad introdurre i due termini dominante e recessivo, riferiti alle modalità di trasmissione e di espressione dei geni. Per anni le sue scoperte furono ignorate. Nel 1854 iniziò i suoi esperimenti di incrocio nei piselli: ne coltivò 24.000 piante fino al 1868. Fu un grande meteorologo, uno scrupoloso apicoltore e perfino un osservatore di macchie solari. Sono solo alcune delle curiosità che emergono dal ritratto del monaco agostiniano, colui che sarebbe diventato il “padre della genetica”.

Proseguendo nella sala adiacente, uno schermo con una serie di brevi video permette di selezionare temi chiave della genetica: Che cos’è l’ereditarietà? Che cosa sono le mutazioni? Che cosa sono il DNA e i geni? Cromosomi e cinetocori. E così, fra i tanti interrogativi, ben noti agli studenti di biologia e forse meno ad un pubblico generico, il visitatore scopre, ad esempio, che le mutazioni, spesso intese in senso negativo e deviante, possono in realtà avere un’accezione positiva, se portano ad un vantaggio evolutivo.  Il prossimo protagonista è il “moscerino della frutta”, lungo appena 3 mm. Thomas Hunt Morgan, grazie a questo piccolissimo organismo notò che i geni sono associati ai cromosomi.

Sono anni fondamentali per l’affermazione di una nuova scienza. Nei primi anni del Novecento le osservazioni mendeliane vengono rivalutate e nel 1906 a Londra si tiene il primo Congresso di “genetica”, termine proposto da William Bateson per indicare la scienza che studia i “fenomeni  dell’eredità e della variazione”. Tra le applicazioni ante litteram della genetica vi sono quelle in campo agrario: la neonata scienza fu alla base delle ricerche sperimentali d’ibridazione dei grani compiute dall’italiano Nazareno Strampelli. Negli stessi anni in cui prendeva forma la genetica, si sviluppava anche l’antropometria, che attraverso la misurazione del corpo fu alla base del concetto di “razza umana”, che – diversamente da quanto sostenuto dal nazismo e dal fascismo –  non ha alcuna base genetica o biologica.

La terza sezione è quella che dà il nome alla mostra, dedicata al DNA e alla rivoluzionaria intuizione della struttura a doppia elica, annunciata da Watson, Crick e Wikins nel 1953, anno in cui inizia lo studio del codice genetico. Viene proposto il “Dogma Centrale della biologia molecolare” e in quelli anni si capisce che esiste una correlazione lineare fra un gene e la proteina da esso codificata. Si pongono le basi per la comprensione della struttura del DNA, un codice di lettura universale per tutti gli esseri viventi, costituito da quattro “lettere” che convenzionalmente si indicano con A, G, C, T, le quattro basi azotate che lo compongono. Una scoperta destinata a rivoluzionare il futuro della scienza. Si scopre, quindi, che i geni sono fatti di DNA e per farlo capire in modo più semplice ai visitatori viene offerta la possibilità di esplorare “il bosco dei cromosomi umani”: 23 tronchi (quante sono le coppie di cromosomi nelle cellule umane) si illuminano mostrando il ruolo dei singoli geni nel nostro corpo e come questi influenzano il nostro aspetto.

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Credits: Palazzo delle Esposizioni su Facebook 

La quarta sezione è dedicata ad uno dei temi più suggestivi e controversi: la clonazione. È un altro capitolo del complesso libro della vita che fa immergere il visitatore “negli scenari, nelle potenzialità e nelle inquietudini della genetica dei nostri anni e del futuro”. Al centro della sala, si trova una carrellata di animali: topolini, anfibi, bovini, cavalli, tutti animali che finora la scienza è stata in grado di clonare. In una teca è esposta la vera pecora Dolly, il primo mammifero clonato da cellula somatica di un adulto, nata nel 1996 e imbalsamata a Edimburgo dopo la sua morte avvenuta nel 2003.

Dopo la tecnica della clonazione riproduttiva e il dibattito sull’opportunità di clonare esseri umani, un tributo speciale è dedicato a Henrietta Lacks, una donna afro-americana morta di cancro alla cervice uterina nel 1951. Dai suoi tessuti nacque una linea cellulare brevettata e venduta in tutto il mondo, denominata HeLa, utilizzata per sviluppare il vaccino contro la poliomelite, per la ricerca sul cancro, l’AIDS, lo studio degli effetti di radiazioni e di sostanze tossiche, la mappatura di geni e molto altro ancora. Si affrontano i temi delle malattie genetiche, patologie causate da alterazioni del genoma, come la fibrosi cistica e la Sindrome di Down, o dovuta ad una singola mutazione genica, come l’anemia falciforme fino ad arrivare alle cure a base di cellule staminali. Le nuove frontiere delle terapie geniche, della medicina rigenerativa e della medicina personalizzata fanno comprendere più da vicino l’importanza della prevenzione e della precisione della diagnosi di fronte all’insorgenza di determinate malattie.

Uno speciale focus è riservato alla genetica forense e al DNA sulla scena del crimine, che da poche tracce biologiche consente di risalire all’identikit di un individuo. Si va dalla nascita della Polizia scientifica nel 1902 alla recentissima entrata in funzione, il 10 giugno 2016, della Banca Dati Nazionale del DNA in Italia, con lo scopo di identificare gli autori dei reati. Allo studio degli archeo-genetisti c’è l’estrazione del DNA da fossili umani: si stanno scoprendo scenari inaspettati sulle relazioni tra le diverse specie umane vissute fino a poche decine di millenni fa, a cominciare dall’uomo di Neanderthal, il cui DNA è stato estratto per la prima volta nel 1997, si legge nel catalogo della mostra.

A chiudere l’esposizione, il rapporto tra genetica e società. Le attuali implicazioni della genetica e le sue prospettive future stupiscono e pongono numerosi interrogativi. Si va dall’eventualità di riportare in vita i mammut alla possibilità di potenziare i virus, dalla biologia sintetica all’epigenetica, fino al progetto internazionale di ricerca “Progetto Genoma Umano”, che ha come obiettivo la mappatura del patrimonio genetico umano (genoma) e che è stato coordinato, tra gli altri, dall’italiano Renato Dulbecco. Tra gli sviluppi più controversi in campo genetico ci sono senz’altro gli OGM: il primo organismo geneticamente modificato fu ottenuto nel 1973 con la tecnica del DNA ricombinante, cioè combinando materiale genetico di origini differenti. Questi esperimenti hanno aperto il dibattito, sempre vivo, sulla manipolazione e sulle tecniche rivoluzionarie di ingegneria genetica, fino alla nuova frontiera del genome editing, che consente di introdurre, eliminare o alterare sequenze di DNA all’interno del genoma in una posizione specifica.

IL DNA è la molecola alla base della vita e nonostante sia oggetto di studi approfonditi, rimane, per certi aspetti, ancora un mistero. Difficile prevedere gli sviluppi futuri della genetica, tanto complessa quanto affascinante. Capirne le implicazioni sociali, legali ed etiche resta una sfida alimentata dalla DNA resta una sfida alimentata dalla voglia di sapere, senza pregiudizi. La mostra cerca di dare risposte, fornendo spunti di riflessione sia nello spazio espositivo che attraverso laboratori e incontri, rendendo il contenuto accessibile anche ai neofiti della materia.

Elena Angiargiu

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