Sky: il piano Zappia fa insorgere i giornalisti

L’AD di Sky, Andrea Zappia, annuncia il trasferimento a Milano di 300 dipendenti, comprese tutte le risorse del canale all news. L’assemblea dei giornalisti della pay-tv si esprime all’unanimità contro il piano e si prepara alla battaglia contro l’azienda

Si dice che per un romano di stanza a Milano l’unica cosa bella del capoluogo lombardo sia il treno per Roma. Probabilmente non è così, ma in questi giorni i dipendenti di Sky, soprattutto quelli romani, non devono pensarla in modo troppo diverso. Eh sì, perché quando un’azienda annuncia un alto numero di esuberi e un piano che prevede trecento trasferimenti da tutte le sedi italiane verso Milano, il Duomo, la nebbia e la cassoeula diventano immediatamente degli spauracchi abbastanza concreti. E di conseguenza l’AD di quella stessa azienda, che ha annunciato urbi et orbi quel piano, a dir poco avventato, si trasforma nel nemico numero uno dei suddetti dipendenti.

Questo, in sintesi, è proprio quello che sta accadendo a Sky, il network satellitare numero uno al mondo, che pochi giorni fa ha reso noto un piano anti-esuberi, che prevede come principale misura il trasferimento di oltre trecento dipendenti da molte sedi italiane al capoluogo meneghino. Chiaramente, nel turbine delle polemiche è finito Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia, colpevole di aver presentato il programma di ristrutturazione aziendale, che dovrebbe minimizzare l’alto numero di esuberi ipotizzato. A fronte di duecento posti di lavoro in pericolo, vi sarebbero altre trecentodieci  risorse che da ogni angolo della penisola verrebbero spostate a Milano, cosa che peraltro comporterebbe la chiusura o quanto meno il netto ridimensionamento della redazione di Sky TG 24, finora con sede a Roma. Fra i dipendenti della sede romana, dodici sarebbero a rischio licenziamento mentre la maggioranza verrebbe trasferita al nord. Nella capitale rimarrebbero la redazione politica e quella per il centro-sud.

Pochi giorni dopo l’annuncio è arrivata la risposta negativa dell’assemblea dei giornalisti della pay-tv, che in modo unanime ha bocciato il piano Zappia sia per quanto riguarda gli esuberi, sia per quanto concerne i trasferimenti. A niente sono servite le giustificazioni dello stesso AD, che ha motivato il ridimensionamento della sede romana e lo smantellamento delle altre con la necessità di sfruttare le migliori risorse tecnologiche del quartier generale di Milano. Ancor meno sono piaciute le parole della direttrice della rete di Sky TG 24, Sarah Varetto, che durante l’assemblea ha sottolineato che network come Netflix riescono a fare tutto con molte meno risorse.

Tutto ciò ha fatto letteralmente insorgere i giornalisti della rete, che al termine dell’assemblea hanno deciso di indire uno sciopero di quattro giorni, che per una rete all news equivale a chiudere i battenti. Da parte loro i giornalisti, soprattutto quelli della redazione romana, ritengono che sia assolutamente sbagliato ristrutturare in modo tanto drastico e sconsiderato un’esperienza che da tredici anni è radicata saldamente nella capitale. Peraltro, a detta di molti, senza valide motivazioni.

Come sempre non sono mancate le polemiche politiche. Il più felice di tutti sembra essere il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che si è detto pronto ad accogliere a braccia aperte i trecento “deportati” in quella che lui considera la vera capitale dell’informazione italiana. Di tutt’altro avviso sono il Vice Presidente della Camera ed ex candidato a sindaco di Roma, Roberto Giachetti, e il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Il primo ne ha approfittato per sottolineare l’assoluto silenzio del Campidoglio sulla questione, accusando la giunta Raggi di non far nulla per scongiurare la fuga delle grandi aziende da Roma. Più pacato il presidente Zingaretti, che ha garantito l’impegno della Regione per evitare ulteriori perdite in materia di posti di lavoro. In ogni modo, la maggior parte dei paladini della legge che si sono erti in difesa dei poveri dipendenti Sky hanno pensato bene di tirare in mezzo il Governo, chiedendo che Palazzo Chigi intervenga sulla questione.

Adesso la palla torna a Zappia e all’azienda, che dovranno decidere come affrontare la rivolta dei giornalisti senza diventare andandosi a infilare in un ginepraio da cui potrebbe risultare estremamente complicato uscire. Chi la spunterà in questo nuovo capitolo dell’eterna lotta fra Roma e Milano? Difficile dirlo. Quel che è certo è che giornalisti Sky daranno battaglia fino all’ultima notizia, o forse fino all’ultimo piatto di carbonara.

(di Christopher Rovetti)

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