Progetto Giornalismo: Facebook dichiara guerra alle bufale

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Facebook sta per lanciare “Progetto Giornalismo” con il quale cercherà di combattere le fake news pubblicate sulla piattaforma. Il social più grande del mondo sempre più verso lo status media company

Dopo mesi di indiscrezioni più o meno confermate, Facebook esce allo scoperto e dichiara pubblicamente guerra alle bufale. No tranquilli, non stiamo parlando di quei graziosi bovini che ci regalano con il loro latte la mozzarella più buona del mondo. Quello di cui parliamo sono le bufale giornalistiche, le fake news, quelle che a Roma sono definite genericamente “sole”.

Nasce così “Progetto Giornalismo Facebook”, uno strumento attraverso il quale il social più grande del globo mira a combattere i falsi del mondo dell’informazione e del giornalismo che girano all’interno della piattaforma e che, grazie al passaparola, anzi dovremmo dire alla condivisione, tendono a diventare virali. Il fine ultimo è quello di tutelare l’utente, che nel momento in cui entra in contatto con una news non è più un semplice iscritto a Facebook, ma diventa piuttosto un ascoltatore o lettore, una parte di pubblico che usa i social per informarsi su quello che accade interno a lui.

Come funzionerà il nuovo strumento di controllo? Tre i pilastri su cui si baserà l’intero progetto. Innanzitutto la società di Menlo Park aumenterà la collaborazione con le società editoriali sviluppando il modello di “instant article“, attraverso una serie di supporti adeguati, cosa che in futuro permetterà alle media company di generare introiti dai video pubblicati sulla piattaforma attraverso l’uso della pubblicità. Inoltre Facebook garantirà tutta la formazione necessaria a editori, giornalisti e addetti ai lavori, affinché questi imparino a ottimizzare i contenuti prodotti per la pubblicazione sul social. Da ultimo, una parte fondamentale la svolgeranno anche gli utenti, cui verranno forniti strumenti e informazioni utili per riconoscere ed evitare le bufale giornalistiche.

Dunque Facebook sembra andare sempre più verso lo status di media company che tanto aveva rifuggito in passato. Fino a poco tempo fa, Mark Zuckerberg amava definire la sua creatura “una piattaforma neutrale di tecnologia”, priva delle caratteristiche proprie delle aziende editoriali. Eppure adesso le cose stanno cambiando molto velocemente. Che sia per la diffusione sempre più rapida delle fake news o per la volontà di trasformare Facebook nella più grande media company al mondo, a Menlo Park stanno prendendo la cosa molto sul serio. Dalle dichiarazioni rilasciate da alcuni manager emerge la volontà di sottolineare che il social non mira a farsi “arbitro della verità”, né tanto meno a dire ai suoi utenti ciò che devono leggere o vedere, ma piuttosto a dare a questi notizie di cui possano fidarsi.

Chissà cosa ne pensa Beppe Grillo di questa iniziativa. Lui che poche settimane fa aveva accusato tutti i mezzi di informazione di essere produttori di notizie false e tendenziose, minacciando addirittura di istituire giurie popolari chiamate a esprimersi su ogni singola notizia, ora potrebbe anche vedere di buon occhio un intervento della rete nella lotta al giornalismo spazzatura. Certo Facebook non è che sia proprio un giudice imparziale, ma del resto nemmeno i cittadini che potrebbero essere chiamati a far parte delle giurie popolari grilline sarebbero giudici terzi, in quanto dovrebbero esprimersi su questioni che li riguardano direttamente. In fondo anche loro farebbero parte di quel pubblico che legge i giornali e che guarda i TG.

Alla luce del “Progetto Giornalismo”, c’è da chiedersi che fine faranno tutti quei progetti editoriali che hanno fatto delle fake il loro marchio di fabbrica. Come verranno giudicati da Facebook i vari “Lercio”, “Il fatto quotidaino”, “Corriere del corsaro”? Per non parlare di “Bufale un tanto al chilo”, le cui bufale sono le uniche migliori del mondo, mozzarelle escluse. Del resto questo è il nocciolo del discorso: nonostante l’obiettivo di Zuckerberg e compagni sia assai nobile, i termini del progetto rischiano di risuonare un po’ da Minculpop. Starà proprio a Facebook evitare che questa caccia alle “sole” non si trasformi in censura e oscurantismo.

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