Soares, il Portogallo piange il protagonista della Rivoluzione dei Garofani

Mario Soares, l’ex presidente socialista del Portogallo, è morto a Lisbona lo scorso 7 gennaio. Fu esiliato e incarcerato durante la dittatura di Salazar.

soaresIl politico portoghese, era stato ricoverato il 13 dicembre scorso nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale della croce rossa, il bollettino medico parlava di “un aggravamento generale del suo stato di salute”. Il 24 dicembre, José Barata, il portavoce dell’ospedale aveva riportato notizia di un ulteriore peggioramento delle condizioni di salute di Soares, definendole “critiche”.

Soares si è spento nella stessa città che ne ha visto i natali il 7 dicembre del 1924. Storica la sua opposizione alla giunta militare di Antonio de Oliveira Salazar al potere in Portogallo, che gli costò il carcere e lunghi anni di esilio, precisamente fino al 25 aprile 1974, giorno della “Rivoluzione dei garofani“, data che pose fine alla dittatura salazarista e riportò il Portogallo alla libertà.

Nato da una famiglia borghese, si laurea nel 1951 in Storia e Filosofia e in Legge nel 1957. Da giovane studente aderisce al Partito Comunista portoghese, che lascia già nel 1951 per avvicinarsi sempre di più ai socialisti, organizzando numerose manifestazioni di protesta. Nel 1946 viene arrestato dalla Pide, la polizia politica: è il primo di una lunga serie che lo porteranno più volte nelle galere del regime e poi, nel 1968, in esilio nella colonia di Sao Tomé, dove rimane solo otto mesi. Quando Marcelo Caetano sostituisce Salazar al potere, e cerca di ripulire l’immagine del regime, rilascia alcuni prigionieri politici tra i quali Soares che però nel 1970 è costretto di nuovo all’esilio, prima a Roma e poi in Francia, dove rimarrà diversi anni.

In questi anni matura una propensione verso il liberalismo economico e nel 1973 l’Azione socialista portoghese, che fonda a Ginevra nel 1964, diventa Partito socialista.
Nel frattempo in Portogallo il potere di Caetano inizia a sgretolarsi, fino a giungere al 25 aprile 1974, quando una rivoluzione non violenta, guidata dal Movimento delle forze armate (Mfa), istituisce un governo provvisorio. Soares viene nominato ministro per i negoziati con le colonie d’oltremare e inizia a segnare in maniera profonda la storia del suo Paese. Il colonialismo portoghese ha le ore contate.

Il 10 settembre viene riconosciuta l’indipendenza della Guinea Bissau, Il 25 giugno 1975 il Mozambico è indipendente, seguono Capo Verde, Sao Tomé e Principe, l’11 novembre è la volta dell’Angola. Inizia l’inarrestabile ascesa di Soares, a nulla serve il tentativo di colpo di stato che avviene a novembre, da parte di frange dell’estrema sinistra, che fallisce indebolendo i comunisti di Alvaro Cunhal. Le elezioni del 1976 vedono trionfare i suoi socialisti e lui diventa premier di un governo di minoranza, di chiara impronta democratica, non riuscendo tuttavia a sanare la frattura con il segretario comunista né a risollevare l’economia del Paese costretto a una dura austerità. Tutto ciò porta alle sue dimissioni dopo soli due anni, ma presto torna in campo e nel 1983 ottiene il secondo mandato da primo ministro e nel 1986 diventa presidente.

Soares non ha mai smesso di far parte del dibattito politico portoghese, ha continuato a farlo anche attraverso la fondazione che porta il suo nome. Fu inoltre un convinto europeista, la sua presidenza portò il Portogallo ad avviare il negoziato che l’avrebbe portato a far parte della Comunità europea, della quale successivamente divenne deputato dal 1999 al 2004.

(di Azzurra Petrungaro)

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