Amarcord: cosa ne è stato del Foggia post Zeman

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E’ stata forse la squadra più spettacolare della serie A, la più imprevedibile e di cui si era innamorata tutta l’Italia: il Foggia di Zeman, ad inizio anni novanta, ha rivoluzionato il calcio italiano, soprattutto perchè mai una piccola si era spinta così avanti, mai nessuno si era rivolto al campionato di serie A con tanta audacia e spregiudicatezza; il Foggia di Zeman lo ha fatto e per tre anni è stata la squadra più soprendente d’Italia, come in molti sanno, mentre ciò che meno si conosce è cosa sia successo dopo l’addio del tecnico ceco dalla Puglia.

Stagioni di serie A 1991-92, 1992-93, 1993-94: il Foggia guidato da Zdenek Zeman sconvolge l’Italia col suo gioco brillante e spregiudicato, sfiora la qualificazione alla Coppa Uefa il primo e il terzo anno, stupisce tutti perchè ogni anno vende i pezzi migliori della rosa rimpiazzandoli con calciatori sconosciuti provenienti dalle serie minori o da ignoti campionati esteri e che finiscono col rendere come se non più dei loro predecessori. Nell’estate del 1994, l’avventura di Zeman a Foggia termina, l’allenatore di Praga ritiene concluso il suo fantastico ciclo in Puglia ed accetta l’offerta dell’ambiziosa Lazio di Cragnotti. A sostituirlo arriva Enrico Catuzzi, scelto perchè la sua filosofia di gioco ricalca quella di Zeman: 4-3-3, pressing alto e schemi offensivi; Catuzzi è tecnico preparato, anche se con poca esperienza in serie A. Foggia è scossa dall’addio di Zeman, ma non rinuncia a sognare e prepara la nuova stagione con l’entusiasmo che ormai in città circola dalla promozione del 1991. Il nuovo Foggia si presenta bene alla serie A e alla prima giornata coglie un prestigioso 1-1 in casa della Roma in una gara famosa per il primo gol in massima serie di Francesco Totti, è il 4 settembre 1994. I rossoneri restano imbattuti per le prime 4 giornate, prima della sconfitta casalinga contro il Torino (0-2), ma nei primi dieci turni perdono due sole volte ed ottengono risultati importanti come il 2-0 inflitto alla Juventus futura campione d’Italia, lo 0-0 allo Zaccheria contro l’Inter, o l’1-1 in casa della Sampdoria. Il 15 gennaio 1995, penultima giornata del girone d’andata, il Foggia va all’Olimpico di Roma ed affronta il suo passato, la Lazio di Zeman; il vecchio condottiero rossonero non ha pietà dei suoi ex pupilli, la formazione romana vincerà addirittura 7-1, i tifosi foggiani che tanto avevano goduto della spregiudicatezza di Zeman, devono loro malgrado ammirarne le qualità stavolta contro di loro. Tuttavia, il pesante ko di Roma non scalfisce l’ottima prima parte di stagione di un Foggia che non sembra risentire più di tanto del passaggio epocale.

La squadra di Catuzzi è a metà classifica e si destreggia bene anche in Coppa Italia dove è addirittura già in semifinale dopo aver eliminato Como, Torino e soprattutto Inter, fatta fuori in una gara al cardiopalma, giunta ai tempi supplementari e vinta 2-0 dai pugliesi grazie ai gol di Pierpaolo Bresciani e del terzino sinistro Giordano Caini, uno degli sconosciuti scoperti e lanciati da Zeman. Ma nel girone di ritorno qualcosa si rompe: il Foggia segna poco e vince meno, in attacco si blocca il russo Kolyvanov e i gol li fanno solo il centravanti Cappellini (che però non è propriamente un bomber) e l’ala Bresciani, erede di Roberto Rambaudi. I rossoneri nel girone di ritorno trovano la loro prima vittoria solo all’ottava giornata (4-1 al Padova il 2 aprile), perdendo anche a Brescia contro l’ultima in classifica e terminando anche l’esperienza in Coppa Italia con l’eliminazione per mano del Parma in semifinale; le rivali nella lotta salvezza, intanto, rimontano posizioni avvicinando la formazione di Catuzzi, caduta in vortice da cui sembra non riuscire a venir fuori. Il 2-2 nel derby col Bari e la sconfitta di San Siro col Milan gettano il Foggia in una disperazione appena alleviata dal 2-1 in rimonta contro la Fiorentina il 14 maggio 1995, ad oggi l’ultima vittoria dei pugliesi in serie A; il 3-0 subìto in casa del Genoa in un drammatico spareggio per agganciare la zona salvezza, infatti, taglia definitivamente le speranze ad un Foggia che saluta matematicamente la serie A alla penultima giornata il 28 maggio in una sfida che allo Zaccheria nessuno dimentica: Foggia-Lazio viene decisa da una punizione di Giuseppe Signori, i rossoneri tornano in serie B, giustiziati dal loro vecchio allenatore e dal loro ex amatissimo cannoniere, l’epilogo più triste che Foggia potesse aspettarsi, ma anche la chiusura di un cerchio iniziato nel 1989 con la promozione in B e che aveva portato i rossoneri al punto più alto della loro storia.

Come riorganizzarsi ora? La società sa che dopo anni di gloria e successi, quattro stagioni di fila fra i grandi, il pubblico affronta il ritorno in serie B col morale sotto i tacchi, ma anche nell’attesa di un immediato ritorno in A. Ma la risalita è complicata, i dirigenti, forse, neanche se ne rendono conto; la rosa del Foggia non viene rinforzata a dovere, ma soprattutto in città serpeggia l’idea che la promozione sia automatica, una semplice formalità da ufficializzare; il nuovo allenatore è Delio Rossi che tanto bene si è comportato a Salerno portando i campani dalla C1 alla promozione in serie A sfiorata al primo anno, e che è un altro allievo di Zeman, votato anch’egli al gioco d’attacco e al 4-3-3. L’annata 1995-96 parte male per il nuovo Foggia, fuori dalla Coppa Italia già ad agosto al primo turno per mano del Forlì, formazione di serie C2 capace di espugnare lo Zaccheria, e che nel girone d’andata entra in crisi, vince solo 5 volte e senza ingranare, anzi, rimanendo impelagato in zone della classifica tutt’altro che ambiziose; la clamorosa sconfitta casalinga contro il Brescia, 0-5, del 29 ottobre 1995 apre crisi e contestazioni in una città abituata a ben altri fasti negli ultimi cinque anni. Nel girono di ritorno, i rossoneri vincono alla prima giornata (1-0 al Perugia) e vanno poi incontro a ben 5 sconfitte consecutive contro Avellino, Reggina, Salernitana, Fidelis Andria e Chievo; dopo il ko caslingo contro la Salernitana, peraltro, Delio Rossi viene esonerato e al suo posto arriva Tarcisio Burgnich a cui società e tifosi chiedono il miracolo di portare in salvo una squadra ormai allo sbando. Il nuovo tecnico, dopo un avvio stentato, coglie due successi di fila contro Pescara e Brescia, ma soprattutto riporta tranquillità nello spogliatoio; certo, il sogno e l’ambizione di tornare in serie A sono ormai svaniti, ma ora tutta Foggia si è ricompattata attorno alla squadra per centrare la permanenza in serie B. La vittoria per 3-2 a Pistoia dopo che i rossoneri erano stati in svantaggio per 2-0, convince l’ambiente foggiano che la salvezza sia a portata di mano, tanto che nelle ultime giornate i pugliesi tornano ad essere una compagine anche divertente da ammirare, raggiungendo l’obiettivo con serenità e chiudendo il campionato all’undicesimo posto della classifica.

Foggia è delusa, ma ancora speranzosa di ripartire ed essere nuovamente protagonista come qualche anno prima. Ma anche la stagione 1996-97 sarà avara di soddisfazioni: un altro undicesimo posto in un campionato senza acuti, se non il successo nel derby in casa del Bari del 19 gennaio 1997, unica gioia in un’annata grigia, chiusa con l’esonero di Burgnich e l’assunzione di Domenico Caso come nuovo tecnico per puntare, nel campionato 1997-98, alla zona promozione. In rosa ci sono tanti giovani promettenti, come il difensore centrale Oshadogan o gli attaccanti David Di Michele e Giuseppe Perrone, a cui si aggiungono elementi più esperti come lo stopper Malusci (tanta serie A a Firenze) o il centrocampista Valeriano Fiorin. L’annata parte male: un punto in tre partite, prima vittoria alla quarta giornata, 3-2 sulla Reggiana; al nono turno, il Foggia perde 3-2 in casa del Verona, un’altra squadra partita per vincere il campionato e che finirà invece nell’anonimato del centro classifica, dando però la sensazione di essere vivo, ma l’andamento dei rossoneri è troppo alterno: Caso non riesce a dare un’impronta alla sua formazione, le due sconfitte di fila contro Padova e Chievo fanno esplodere una nuova contestazione che non si placa con l’inizio del girone di ritorno, partito con tre sconfitte consecutive e zero gol segnati; la stagione prosegue ancora peggio per il Foggia che in dieci giornate vince una sola volta (3-2 al Genoa), perdendo anche il derby contro la Fidelis Andria. Una discesa verticale che non si inverte neanche a primavera nonostante il roboante 5-1 al Monza o il sofferto successo di Castel Di Sangro; la sfida dello Zaccheria contro il Ravenna del 31 maggio 1998 diventa decisiva per la permanenza dei foggiani in B: la vittoria è l’unica speranza per centrare la salvezza nelle ultime due giornate di campionato. Il Foggia parte bene, colpisce un palo e ad inizio ripresa va sul 2-0 grazie ad un siluro su punizione di Oshadogan e al raddoppio di Chianese su calcio di rigore; poi a vincere sono le paure di un gruppo poco compatto e per nulla incline a convivere con la sofferenza: l’ex gioiello della Sampdoria, Mauro Bertarelli, approfitta di un’indecisione del portiere pugliese e riapre la partita, poi a cinque minuti dal termine il Ravenna acciuffa il 2-2 con Pietranera e getta nello sconforto un Foggia appeso ormai ad un filo. La retrocessione è ormai pressochè inevitabile e la sconfitta di Salerno della settimana successiva la certifica anche per l’aritmetica; Foggia-Ancona 2-2 del 14 giugno 1998 è ad oggi l’ultima gara dei rossoneri in serie B.

Il pubblico foggiano, nell’estate del 1998, si fa qualche calcolo: in sole tre stagioni la squadra è caduta dalla serie A alla serie C, una discesa netta e progressiva, un peggioramento costante che la società dovrà ora provare a capire per risalire la china. Il Foggia è rivoluzionato per la stagione 1998-99, la prima in serie C dopo dieci anni: il nuovo allenatore è l’ex tecnico delle giovanili, Lorenzo Mancano, mentre l’organico è pieno zeppo di ragazzi alla prima esperienza fra i professionisti; dopo un inizio incoraggiante, la squadra precipita in zona retrocessione e Mancano viene esonerato per far posto al più esperto Fabio Brini. Un cambio che permette ai rossoneri di evitare l’ultimo posto della classifica e la conseguente retrocessione diretta, ma non i playout che il Foggia affronterà da penultimo contro l’Ancona quint’ultimo; il rischio di cadere in C2 è un macigno che pesa sul giovane gruppo di Brini e sull’umore di una tifoseria ormai sconcertata. Nella gara di andata dispuatatasi a Foggia il 23 maggio 1999, i pugliesi strappano un successo quasi insperato in una gara tirata e decisa da Pilleddu, ma nella gara di ritorno ad Ancona, due settimane più tardi, la resistenza foggiana cade a dieci minuti dal novantesimo quando l’attaccante argentino La Grotteria insacca la rete che permette all’Ancona di pareggiare il gol dell’andata e salvarsi grazie al miglior piazzamento in campionato rispetto alla squadra rossonera. Il Foggia torna in C2 dopo oltre quarant’anni ed è un’onta ed uno shock che in città coinvolgono anche i tifosi meno appassionati; il ricordo della squadra di Zeman che incantava l’Europa è sbiadito, mentre la dura realtà è un campionato di C2 da preparare con una società disastrosa ed un apparato tecnico insufficiente.

Il Foggia stazionerà in C2 ben 4 stagioni, ottenendo la promozione in C1 nel 2003 grazie alla guida di Pasquale Marino in panchina e dei gol di Umberto Del Core in attacco, restituendo entusiasmo al pubblico foggiano, depresso a cavallo fra la fine degli anni novanta e l’inizio dei duemila. Il fallimento del 2013 e la finale playoff di C1 persa nel giugno 2016 contro il Pisa sono gli ultimi acuti di una società che da oltre vent’anni aspetta il ritorno nel grande calcio dopo aver assaporato e vissuto la serie A da protagonista e dopo aver visto sgretolarsi dalle mani quell’impero costruito dal presidente Casillo e dal direttore sportivo Pavese e reso realtà da Zeman in panchina; l’ascesa del Foggia alla fine degli anni ottanta, un’avventura conosciuta da tutti, non come la discesa successiva, un buco in cui la compagine rossonera è caduta senza riuscire a risalire mai del tutto.

di Marco Milan

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