Formula 1: i voti della stagione 2016

Il mondiale di Formula 1 2016 va in archivio e chiude i battenti con la festa di Nico Rosberg, campione del mondo per la prima volta in carriera e capace di battere il compagno di squadra Lewis Hamilton, iridato nei due anni precedenti. Ma come si sono comportati piloti e scuderie nella stagione appena conclusa? I 10 punti e i 10 voti più rilevanti per non staccare la spina dal mondo dei motori in attesa della ripresa il prossimo marzo.

VOTO 10, NICO ROSBERG: E’ riuscito a vincere quando nessuno se lo aspettava più. Il mondiale del 2014 perso dopo un notevole vantaggio dilapidato, quello del 2015 poco combattuto da un Rosberg remissivo nei confronti del cannibale compagno rivale Lewis Hamilton. Forse Rosberg si era stufato di sentirsi dare del gregario, dello scudiero di Hamilton, di quello che sta meglio quando arriva secondo, del buon pilota ma…. Ecco, quel ma Rosberg lo ha spazzato via con una stagione perfetta e ottimamente gestita: 4 vittorie nelle prime 4 gare, poi solo piazzamenti e successi distribuiti nei momenti giusti, come la tripletta Belgio-Italia-Singapore fra agosto e settembre che ha consolidato la posizione del tedesco, bravo a mantenere i nervi saldi anche nel momento della rimonta finale di Hamilton che si è fermata a 5 punti da un Rosberg maturo e finalmente vincente. 9 vittorie contro 11, 8 pole position contro 12: Hamilton numericamente ha fatto anche meglio di Rosberg, ma proprio per questo il successo del neo campione del mondo è ancora più prezioso. L’annuncio del suo ritiro dalle corse, poi, chiude il cerchio di una carriera vissuta ad alti livelli e coronata a 31 anni con la realizzazione del suo sogno più grande: vincere il mondiale di Formula 1 ed eguagliare suo papà, campione del mondo nel 1982.

VOTO 9, LEWIS HAMILTON: Poteva vincere, anzi, rivincere dopo i trionfi del 2014 e del 2015, sommati al mondiale del 2008. Invece l’inglese della Mercedes si è fatto infilare e beffare dal compagno di squadra Rosberg, proprio quel pilota che spesso aveva snobbato nelle dichiarazioni, ritenendo Alonso e Vettel i suoi principali rivali. Hamilton ha dominato le statistiche stagionali con 12 pole position e 11 vittorie, meglio di Rosberg, meglio di tutti gli altri, ma non è riuscito a vincere il titolo perchè ha sbagliato troppo: un paio di partenze gettate via maldestramente, quelle prime 4 gare lasciate a Rosberg con la filosofia del “tanto poi rimonto”, e qualche inconveniente tecnico (su tutti, la rottura del motore in Malesia quando stava stravincendo), segno che l’annata era storta, ma anche che con un po’ di attenzione in più, il campione inglese avrebbe soffiato al compagno di squadra anche questo campionato. Il talento e la carica in vista del 2017, insomma, non mancano al pilota che sta rosicchiando a tutti i mostri sacri del passato i loro apparentemente inattaccabili record.

VOTO 8, MAX VERSTAPPEN: E’ il futuro certo della Formula 1, ma anche il presente, un presente già bello ingombrante nonostante i soli 19 anni di età. Il piccolo olandese nel 2016 è stato l’unico a togliere qualche titolone alla Mercedes: iniziata la stagione con la Toro Rosso, Verstappen si è visto captapultato nella caa madre Red Bull che dopo qualche gara ha silurato Kvyat, effettuando questo strano scambio di ruoli col russo e l’olandese ad invertirsi i volanti e i sedili. Sarà pronto per correre con una macchina così importante? Si chiedeva qualcuno allorchè Verstappen posava il suo sedere sulla livrea della Red Bull. Era pronto eccome: lo sprezzante olandese ha iniziato a sgomitare e a litigare coi ben più affermati colleghi, litigando con chiunque (da Vettel a Raikkonen, fino ad arrivare addirittura a sua maestà Rosberg) e dando vita a battaglie che in pista non si vedevano da anni. Ha vinto a Barcellona, il più giovane pilota di tutti i tempi a trionfare in Formula 1, forse alla sua età neanche avrebbe dovuto bere lo champagne sul podio; sì, ma andatelo a dire a questo ragazzino definito arrogante e a volte pure scorretto: vi riderà in faccia, garantito. E poi perchè scorretto? Perchè azzarda sorpassi al limite del proibito? Semmai coraggioso, ha un’intelligenza e un talento fuori dal comune, vede traguardi e spazi in pista che gli altri piloti neanche comprendono riguardandoli in televisione, e infatti si lagnano per le presunte scorrettezze dell’olandesino terribile. Verstappen è un fenomeno, che piaccia o no, presto o tardi sarà campione del mondo, e se non lo sarà dovrà prendersela solo con sè stesso. Molto più di un semplice predestinato.

VOTO 7, DANIEL RICCIARDO E FORCE INDIA: Voto ex aequo per un pilota ed una scuderia consistenti. L’australiano della Red Bull ha dovuto condividere il box con quel demonio di Verstappen, in alcune circostanze si è sentito anche messo da parte da una scuderia che non impiega molto a dimenticarsi del passato e a sbattere una porta in faccia a chiunque (chiedete a Vettel e a Kvyat, per esempio). Ma Ricciardo si è sempre ripreso alla grande, sfoggiando quel sorriso contagioso che solo lui è in grado di offrire in un mondo di ingrugnati come quello della Formula 1. E poi ha talento e velocità: ha conquistato la pole position a Montecarlo (unico nel 2016 a rubare il primato in qualifica alla Mercedes), ha vinto in Malesia: se la Red Bull nel 2017 gli garantirà una monoposto all’altezza del titolo, lui sarà in grado di vincere. La Force India, invece, ha vissuto un’annata regolare ma ricca di soddisfazioni: due podi con Sergio Perez (Montecarlo e Azerbaigian), quarto posto nel mondiale costruttori alle spalle di Mercedes, Red Bull e Ferrari, meglio di Williams e McLaren, un futuro tutto ancora da scrivere per la squadra indiana che, nonostante budget limitato, ha saputo sfruttare al meglio le sue punte di diamante, ovvero i motori Mercedes e i piloti, Perez e Hulkenberg, regolari, veloci e costanti: 101 punti il messicano, 72 il tedesco, non male per una scuderia piccola ma agguerrita.

VOTO 6, TEAM HAAS: Niente male l’esordio della casa italo-americana (gestione statunitense, motori Ferrari e telaio Dallara) in Formula 1: 29 punti (tutti presi da Grosjean), ottavo posto nella classifica costruttori, meglio della tanto decantata Renault, una velocità mica da ridere in pista ed un’organizzazione fuori dai circuiti che fa pensare che questo 2016 sia stato il giro di lancio per una scuderia con ambizioni da primato e la ferma volontà di dimostrare che l’avventura in Formula 1 non vuol essere il passatempo di Gene Haas, ma bensì la prova che l’imprenditore americano sa far correre le sue vetture anche nella massima competizione automobilistica e non solo nella Nascar d’oltreoceano. Attesa e curiosità per il 2017.

VOTO 5, FERRARI: Mettiamoci d’accordo: se la scuderia di Maranello si accontenta dei podi e di vivacchiare alle spalle di Mercedes e Red Bull, allora il campionato 2016 è ampiamente sufficiente con 11 podi e il terzo posto finale fra i costruttori. Se invece l’obiettivo è lottare per il mondiale, allora non ci siamo. Come al solito, la casa italiana ha passato i primi mesi dell’anno a chiacchierare, a vantarsi e pavoneggiarsi di quanto fosse veloce la macchina e di quanto fossero belli i piloti, i biondi campioni del mondo Vettel e Raikkonen; poi inizia la stagione e la Ferrari scompare: zero vittorie, zero pole position, solamente a Barcellona con Raikkonen (e grazie all’autoscontro Mercedes al primo giro) in grado di lottare per il primo posto. Troppo poco, anche perchè in Ferrari continuano a sbagliare tutti: Marchionne fa solo parole, Arrivabene si nasconde dietro la grinta dura da film western e le frasi ad effetto, il box sbaglia strategia una volta sì e l’altra pure, i piloti non sono impeccabili, Vettel troppo nervoso, Raikkonen impegnato più a salvare le gare del compagno che a pensare alle sue. La Ferrari non vince nulla da quasi dieci anni, ma a volte sembra che a tutti vada bene così, in realtà a gongolare sono soltanto gli avversari.

VOTO 4, MCLAREN E WILLIAMS: Stagione anonima ed avara di soddisfazioni per le due scuderie britanniche, incagliate in problemi di gestione e di un rilancio che non vuole arrivare. La McLaren, al secondo anno con la Honda, ha mostrato qualche miglioramento rispetto al deprimente e quasi comico 2015, ma resta lontana anni luce dalla macchina che dominava negli anni ottanta e alla fine dei novanta. Alonso e Button, due combattenti d’acciaio, hanno fatto il possibile per tenere a galla la barca di Woking, ma gli zero podi e la pochezza tecnica dimostrano ancora che il progetto di rinascita invocato col ritorno dei motori giapponesi è ancora in alto mare. Sta paradossalmente ancora peggio la Williams che pure a fine stagione è arrivata quinta nel mondiale costruttori, davanti alla McLaren ma dietro alla Force India che, budget e blasone a confronto, è di un pianeta minuscolo rispetto alla nobile casa di Sir Williams. Dopo un buon 2014 in cui la velocità dei motori Mercedes e un discreto telaio avevano portato svariati podi e addirittura la pole position in Austria con Felipe Massa, il 2015 e il 2016 della Williams sono stati un grafico in costante discesa: nella stagione appena conclusa, le monoposto inglesi hanno sguazzato malinconicamente attorno alla decima posizione, tanto in prova quanto in gara, senza acuti, senza brillare e con una serie di problemi meccanici che ne hanno messo in discussione anche l’affidabilità. Massa lascia malinconicamente la Formula 1 e la nuova Williams sarà composta dal confermato Vallteri Bottas e dall’esordiente canadese Lance Stroll, a vent’anni dall’ultimo titolo mondiale vinto da Jacques Villeneuve, la squadra inglese dovrà recuperare tanto, forse troppo terreno per tornare competitiva.

VOTO 3, RENAULT: Dopo quasi dieci anni in cui ha osservato la Formula 1 da lontano, impegnandosi solo a fornire i propulsori ad alcune scuderie vincendo 4 mondiali con la Red Bull, la Renault tornava in pompa magna a disputare il campionato anche come costruttore. La bellissima ed elegante livrea gialla presentata e le parole ambiziose dei vertici della scuderia francese facevano pensare ad un rilancio in grande stile per quella stessa compagine che nel 2005 e nel 2006 aveva regalato il mondiale a Fernando Alonso. Invece il ritorno della Renault in Formula 1 è stato più o meno disastroso: appena 8 punti conquistati (7 da Magnussen, 1 dal debuttante Palmer), piazzamenti mediocri in qualifica e in gara, una vettura lenta, costruita male e rivelatasi un autentico flop. Pochi guizzi pure dai piloti: Magnussen ha pagato la stagione negativa con l’appiedamento (sarà sostituito da Hulkenberg, auguri), mentre Palmer è stato riconfermato forse solo perchè esordiente e non certo per quanto fatto vedere in pista (poco di buono e molti contatti causati). Di questo passo si fa poca strada, anche se le risorse e l’organizzazione lasciano ancora qualche speranza per il futuro.

VOTO 2, SAUBER: Di soldi ce ne sono pochi, nessuno lo nega, ma la pochezza della scuderia svizzera nel campionato 2016 è stata imbarazzante, costantemente a giocarsi le ultime file dello schieramento con la Manor che, facendo un paragone, è proporzionalmente cresciuta rispetto ad una Sauber lenta, disorganizzata e con un organigramma societario fantasma. Chiaro che anche i piloti, Ericsson e Nasr, che già fenomeni non sono, hanno potuto metterci poche pezze. Alla fine, grazie al folle gran premio del Brasile nella penultima gara, proprio il padrone di casa Nasr ha salvato la faccia della vettura elvetica raggiungendo un nono posto che è valso 2 punti, il sorpasso sulla Manor al penultimo posto del mondiale a squadre (2-1 per la Sauber) e oltre 30 milioni incamerati e da versare nelle esangui casse della scuderia. Salvo l’onore, ma fino ad un certo punto.

VOTO 1, I VERTICI: Cambiano i regolamenti, passano gli anni ma la politica della Formula 1 resta pessima. L’introduzione della Virtual Safety Car, voluta dopo la tragica fatalità che ha portato alla morte di Jules Bianchi, è stata una pezza, un rattoppo venuto male, anche perchè i piloti la digeriscono male e le regole non sono chiare. Idem con patate per le noiosissime ed inutili partenze dietro la vettura di sicurezza (vedi in Brasile), che non servono a nulla se non a far cambiare canale agli spettatori. Non per fare i nostalgici, ma negli anni ottanta si partiva in modalità classica con qualsiasi condizione e, soprattutto, con macchine più pericolose delle astronavi attuali; oggi invece, in nome di una stucchevole prudenza, si toglie quel pizzico di imprevedibilità che un gran premio bagnato dovrebbe avere. E poi l’ennesima rivoluzione in vista del 2017, solito tentativo disperato di mischiare le carte sperando che chi vince sempre (oggi la Mercedes, ieri la Red Bull, l’altro ieri la Ferrari) cada nella trappola lasciando spazio a qualcun altro; non è così che si restituisce vigore alla Formula 1, non è colpa di chi vince se vince, non è mettendo i bastoni fra le ruote della Mercedes che si risolve il problema del calo di ascolti. Il pesce, del resto, si sa, puzza sempre dalla testa.

di Marco Milan

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