Politica e antipolitica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’editoriale del filosofo Giuseppe Carcea

La recente elezione del nuovo Presidente americano ha lasciato incredulo l’elettorato democratico, Trump ha vinto mentre la Clinton non ha convinto, con buona pace per la stampa, le multinazionali e Wall Street. Il comportamento politicamente scorretto di Trump, la mancanza di buone maniere, l’accusa di sessismo, addirittura di razzismo, non ne hanno compromesso il successo, anche se, ancora più sorprendente è lo stupore di molti che si domandano per quali motivi Trump abbia vinto, non è forse chiaro? Ebbene, no! pare che a vincere sia l’antipolitica, il voto di protesta espresso dalla cosiddetta “pancia”, dal popolo-budello, il quale se da una parte è dedito a “ingozzarsi” al banchetto della società opulenta, per altri versi è altrettanto pronto a mordere “la mano di chi lo ha nutrito”. Secondo alcuni, questa parodia corrisponde al discredito dei democratici nei confronti di tutti coloro che non sono d’accordo e schierati con l’ordine costituito: banche, alta finanza e Intellighenzia in testa. Forse è per questo motivo che la Clinton ha messo in piedi, in stile Panem et circenses, la giostra mediatica sulla cui passerella hanno sfilato Madonna, Lady Gaga e qualcun altro? L’invito al ballo e alla festa, a giudicare dal volto della Clinton all’indomani della sconfitta ha avuto comunque un sapore amaro, uno strano retrogusto, che ci ricorda la Repubblica di Weimar, in cui Marlene Dietrich, cantando tra: ” balli, frizzi, e schiribizzi”, senza saperlo ergeva un inno ad alcune tra le ”peggiori ore” della storia.

Cosa ha determinato il voto politico in questione, la scelta di un leader “puro e duro” versus la “ corrotta gelatinosa Clinton?” Le ragioni che hanno prodotto il summenzionato risultato elettorale sembrano oscure, e pertanto non resta altro che la nervosa accettazione della realtà; parafrasando J. Derrida, diciamo: “Maintenant, la réalité”. All’improvviso ci accorgiamo che qualcosa è divenuto reale, qualcosa che è più profondo dei sintomi digestivi del popolo-budello, qualcosa che neanche il razionalismo degli analisti ha intravisto, allora, in quale abisso, in quale limbo siamo sprofondati? Le elezioni si sono svolte in un clima surreale per l’evidente pastiche di motivi politici, ed etico- sociali rimasti irrisolti. La chiassosa Suburra che le ha accompagnate per tutta la loro durata è talmente desolante da farci dire: che fine ha fatto quel senso pratico, vero e proprio orgoglio del modo di risolvere problemi in stile americano; quel senso della famiglia, del lavoro e dei valori religiosi, di cui “Gli avi loro eran carchi”, per citare Leopardi. Diceva Gramsci, tutti sono un po’ filosofi, e noi aggiungiamo, tutti siamo un po’costruttori, perfino di mondi. Ma, le costruzioni lentamente degradano: si sfilaccia l’intima fibra, e ci lasciano il languore delle immagini consolatorie. Poi da queste si riparte, giungono le idee, e quindi i progetti e di nuovo si costruisce qualcosa, in ultimo, quando tutto ciò assurge ad orgoglio, si cede al dominio dei simboli celebrativi.

Simboli,immagini e idee devono essere inframmezzati da progetti concreti che ne scandiscano l’avvicendarsi, e ne dispieghino la produttività reale. Se viene meno questo equilibrio, allora c’è il solo dominio dei Simulacri. Per questo motivo,Trump è apparso come un visionario, nelle sue pupille si riflette lo sguardo della Gorgone, del potere, incrociando il quale si rimane rigidi e impietriti. Il futuro è solo dei visionari, non è certo degli illusionisti come la Clinton, sarà vero? Di recente Obama si è precipitato in Europa, dando l’impressione di fuggire da un incubo e incontrando Angela Dorothea Merkel, le ha riferito, come è noto, che se fosse tedesco avrebbe votato per lei. Questo gesto ha una portata rivoluzionaria sul piano culturale e politico, infatti, l’ex Presidente americano indica l’Europa come la depositaria dei valori della Democrazia occidentale, contrariamente a quanto si è sempre detto e creduto. E’ l’Europa attenta al Welfare, quella in cui Obama stesso si riconosce. Per il Presidente uscente, l’incontro con la Merkel, oltre ad avere avuto il sapore della confessione è stato come una sorta di catarsi, una purificazione da quel mondo di “celluloide”, da quel teatrino in cui realtà e finzione sono state da troppo tempo mescolate. Da questa “notte della coscienza”, l’America si sveglia come da un cattivo sogno, il “sogno americano” sembra svanito, lasciando soli la maggioranza degli elettori. “The way of life” si trasforma nella via che porta a Damasco, alla ricerca di un veritiero incontro con i valori fondamentali della convivenza. Quali valori? per questo dobbiamo spendere due parole sul dibattito filosofico politico che negli USA, per almeno due decenni, ha visto contrapposti comunitaristi e liberali, e che ha fatto da contraltare all’orientamento politico dei repubblicani e dei democratici, anche se la questione è stata ignorata dai talk show politici più recenti. I comunitaristi – escludiamo da questa argomentazione il comunitarismo “ illuminato”- sono molto più attenti alle questioni della Giustizia sociale, mentre i liberali sono più interessati alla Libertà.I comunitaristi-nazionalisti hanno mantenuto il loro filo conduttore con l’etica puritana, particolarmente intollerante e ostile per la corruzione dell’ordine costituito. Alle parole preferiscono l’evidenza dei fatti e del senso pratico, nemici della conoscenza, accolgono il motto di Nixon: ”Harward Bastard”, al quale fa da controcanto la lapidaria “sentenza” del teologo John Cotton che, nel 1642, contro il razionalismo saccente, affermava: “ Più sei istruito e arguto, più sarai pronto ad agire per conto di Satana”. Estimatori del valore della giustizia e del bene, i comunitaristi, pongono in primo piano la Gemeinschaft, la comunità della condivisione e del riconoscimento reciproco. La loro visione radical-nazionalista, aggioga allo stesso destino l’operaio/fedele e il sovrano/sacerdote. Per i liberali, all’opposto, il successo personale, il profitto, la vita felice e gaudente, un certo distacco dalla politica sono fondamentali per l’affermazione dello “status quo”. Per questi ultimi, come diceva Pedro Calderon de La Barca, “La vida es sueño”, in questo caso si allude, naturalmente, al summenzionato, sogno americano, quello improntato alla crescita economica indefinita e pertanto, sfrenata; l’unico modo per rimanere in gioco nel meraviglioso mondo di Amélie. Recentemente, il Direttore dell’Unità, ha affermato che in America il voto di protesta è alla base di una rivoluzione, ossia la rinascita della lotta di classe. Al Direttore, rispondiamo, con tutto il rispetto della sua opinione, che Trump non è un novello Marx, e, se di rivoluzione si può parlare, essa è una rivoluzione conservatrice. Concludiamo dicendo che: gli ordini simbolici, le immagini del mondo, le idee sono importanti catalizzatori del riconoscimento e del consenso, visto che sono alla base dell’argomentazione di scelte, decisioni e progetti.

La politica dovrebbe accogliere i valori depositati nella memoria storica e trasformarli nell’operoso lavoro della Res Pubblica. Solo il disconoscimento di questa duplice azione: ideativa e realizzativa, produce l’esigenza, la “cattiva illusione”, che ci sia bisogno di uomini onnipotenti alla guida di un Paese. Punto di domanda: siamo di fronte all’antipolitica, oppure non siamo più in grado di comprendere le ragioni profonde che scaturiscono dai valori della nostra Civiltà?

di Giuseppe Carcea

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