Uganda. Ordine di chiusura per le scuole finanziate da Gates e Zuckenberg

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In Uganda l’Alta Corte ha decretato la chiusura entro dicembre delle Bridge International Academies, provider di educazione privata low cost finanziate da Gates e Zuckenberg.

Uganda. In un tiro alla fune senza requie, il governo ugandese continua a scagliarsi contro una catena internazionale di scuole private. Le Bridge International Academies sono scuole private profittevoli, dedicate alle fasce più povere della popolazione. Alle spalle del gruppo ci sono finanziamenti di due dei due guru della modernità, Bill Gates e Mark Zuckenberg.

L’Alta corte Ugandese ha decretato che le scuole non rispettano gli standard di sanità e qualificazione dello Stato e ne ha decretato la chiusura entro Dicembre, in modo da permettere agli alunni di finire gli esami e il terzo trimestre. 12.000 studenti si troveranno quindi in un limbo e saranno obbligati a cambiare scuola qualora la sentenza non dovesse venire rovesciata.

Sotto inchiesta le qualificazioni dei docenti e la sanità degli istituti, oltre che la mancanza di determinate licenze statali. Huzaifa Mutazindwa, direttore degli standard educativi per il Ministero ha dichiarato anche che un altro punto di preoccupazione per il Governo e che non si sa cosa cosa di preciso venga insegnato in queste scuole.

La BIA gestisce oltre 400 nursery e scuole in tutta l’Africa, di cui 63 solo in Uganda. È un sistema di scuole private low cost dedicato ai meno abbienti, con una retta per allievo di 6$ al mese.

Nonostante l’associazione abbia più volte negato queste accuse, il governo non è l’unico che non approva. La Global Campaign for education è d’accordo con il governo ugandese: oltre alle critiche già mosse, la presidente, Camilla Croso ha dichiarato: “La Bia sta realizzando enormi profitti, ed è indecente, perché guarda agli strati più bassi della popolazione come fonti di profitto. È incompatibile conciliare diritti umani e profitto, perché si è motivati e ci si comporta in maniere completamente diverse”.

Infatti i metodi di insegnamento della Bia sarebbero altamente standardizzati e poco trasparenti. Il provider di educazione low cost nega fortemente e ribadisce di insegnare quanto richiesto dalla legge Ugandese, di avere insegnanti qualificati (o in corso di farlo) e di avere standard sanitari molto alti. Porta ad esempio anche studi in Kenya, dove gli alunni hanno performato meglio in esami standard rispetto ai coetanei che frequentano altre scuole.

In più ribatte alle accuse umanitarie affermando di dare una scelta a quei genitori che potrebbero permettersi di mandare i figli solo nelle scuole pubbliche: con una retta così bassa, i genitori possono scegliere tra almeno due alternative e non essere obbligati all’unica scelta possibile. Per l’accusa di badare solo al profitto, invece, la co-fondatrice della BIA, Shannon May, afferma che le rette vengono utilizzate interamente come fondi di investimento in materiali e lezioni.

Le polemiche non si placano e il vero centro della discussione, quello di cui nessuno parla apertamente, non è lo stato dell’educazione, lo stato sanitario, ma la possibilità per grandi gruppi Statunitensi e Europei di entrare nel merito dell’educazione in Paesi africani, senza badare alle leggi specifiche. Una specie di secondo colonialismo mascherato da opportunità di formazione a basso costo.

(di Francesca Parlati)

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