Cimiteri 2.0: i casi di Vine e Periscope e lo strapotere di Facebook

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Twitter chiude Vine, l’applicazione dedicata al video sharing. L’ennesimo esempio di apparenti fenomeni digitali

Qualche giorno fa Twitter ha annunciato la chiusura di Vine, l’applicazione che permette(va) di registrare e condividere video da 6 secondi. C’è stato un momento nel quale Vine era “l’app fenomeno”, quella che aveva consacrato, tra gli altri, due perfetti sconosciuti come Nash Grier e Zach King, diventati improvvisamente famosi e influencer. Ma è stato, appunto, un momento.

L’app è infatti durata solo 3 anni, 3 anni di fuoco, certo, ma che sono bastati solo per renderla una killer application e non un’azienda in grado di produrre stabilmente guadagni, creando un nuovo modello di business.

D’altra parte, se non fosse stato un fenomeno nel 2013 Twitter non l’avrebbe comprata e se oggi stesse portando guadagno non l’avrebbe chiusa (considerando, tra le altre cose, le difficoltà che sta attraversando il social network).

Tutto ciò fa capire come questo mondo giri ad una velocità talmente alta da generare mode e bruciarle nell’arco di pochi anni attraverso un’economia fatta di start up, clamori, acquisizioni milionarie, utilizzi malati e poi disinteresse appena ne esce una nuova. Fenomeni tanto belli quanto evanescenti che, come un fuoco fatuo, ammaliano e poi scompaiono perchè nel frattempo ne è uscito uno più grande e più ammaliante.

Chi resiste in tutto questo marasma da usa e getta?
Per ora solo Facebook, il primo, il più grande, che ha rivoluzionato l’approccio stesso al web e che, arrivato ad una massa critica di un miliardo e 650 milioni di utenti, può permettersi anche di lasciare innovare ad altri per poi subentrare e conquistare il terreno.

Come nel caso di Periscope che, osannata da molti per aver creato una rivoluzione nel mondo digital e che, dati alla mano, è stata mangiata e scalzata da Facebook Live, il servizio di video sharing utilizzato ormai da un utente su cinque.

Dinamiche come quella di Vine e Periscope, tuttavia, sono utili per acquisire almeno due insegnamenti: il primo è che, probabilmente, non ha senso lasciarsi andare all’ entusiasmo di fronte ad un nuovo fenomeno social. Prima di sbilanciarsi con le valutazioni, è meglio osservare se quel determinato software può restituire servizi innovativi, ancor prima che utili e appetibili (vedi il caso di Vine).

Il secondo insegnamento, piuttosto evidente, è che i numeri sono più importanti dei titoli di giornale e se si possiede un “pacchetto utenti” da quasi due miliardi puoi fare davvero quello che vuoi. E questo, è chiaro, è il caso di Facebook.

Fonte immagine: everyeye.it

(di Giulia Cara)

 

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