È morto Bernardo Caprotti, fondatore del gruppo Esselunga

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Un uomo dal carattere chiuso e difficile. Un imprenditore lungimirante e innovatore. Se ne è andato dopo una lunga malattia uno dei protagonisti della scena imprenditoriale italiana

È morto all’età di 90 anni Bernardo Caprotti, fondatore del gruppo Esselunga. Sconfitto da una lunga malattia, l’imprenditore originario della Brianza ha segnato la storia italiana con la passione, la volontà e il carisma che hanno contraddistinto la sua personalità, accanto ad un carattere chiuso, spigoloso e diffidente. Tutti elementi che hanno contribuito al successo della sua storia professionale: Caprotti è stato un “capitano di impresa”, promotore del lavoro e dell’innovazione, attento ad inseguire le nuove tendenze del mercato. Non a caso, si deve a lui la costituzione della prima catena di supermercati di stile americano, oggi top performer nella grande distribuzione.

La storia del suo successo ha inizio negli Usa degli anni ’50 dove Bernardo, proveniente da una famiglia di industriali tessili, decise di recarsi per apprendere gli sviluppi del mercato tessile e le innovazioni legate al mondo dell’impresa. Costretto a rientrare in Italia nel 1952 per assumere la direzione della Manifattura di famiglia, a causa della scomparsa prematura del padre, Caprotti comprese immediatamente di voler mettere a frutto le innovazioni apprese e le competenze acquisite in America. L’esperienza negli States non poteva essere chiusa tra le scatole dei ricordi passati: era necessario attuarla nel concreto per generare un nuovo modello di impresa anche in Italia.

L’occasione giunse prima del previsto, come un segno del destino. Nel 1957, infatti, il magnate statunitense Nelson Rockfeller decise di fondare in Italia la prima società di supermercati basati su un modello americano e Bernardo non ci pensò due volte: partecipò al progetto insieme ai fratelli Guido e Claudio, affiancando altri imprenditori, tra cui i Crespi e Marco Brunelli. Un progetto che si concretizzò nell’apertura, alla fine del novembre ’57, del primo punto vendita di Supermaket Italiani SPA, esempio unico di grande distribuzione nell’Italia del dopoguerra.

Da lì, il passo per passare alla storia fu breve: nacque il marchio oggi conosciuto in tutto il mondo, la “Esse lunga”, i consumi volarono e gli incassi crebbero progressivamente. Erano gli anni del boom economico, dello sguardo al futuro, all’America, alla modernità e il progetto di Caprotti rientrava perfettamente in questo disegno generale: dalle tessere a punti al lavoro su turni, il modello importato dagli Stati Uniti risultò vincente anche nell’Italia della rinascita e del cambiamento. La vera svolta avvenne quando Rockfeller decise di abbandonare l’operazione, lasciando piano piano soltanto a Bernardo il timone della nave.

Una nave che nel 1965 contava 15 supermercati e che nel corso degli anni si è trasformata in una delle più grandi imprese italiane. La Esselunga di oggi conta un fatturato di 8 miliardi di euro, 22 mila dipendenti e oltre 150 punti vendita.

esselungaIl tutto grazie ad una direzione focalizzata su tre aspetti fondamentali: l’innovazione, come elemento principale di competitività e sviluppo, la stessa innovazione che, nei lontani anni ’50, aveva spinto Caprotti a scommettere su una visione di impresa diversa anche in Italia. L’alta formazione, come stimolo di perenne miglioramento innanzitutto personale e, di conseguenza, imprenditoriale: non a caso, Bernardo è stato componente del Cda dell’ateneo Milano – Bicocca e accademico di Brera, nonché assegnatario di una laurea honoris causa in architettura. Il terzo elemento, il rigore, una peculiarità caratteriale che Caprotti replicò tanto nei suoi rapporti famigliari (molto spesso burrascosi) quanto in azienda. Un difetto sotto molti punti vista, che gli costò la fama di “padre padrone”, sia in ambito lavorativo che all’interno della famiglia.

Dopotutto, proprio come i più grandi uomini di successo, Bernardo aveva un carattere spigoloso, difficile da gestire e che, probabilmente, ha rappresentato proprio la chiave di volta della sua ascesa professionale. Un’ascesa terminata, dal punto di vista personale, nel 2002 quando Caprotti lasciò il consiglio di amministrazione della società per lasciare spazio al lavoro dei figli verso il quale, però, si pose sempre in modo critico e pungente. All’indomani della sua morte appare difficile tracciare un ritratto univoco e trasparente di un uomo dalle mille sfaccettature, quale era Bernardo Caprotti.

Risulta, forse, più semplice lasciare parlare quanti hanno avuto modo di conoscerlo, nel corso della vita.

“Il Dottore vivrà ancora nella sua straordinaria impresa. Se ne va un uomo particolare, un uomo che emozionava. Se ne va uno dei più grandi imprenditori italiani” – Pier Luigi Bersani, esponente Pd.

“Sono debitore a Bernardo Caprotti della sua genialità imprenditoriale, come lo sono molti italiani, in più io gli sono grato per l’onore che mi ha riservato di una sincera amicizia. Con lui scompare un uomo creativo, capace di cogliere le nuove esigenze della società, di creare lavoro e occupazione” – Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare.

(di Giulia Cara)

Fonte immagine: fanpage.it

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