Fertiliy Day VS Fertility Fake

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Il 22 settembre si è celebrato il primo e forse ultimo Fertility Day della storia del nostro Paese. Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha continuato a difendere l’operato del Ministero mentre da ogni parte sono piovute nuove pesanti critiche all’iniziativa

E venne il giorno del “tanto atteso” Fertility Day, quel giorno in cui, nei piani del promotore, il dicastero della Salute guidato da Beatrice Lorenzin, tutti gli italiani avrebbero dovuto prendere coscienza dell’annoso problema della denatalità, connessa ai problemi dell’infertilità. Nonostante le buone intenzioni del Ministro e del suo Ministero, il primo Fertility Day della storia italiana si è trasformato in un vero e proprio scontro fra due visioni completamente opposte. Da un lato quella ministeriale, intenzionata a sensibilizzare i cittadini sui rischi dovuti all’infertilità, dall’altro quella di larga parte della popolazione che si è sentita profondamente offesa dall’iniziativa del Ministero, tanto da scendere nelle piazze per manifestare contro quello che in molti hanno ribattezzato Fertiliy Fake.

Del resto, di motivi a supporto di tanta avversione nei confronti del giorno della fertilità ce ne sono davvero tanti, a partire dalla prima terribile campagna di comunicazione lanciata a inizio settembre dal Ministero, campagna che ha indignato tutti a causa dei contenuti fuori luogo (indimenticabile l’enorme clessidra nelle mani di una giovane ragazza ritratta nell’atto di toccarsi la pancia, accompagnata dalla frase “la bellezza non ha età, la fertilità sì”), indisponenti e pieni di luoghi comuni. Eppure nonostante questa prima colossale débâcle, con conseguente ritiro immediato delle grafiche incriminate, i comunicatori e i creativi al soldo di Beatrice Lorenzin sono riusciti a fare ancora peggio. Nel tentativo di rimediare agli orrori della prima stesura, le brillanti menti ministeriali hanno partorito una nuova imbarazzante campagna, nella quale venivano contrapposte due immagini (peraltro di Shutterstock), una bella famigliola felice dai tratti caucasici intenta a godersi una giornata in spiaggia e un gruppo di giovani (fra cui alcuni ragazzi di colore) altrettanto intenti a fumare e a sballarsi. Apriti cielo. Anche questa seconda versione ha subito la stessa gogna mediatica della prima, con l’aggravante di essere stata tacciata di razzismo e di essere intrisa di pregiudizi assolutamente inaccettabili.

Il povero Ministro Lorenzin, messo di nuovo nell’angolo dalla rinnovata valanga di critiche, si è vista costretta a licenziare il responsabile della comunicazione del Ministero, Daniela Rodorigo, e a tornare a difendersi, ribadendo la bontà dell’iniziativa e la necessità di affrontare il delicato problema demografico che affligge il nostro Paese. Poi il 22 settembre, si è consumato l’atto finale di tutta questa telenovela mediatica. Mentre in numerose città, un po’ in sordina e alla chetichella, si svolgevano le iniziative legate al Fertility Day, in altre piazze, molto meno discretamente, schiere di giovani e meno giovani, infuriati per quella che è stata vissuta da molti come una grande presa in giro, hanno manifestato sotto l’insegna del Fertility Fake. Tra cuscini usati per simulare pance finte e clessidre, le manifestazioni anti Fertility Day hanno attratto l’attenzione dei media, molto più dell’iniziativa ministeriale. E del resto era impossibile evitarlo. I giovani in piazza non erano esagitati qualsiasi, di quelli che manifestano per il puro gusto di fare casino. No, quelli che si sono presentati per sostenere il Fertility Fake erano persone consce del fatto che la fertilità è sì minacciata da problemi legati alla salute e stili di vita poco sani, ma anche, e soprattutto, da politiche sociali assolutamente imbarazzanti in materia di lavoro e sostegno alle famiglie giovani.

Dal canto Beatrice Lorenzin, bacchettata nuovamente dal premier sulla scarsa empatia delle campagne a sostegno del Fertility Day, ha continuato a sostenere le proprie ragioni. “Io faccio il Ministro, non il comunicatore” ha detto la titolare del dicastero della Salute nei giorni scorsi, aggiungendo che a lei interessa il messaggio in sé e non il modo in cui questo viene diffuso. Una posizione un po’ paradossale per un politico che dovrebbe far capire ai cittadini i motivi sottesi alle proprie scelte e alle proprie decisioni. Dallo studio di “Otto e mezzo”, il Ministro Lorenzin ha chiesto ai giovani creativi italiani di aiutare il Ministero nel delicato compito di comunicare. Ovviamente, questo aiutino dal pubblico sarebbe a titolo completamente gratuito e assolutamente non finalizzato a instaurare collaborazioni continuative con il Ministero della Salute. A beffa si aggiunge beffa verrebbe da dire.

Certo è che passato questo primo Fertility Day o Fertility Fake che dir si voglia, non rimane che stare a attendere quelli che saranno i futuri sviluppi di questa tragicomica vicenda. Al momento sono in molti quelli che hanno chiesto le dimissioni del Ministro Lorenzin, ipotesi questa scartata dal Presidente del Consiglio Renzi. Chissà se l’anno prossimo si replicherà l’evento o se quella del 2016 rimarrà la sola e unica edizione di questo Fertility Day del quale certo non possiamo dire “buona la prima!”

(di Christopher Rovetti)

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