La Sinistra dem fa il punto: quali sorti per il PD?

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A Bologna un appuntamento importante per le sorti future del partito di maggioranza in vista del prossimo Congresso del Partito Democratico che, ha fatto sapere nei giorni scorsi il presidente del PD Matteo Orfini, si terrà in ottobre. Momento della resa dei conti nella sinistra dem in un momento che potrebbe essere decisivo

Parole sferzanti in un caldo sabato mattina di fine giugno: è il resoconto dell’Assemblea nazionale Sinistra dem-Campo aperto Emilia Romagna presieduta da Gianni Cuperlo sabato 25 giugno presso il Parco Cevenini a Bologna. L’evento, trasmesso in streaming su Radio Radicale, era già fissato da tempo e si è fatto più urgente all’indomani della sconfitta del Pd alle amministrative -a parte la vittoria risicata a Milano e a Bologna. Lo scontro tra il partito e le minoranze interne sempre più acceso, si è svolto a colpi di “lanciafiamme e estintori”, come ha affermato il premier Matteo Renzi e a cui non ha fatto mancare la risposta Cuperlo.

Un appuntamento importante, dunque, per le sorti future del partito di maggioranza in vista del prossimo Congresso del Partito democratico che, ha fatto sapere nei giorni scorsi il presidente del PD Matteo Orfini, si terrà in ottobre. Momento della resa dei conti nella sinistra dem, quindi, “in un momento politico delicato (forse perfino decisivo) che richiede una discussione ampia e approfondita sulla fase politica che si apre in Italia dopo i ballottaggi e che ci porterà direttamente al referendum costituzionale d’autunno”.

I punti toccati da Gianni Cuperlo durante l’Assemblea riguardano prima di tutto il referendum costituzionale di ottobre: la minoranza torna alla carica ribadendo la necessità di rivedere la riforma elettorale e quindi di superare l’Italicum (già approvato in Parlamento) poiché il combinato di quest’ultima e del ddl Boschi sarebbe dannoso e non garantirebbe il rispetto del principio democratico su cui poggia il nostro Paese.

Il leader di sinistra dem ha poi posto l’accento sulla necessità di rivedere gli equilibri interni al partito proprio alla luce della recente sconfitta la quale ha mostrato un dato ancora più preoccupante rispetto a “chi deve occupare il posto di chi”: la perdita di credibilità. Non solo abbiamo perduto in alcune città importanti di questo Paese, ma una parte piuttosto significativa delle persone che in questo paese avevano votato a sinistra e che stanno peggio per la crisi non hanno più in questo momento fiducia nei nostri confronti”, ha dichiarato. Il PD, invece, si mostra più unito sulla questione Brexit per cui il premier Renzi “ha pieno supporto dal suo partito”.

Recuperare credibilità soprattutto nella capitale dove ha trionfato il Movimento 5 Stelle nella persona di Virginia Raggi, non è cosa da poco. Soprattutto in un PD dilaniato non solo dalle tante frazioni in casa dem, ma anche dalle ultime polemiche che hanno visto protagonista il presidente del Pd e commissario straordinario del partito a Roma, Matteo Orfini, accusato dalla minoranza di essere responsabile del fallimento di Roberto Giachetti nella corsa di Primo Cittadino al Campidoglio. Ad alimentare il fuoco sono state anche le parole della Ministra della Pubblica Amministrazione, la renziana Marianna Madia, la quale ha fatto allusione alla necessità di un’eventuale dimissione da parte di Orfini. Subito hanno contrattaccato i sostenitori del segretario Pd, i cosiddetti “giovani turchi”, verso il premier e la minoranza.

Qualche giorno fa anche Sinistra Riformista  si è incontrata al Nazareno per fare il punto tra le forze opposte che dividono il partito di governo. Roberto Speranza, leader di sinistra dem, si è unito ai sentimenti di rabbia e  delusione per la disfatta alle comunali. Disfatta che ha segnato il “funerale” del partito della nazione. “Il Pd torni con coraggio a fare il cardine di un nuovo centrosinistra aperto al civismo” ha tuonato Speranza.

Infine per quanto riguarda l’atteso congresso Roberto Speranza sull’eventualità che possa essere lui la figura su cui la minoranza Pd punterà afferma che la sinistra interna deve presentarsi non per partecipare, ma per vincere. Poi il monito a Renzi: Se non cambia rotta, se non cambiamo rotta, lui condurrà il popolo della sinistra e il suo partito a una sconfitta drammatica”.

(di Anna Piscopo)

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