Raggi prima a Roma: sarà la prima donna sindaco della Capitale?

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Scalata del M5S alle amministrative romane, seguito da Pd e FdI. Raggi e Giachetti pronti per il ballottaggio del 19 giugno. Tonfo Forza Italia

Roma. Il verdetto  del 5 giugno è finalmente arrivato, portando sollievo per alcuni e perplessità per altri. Le elezioni amministrative nella Capitale  hanno fatto luce su uno scenario ambivalente. Da una parte, è stato scongiurato l’incubo dell’astensionismo, dall’ altra è stata ormai decretata l’avanzata del Movimento Cinque Stelle, a discapito dei grandi partiti tradizionali.

Analizziamo il day after con i numeri alla mano, partendo dalla percentuale di elettori che si sono recati alle urne. Stando alle notizie diffuse dal Viminale, a Roma l’affluenza è stata del 57%, 4,3 punti percentuali in più rispetto alle precedenti elezioni amministrative. I dati raccolti testimoniano un numero minore di elettori nei quartieri più ricchi della Capitale (centro storico, Cassia, Flaminia e Prati) e registrano, invece, il picco di affluenza nel III municipio, corrispondente alla periferia nord.

Le preferenze espresse dalla maggior parte dei romani non hanno lasciato spazio ad alcun dubbio: è Virginia Raggi, candidata del Movimento 5 Stelle, la protagonista assoluta delle elezioni capitoline. Con il 35,3% la Raggi porta in alto il movimento grillino che, in questa tornata di elezioni è risultato il primo partito della Capitale (raggiungendo il 35,34 %). Esultano, quindi i pentastellati, pronti ad affrontare il ballottaggio del 19 giugno contro Roberto Giachetti, il candidato dem che, dopo un testa a testa con Giorgia Meloni, ha conquistato la seconda postazione con il 24,8%. La candidata FdI-Lega Nord perde definitivamente la speranza nel ballottaggio fermandosi al 20,7% ma ottenendo comunque un ottimo risultato per la lista Fratelli di Italia che si attesta al 12,3 %, lasciando lontano il 5,93 della tornata elettorale del 2013.

Grande sconfitto Alfio Marchini che non supera l’11%. I risultati negativi del centro destra sono evidenti soprattutto nel crollo di Forza Italia che passa dal 13,46% delle Europee del 2014 al 4,2%. Dietro Marchini, il candidato di Si-Sel Stefano Fassina che, penalizzato certamente dalle lunghe vicende legate alla sua candidatura, ha ottenuto il 4,5%.

Tuttavia, è proprio verso Fassina che potrebbe rivolgersi lo sguardo di Giachetti in vista del ballottaggio contro la Raggi il 19 giugno. Certo è che, dopo la serata adrenalinica trascorsa ad osservare il corpo a corpo con la Meloni, la conquista del ballottaggio non può assumere i colori della vittoria per il Pd. Il crollo del Partito Democratico, infatti, è evidente: nella Capitale riesce ad attestarsi su un 17,2% che, confrontato con il 26,26% delle comunali del 2013 e il 43,07% delle Europee, risulta allarmante. Se si allarga lo sguardo, poi, si intuisce la sofferenza del Pd e degli altri partiti tradizionali in tutte le grandi città. Da Roma a Milano, passando per Bologna, Torino e Napoli, padroneggiano i ballottaggi e i numeri raccolti dal Partito Democratico e da Forza Italia presagiscono un’urgente riflessione riguardo il futuro dei partiti un tempo sovrani della scena politica italiana.

Una scena che oggi, invece,  sembra aver intrapreso la strada di un cambiamento irreversibile, guidato dal Movimento Cinque Stelle.  A Roma, a scrutinio terminato, Virginia Raggi incassa più di 453 mila voti e guarda da lontano l’avversario dem che di voti, nella Capitale, ne ha ottenuti 320 mila. “E’ un risultato storico, i romani sono pronti a voltare pagina, il vento sta cambiando e io sono pronta a governare questa città. Potrei diventare il primo sindaco donna di Roma”, così si è espressa la Raggi nella notte tra il 5 e 6 giugno.

A meno di non scadere nel pressapochismo e nella superficialià, è troppo presto per addentrarsi in riflessioni e domande sul motivo di tanto favore riservato ad un movimento così giovane e sui generis rispetto alla scena politica tradizionale. Tuttavia, nonostante la partita sia ancora aperta, è impossibile negare l’insofferenza e la necessità di un cambiamento di rotta, espresse con forza dalla maggior parte dell’elettorato romano.

(di Giulia Cara)

Fonte immagine: polisblog.it

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