Ortoressia: quando il “mangiare sano” diventa un disturbo

Ortoressia: un italiano su 3 a rischio, soprattutto uomini e nelle grandi città

Di tutte le fissazioni del nostro tempo, di certo è a quelle sul cibo che dovremmo stare più attenti. E se amiamo il food porn perché ci dona momenti piacevoli, d’impatto tanto per la vista quanto per il gusto, non c’è dubbio che mangiare sano sia una delle azioni più importanti per la salute delle persone. Ma quando la preoccupazione per quello che mangiamo diventa eccessiva potrebbe trattarsi di una vera è propria patologia. Si chiama ortoressia ed è un’ossessione per il cibo sano. Un disturbo ancora poco conosciuto che spesso è scambiato per una buona pratica, ma che invece è una patologia ossessivo-compulsiva di cui soffrono più di 450mila persone in Italia.

Secondo quanto emerso da un’indagine promossa da Nutrimente, associazione per la prevenzione, la cura e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare, sono più colpiti gli uomini che le donne ed il disturbo è maggiormente diffuso nelle grandi città.

L’indagine è stata condotta su circa 1200 italiani tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni e realizzata con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, per scoprire che rapporto hanno gli italiani con il cibo.

Cos’è l’ortoressia. Definita per la prima volta dal dietologo Steven Bartan nel 1997, l’ortoressia è stata più volte denunciata nel passato da esperti dei disordini alimentari e da quotidiani illustri del calibro del Daily Telegraph e dell’Indipendent. Negli anni infatti, scienziati e non, si sono fatti portatori di un messaggio forte contro certi comportamenti alimentari, il più delle volte ossessivi, che producono conseguenze negative sulla salute delle persone.

Il fatto che in Europa le persone vengano sottoposte a un continuo bombardamento di informazioni su ciò che fa bene o fa male alla salute ha reso anche la spesa al centro commerciale una sfida quotidiana. Così, si sviluppano sempre di più manie verso cibi considerati erroneamente pericolosi. Sì, erroneamente. Perché spesso la conoscenza dei soggetti che sviluppano queste ossessioni non si fonda su una reale competenza riguardo la nutrizione, ma su convinzioni personali, sentito dire o notizie pseudoscientifiche trovate su internet. Di conseguenza, non solo l’ossessione porta a diete restrittive, ma spinge anche all’isolamento sociale. L’ortoressia nervosa infatti si differenzia dai disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia, perché l’obiettivo iniziale non è quello di dimagrire: tutto parte dall’idea di stare bene, attraverso un’alimentazione sana e mirata. Il focus non è sul peso o sulla forma corporea, ma sul mantenere il proprio corpo puro e sano. In breve tempo questa apparente “fissazione”, però, si trasforma in una sorta di fanatismo alimentare che fonda le sue convinzioni in conoscenze spesso superficiali e rigidità nei comportamenti alimentari che sottolineano un disagio interiore. 

In quest’ottica, diversamente da altri disturbi alimentari, l’ortoressia è più assimilable allo spettro ossessivo-compulsivo che a quello dei Disturbi della Condotta Alimentari. In comune con i DCA vi è la ricerca del perfezionismo, il bisogno di controllo, gli esiti sull’organismo e sulle sfere di vita.

I risultati dello studio. Secondo dati del Ministero della Salute, dei tre milioni di italiani con disturbi alimentari circa il 15% è fissato con l’igiene degli alimenti, con una netta prevalenza degli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%). La conferma che è un fenomeno emergente viene dall’indagine condotta da Nutrimente su un campione di uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni. Un italiano su 3 ha dichiarato di avere almeno un amico con l’ ossessione per l’alimentazione, che non vuol dire soffrire di ortoressia, ma rientrare nella categoria di potenziali “vittime” di questa patologia.

Le fissazioni più comuni che contraddistinguono l’italiano-medio a rischio ortoressia sono la pianificazione dei pasti (78%), cioè dedicare gran parte della domenica a cucinare per la settimana ventura, calcolando alla perfezione le dosi di pranzo e cena, con il fine di evitare cibi ricchi di sale, zucchero o geneticamente modificati. Al secondo posto si posiziona il tempo trascorso al supermercato (75%) alla ricerca degli alimenti più salutari presenti sugli scaffali. Al terzo posto il pensiero ossessivo del cibo (71%): cosa prendere e come preparalo? Fa bene o non fa bene? Meglio evitare o mangiarlo ogni tanto? Inoltre, esistono diverse situazioni della vita quotidiana sulle quali questa patologia influisce: sempre secondo quanto rilevato dall’indagine c’è chi rinuncia ad un appuntamento galante (76%) , chi diserta le uscite di gruppo (72%) o chi evitare cerimonie (68%). Trovare ogni giorno una scusa, per evitare di fare l’aperitivo con gli amici o con i colleghi di lavoro, “assolutamente dannoso” per la propria salute, mette l’individuo nella condizione di vivere un isolamento sociale perenne.

Secondo l’indagine, al primo posto tra le principali città italiane dove questa patologia rischia di diffondersi c’è Milano (33%). Sono infatti i meneghini i più ossessionati dai valori nutritivi del cibo, capaci di spendere gran parte del tempo libero al centro commerciale, per disegnare un menù settimanale maniacale. Al secondo posto si posiziona Roma (27%). Amatriciana e cacio e pepe vengono messe da parte, provocando insoddisfazione affettiva e persino l’isolamento sociale, causati dalla persistente preoccupazione legata al mantenimento di tali rigide regole alimentari. Il podio è completato da Torino (21%) dove, fatta eccezione per agnolotti e bagna càuda, i torinesi non transigono e vivono l’alimentazione attraverso rigide regole alimentari autoimposte.

Le conseguenze? Niente zucchero bianco e sale. Solo olio a crudo. Latte e formaggi per carità! Carne rossa e salumi banditi per sempre. Se mangiar sano è importante sicuramente non dovrebbe divenire un’ossessione. Quando però un comportamento alimentare diviene ortoressico in maniera rigida occorre agire sia sulla psiche che attraverso consulenze dietologica, spiegano gli esperti. La patologia, infatti, si può affrontare con una buona psicoterapia, cui dovrebbe essere affiancato un percorso dietologico per correggere eventuali deficit vitaminici o carenze nutrizionali derivate dai regimi restrittivi mantenuti proprio a causa dell’ossessione.

(di Annalisa Spinelli)

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