Casaleggio addio. Quale futuro per il M5S dopo la sua morte?

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Casaleggio è scomparso premturamente, alcuni giorni fa. Si è aperto il dibattito sul futuro del Movimento. Senza uno dei suoi leader, il M5S rischia di perdere la rotta?

Sono passati solo pochi giorni dalla morte di Gianroberto Casaleggio, ma per il Movimento 5 Stelle è già arrivato il momento di guardare al proprio interno per capire quale futuro si potrà delineare e quale strada dovrà intraprendere, in vista degli importanti appuntamenti elettorali previsti per i prossimi mesi.

Una vita dedicata alla politica, all’informatica e al web quella di Casaleggio, culminata con la nascita, nel 2009 del Movimento 5 Stelle, creato con l’amico Beppe Grillo. Nonostante, proprio Casaleggio fosse stato l’ideatore del movimento e l’ispiratore delle sue basi ideologiche, l’imprenditore milanese era riuscito a rimanere sempre abbastanza defilato, quasi nell’ombra, lasciando a Grillo il ruolo di front man e one man show, e suscitando in molti osservatori critiche e perplessità sul suo ruolo politico. Dopo il grande successo alle politiche del 2013, numerosi commentatori e parecchi detrattori del movimento avevano iniziato a considerare Casaleggio come colui che, pur rimanendo al di fuori del Parlamento, manovrava tutti i fili dell’azione politica dei pentastellati. Questo aveva spinto i più a ipotizzare l’esistenza di un vero e proprio deficit democratico interno al M5S, teoria che sarebbe stata avallata dal ruolo quasi dittatoriale ricoperto da Grillo e dallo stesso Casaleggio.

Ora, dopo la prematura scomparsa del suo fondatore, politologi, giornalisti e opinionisti della domenica si interrogano su quale sarà il futuro del partito che non è un partito e su quali saranno gli esponenti del movimento che andranno a ricoprire il ruolo che fu di Casalaggio, anche alla luce del sempre maggiore disimpegno di Beppe Grillo.

Di fatto, anche all’interno dello stesso movimento sono in molti a chiedersi quali potrebbero essere le prime decisioni adottate dai nuovi leader pentastellati, attualmente identificati con Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico e Paola Taverna, che più dei loro colleghi di “partito” si sono distinti grazie a maggiore appeal mediatico e per il loro essere sempre in prima fila nel difendere le scelte politiche portate avanti dal movimento.

Ciò detto, nonostante l’urgenza dovuta soprattutto alle imminenti scadenze elettorali, una figura peculiare come quella di Casaleggio difficilmente potrà emergere nel breve periodo o senza un qualche tipo di scontro interno. Se fino a ieri, Casaleggio e Grillo, hanno potuto gestire senza grandi problemi i gruppi parlamentari e consiliari pentastellati, è ipotizzabile che d’ora in avanti si generino fratture anche profonde che potrebbero danneggiare in modo irrimediabile l’unità del M5S. Tutto dipenderà dalla capacità dei nuovi leader di raccogliere la pesante eredità politica dell’imprenditore milanese, superando eventuali punti di frizione e arginando le fughe in avanti di quegli esponenti del movimento ansiosi di conquistare una maggiore visibilità personale. Certo è che questa necessità di evitare rotture, defezioni o l’emergere di personalismi potrebbe andare a ulteriore discapito della democrazia interna al movimento, cosa a cui, come sottolineano i più maliziosi, i pentastellati dovrebbero essere ormai abbastanza rassegnati.

(di Christopher Rovetti)

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