Amarcord: Enzo Scaini e un destino avvolto nel mistero

Un epilogo tragico e allo stesso tempo grottesco. Una fine mai chiarita del tutto e dopo oltre trent’anni purtroppo quasi dimenticata, nonostante appelli, ricorsi e tentativi di risalire alla verità; la storia di Enzo Scaini, la caduta del gigante buono, forte, generoso ma non invulnerabile.

Enzo Scaini nasce a Varmo, in provincia di Udine, il 13 settembre 1955 e fin da giovanissimo si afferma come calciatore, più precisamente come centrocampista. Per caratteristiche potrebbe essere un mediano, ha corsa, resistenza e un gran fisico (un metro e 88 per 83 kg di peso forma), ma piedi non eccellenti, eppure, grazie alla sua generosità e meticolosità negli allenamenti, riesce a ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, dal medianaccio di rottura, alla mezz’ala, fino ad esibirsi come ala, mostrando anche doti di dribbling e di uomo assist. Inizia la sua carriera con una formativa gavetta nei dilettanti, quindi si afferma in serie C con la formazione lombarda del Sant’Angelo Lodigiano con cui in due stagioni mette a segno 13 reti e diventa idolo incontrastato dei tifosi per generosità ed impegno, è un mastino in campo, si attacca agli avversari ed esalta il pubblico amico con le sue sgroppate palla al piedi, i classici capelli lunghi anni settanta al vento e la sensazione che con quella prestanza fisica possa abbattere gli avversari come in una partita di rugby. Nell’estate del 1977 lo preleva il Monza che milita in serie B e con cui sfiora la promozione in serie A, persa nello spareggio contro il Pescara. Scaini è ormai un affermato calciatore di serie B, le sue non eccelse doti tecniche sembrano chiudergli la possibilità di esordire in A, eppure il gigante buono, come viene soprannominato dai suoi tifosi, sembra essere felice così: dal 1979 al 1982 gioca nel campionato cadetto con le maglie di Campobasso, Verona e Perugia, mettendosi in mostra in particolare in Veneto quando nella stagione 1980-81 realizza 5 reti diventanto capocannoniere della squadra assieme al centravanti Penzo.

Sarà proprio il Veneto a tracciare il destino di Enzo Scaini: nell’estate del 1982, infatti, il centrocampista friulano viene ingaggiato dal Vicenza che milita in serie C ma che ha grandi ambizioni di tornare in B e non bada a spese; assicurarsi le prestazioni di un centrocampista di categoria superiore come Scaini potrebbe essere decisivo per la formazione biancorossa che al termine di una trattativa non facile strappa il gigante buono alla serie B con la promessa di riportarcelo solamente un anno più tardi. Scaini, nemmeno a dirlo, si ambienta subito e diventa uno dei calciatori più amati di un Vicenza che parte bene in campionato e che proprio il centrocampista tuttofare aiuta con due reti nella prima parte di stagione, prima che il destino si abbatta su di lui in maniera inaspettata: il 16 gennaio del 1983 il Vicenza gioca a Trento, fa freddo ma il piccolo impianto ribolle di passione per una partita che entrambe le formazioni vogliono vincere. L’agonismo è tanto, durante un contrasto Scaini cade a terra e vi rimane, urlando e contorcendosi dal dolore: il responso del dopo gara è impietoso, rottura dei legamenti del ginocchio, intervento chirurgico necessario ed almeno sette mesi di stop. Arrivederci al campionato, pensa Scaini, sarà invece l’addio alla vita. Il calciatore, d’accordo col Vicenza, decide di farsi operare a Roma dal professor Lamberto Perugia che è molto apprezzato dalla società veneta essendo amico del dottor Binda, medico sociale della squadra. Scaini parte per Roma col morale ringalluzzito perchè il professor Perugia gli ha assicurato per telefono il ritorno in pochi mesi alla piena efficienza del ginocchio ed il ragazzo già scalpita per scendere nuovamente in campo. L’intervento è previsto per le prime ore della mattina del 21 gennaio presso la clinica Villa Bianca di Roma; la moglie di Scaini, che ha accompagnato il marito nella capitale, ha anche il compito di avvisare il Vicenza al momento del responso medico. Intorno alle 10 l’equipe medica del professor Perugia esce dalla sala operatoria e rivela alla signora Scaini che l’operazione è perfettamente riuscita, il marito si risveglierà presto e il ginocchio è come nuovo; la donna non perde tempo e chiama la sede del Vicenza: “Enzo sta bene – afferma allegramente nel ricevitore – presto sarà sveglio, l’intervento è riuscito”. Tutto finito, dunque, un banalissimo intervento chirurgico al ginocchio, un’operazione di routine a cui spesso i calciatori sono costretti a sottoporsi, per poi riprendere a giocare dopo qualche mese. Stavolta non è così, Enzo Scaini non tornerà più a giocare, anzi, non si risveglierà neanche. Intorno alle 10:45, infatti, un nuovo squillo di telefono risuona nella sede del Vicenza Calcio, dall’altra parte del filo c’è sempre la signora Scaini, ma stavolta attraverso la linea telefonica c’è il gelo: la donna riesce solamente a dire: “Enzo è morto”, poi non si sente più nulla. Il medico del Vicenza non può credere a quelle parole, si attacca lui stesso al telefono e richiama la clinica, parlando proprio col professor Perugia che conferma il decesso di Scaini ma non sa spiegarsene il motivo: “L’operazione era riuscita – dice con un filo di voce – ma dopo una mezz’ora ha avuto un arresto cardiaco, non riesco a capire cosa sia successo, è stato un attimo, non abbiamo potuto fare nulla”. Viene aperta un’inchiesta sulla morte di Scaini, i medici vengono tutti iscritti nel registro degli indagati e il corpo del calciatore sottoposto ad accurati esami tra cui, ovviamente, quello dell’autopsia. I responsi sono vaghi, neanche dopo l’esame autoptico si riesce a venire a capo della causa della morte: all’inizio si ipotizza una malformazione cardiaca congenita, poi viene presa in considerazione la possibilità di un embolo, ipotesi scartata dopo l’autopsia stessa, mentre intanto Maria Rosa Scaini, vedova di Enzo, presenta denuncia contro ignoti anche perchè nell’indagine si scopre come mai il Vicenza avesse inviato al Centro di Coverciano la cartella medica di Scaini, eludendo la legge 91 che obbliga le società di calcio a monitorare la salute dei propri tesserati, come riportato in un interessantissimo articolo del quotidiano L’Unità, uscito pochi giorni dopo la morte del calciatore*. Nel frattempo a Vicenza si svolgono i funerali di Enzo Scaini, il corteo funebre, seguito da quasi duemila persone, raggiunge anche lo stadio Romeo Menti che simbolicamente saluta uno dei suoi eroi.

Le indagini sulla misteriosa morte di Enzo Scaini proseguono fino al 1988 quando la pratica giudiziaria viene chiusa col proscioglimento di tutti gli imputati, ma senza una spiegazione precisa sulle cause del decesso. L’ipotesi più probabile resta la crisi cardiaca in un soggetto già predisposto, facendo quindi prevalere l’idea di una malformazione congenita. Certezze, però, dopo oltre trent’anni non ce ne sono, amici e parenti di Enzo Scaini si sono quasi rassegnati a non avere una risposta alla domanda che da quel tragico 21 gennaio del 1983 li tormenta: perchè è morto Enzo? Il ricordo di Enzo Scaini vive ancora oggi a Sant’Angelo Lodigiano, poichè la locale società di calcio (in cui Scaini aveva iniziato la carriera) dal 1988 ha istituito il Trofeo Enzo Scaini, una manifestazione che consegna un premio al miglior calciatore dell’anno del Sant’Angelo; nel 2015, poi, la stessa società lodigiana ha intitolato ad Enzo Scaini la tribuna centrale dello stadio cittadino a 32 anni dalla scomparsa dell’ex calciatore, morto a 27 anni in circostanze tutt’ora completamente da chiarire.

  • http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1983_01/19830127_0019.pdf&query=c.s.

di Marco Milan

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