Amarcord, l’epopea del Brescia di Corioni

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Corioni-2-630x415Un’avventura ventennale, un sodalizio di successo ma con tanto sentimento. Il binomio Brescia-Corioni è stato solido, duraturo e celebre, terminato al momento giusto ed ora avvolto in un velo romantico e malinconico dopo la recente scomparsa dell’ex grande presidente. Brescia e il Brescia ricordano Corioni, l’uomo che ha portato in biancoazzurro Roberto Baggio, Josep Guardiola e Gheorghe Hagi, l’uomo che ha condotto i lombardi a disputare la più lunga serie di stagioni consecutive in massima serie.

Luigi Corioni diventa presidente del Brescia nel 1990 con l’acquisto delle quote di maggioranza, ma senza apparire ufficialmente nell’organigramma societario, perché intanto è ancora proprietario del Bologna che sta cedendo a Gazzoni. Il Brescia, nel frattempo, arranca in serie B ed al termine della stagione 1991-92  riesce a conquistare la tanto sospirata promozione in A e in estate Corioni si insedia al timone della squadra lombarda e si presenta ai nuovi tifosi con un progetto ambizioso: fare della compagine bresciana un’abitudinaria della serie A ed acquistare calciatori di livello che riportino la gente allo stadio Rigamonti, spesso poco appassionato. L’avventura parte col botto perché Corioni conferma l’allenatore della promozione, il rumeno Mircea Lucescu che convince Gheorghe Hagi (il più talentuoso calciatore di Romania) a lasciare il Real Madrid e a scegliere Brescia e l’Italia. Oltre al campione di Bucarest sbarcano in Lombardia i connazionali Raducioiu (attaccante con buona esperienza in Italia avendo militato nel Bari e nel Verona) e Sabau. L’annata è travagliata, il Brescia alterna prestazioni di alto livello come il 2-0 rifilato alla Juventus o il successo per 3-2 in casa della Roma, a giornate disgraziate in cui manca facili vittorie contro avversari in lotta per la salvezza. Nell’ultima giornata, così, si trova a giocarsi la permanenza in serie A assieme a Napoli, Genoa, Udinese e Fiorentina: a partenopei e genovesi basta pareggiare e in effetti pareggiano, se le altre tre arrivano a pari punti si dovrà far ricorso alla classifica avulsa che vede Brescia e Udinese in vantaggio nei confronti della Fiorentina. L’arrivo al traguardo è effettivamente a tre: la Fiorentina retrocede, Brescia e Udinese si giocheranno la salvezza in un drammatico spareggio che si disputa in un afoso pomeriggio di giugno allo stadio Dall’Ara di Bologna: l’Udinese è favorita, anche se il Brescia nelle ultime settimane di campionato ha mostrato carattere e combattività. Non basta nulla di tutto ciò, perché l’Udinese segna subito con Balbo, all’ultima gara in bianconero prima del passaggio alla Roma, il Brescia pareggia col regista Domini, ma nella ripresa i friulani chiudono la gara con le reti di Orlando (che trova il gol direttamente da calcio d’angolo) e di Dell’Anno proprio al 90’. Il Brescia torna subito in serie B, ma Corioni attrezza una formazione competitiva per risalire subito: conferma in panchina Lucescu e trattiene Hagi, un lusso per la categoria. La stagione sarà eccellente, le rondinelle tornano immediatamente in serie A col terzo posto finale e la promozione matematica alla penultima giornata dopo il 2-1 sul Ravenna, ma anche con la vittoria del Torneo Anglo-Italiano, conquistato il 20 marzo del 1994 nella finale contro gli inglesi del Notts County, battuti da un gol dell’ala Ambrosetti; per il Brescia è il primo trofeo della storia, Corioni festeggia in mezzo al campo coi giocatori, ripetendo il tutto dopo la promozione in serie A. Ma sembra destino che la massima serie e i bresciani abbiano vita breve insieme: anche al termine del campionato 1994-95, infatti, la squadra biancoazzurra retrocede nuovamente e stavolta è una caduta rovinosa perché i lombardi sono ultimi dal primo all’ultimo turno e battono tutti i record negativi della serie A con appena 12 punti conquistati e due cambi di allenatore: Maifredi al posto della coppia Lucescu-Moro, poi, dopo cinque sconfitte in altrettante gare, nuovamente Moro che non può far altro che accompagnare più o meno dignitosamente la squadra in serie B. Corioni progetta un immediato ritorno in A, ma il Brescia incappa in un’annata travagliata e riesce a salvarsi solamente all’ultima giornata e grazie ai concomitanti ko di Fidelis Andria ed Avellino. Ben altra storia l’anno successivo con Reja in panchina e un campionato dominato, preludio però ad una nuova amara retrocessione al termine del campionato di serie A 1997-98. Sono questi gli anni in cui a Brescia è protagonista Dario Hubner, centravanti in grado di segnare in media 20 gol a stagione con due classifiche dei marcatori vinte. La serie A viene riconquistata nel giugno del 2000 grazie a Nedo Sonetti, sostituito poi da Carlo Mazzone: è qui che il Brescia vive il suo massimo splendore.

Corioni compie lo sforzo che tutta Brescia gli chiede, vuole mantenere la squadra in serie A per più di una stagione, impresa che mai gli è riuscita. L’acquisto è di quelli roboanti, il nome che manda in visibilio l’Italia intera: Roberto Baggio. La stagione 2000-2001 sarà la migliore di sempre per il Brescia, nonostante un inizio balbettante col primo successo arrivato solamente all’ottava giornata grazie al 3-0 conquistato a Reggio Calabria, ma anche con la qualificazione al primo turno di Coppa Italia dopo la vittoria per 2-1 in casa della Juventus con doppietta di Hubner. Da lì i lombardi inanellano un ottimo periodo, ma un infortunio di Baggio causa una flessione dell’intera squadra che senza il suo faro torna in lotta per non retrocedere. Il rientro del numero 10 (peraltro subito capitano) coincide con la risalita di un Brescia che conquista punti importanti a Firenze nel giorno del ritorno in squadra del pallone d’oro che realizza una doppietta nel 2-2 del Franchi, a Torino con la Juve grazie ad una rete epocale del codino, e poi a Napoli dove sempre Baggio al 90’ acciuffa su punizione la rete di un 1-1 che a fine stagione risulterà decisivo per le sorti dei napoletani, retrocessi in serie B, e dei bresciani che finalmente riescono a raggiungere la salvezza in serie A col piazzamento finale migliore di sempre, un settimo posto che permette al Brescia di giocare la Coppa Intertoto, l’anticamera estiva della Coppa Uefa. L’impegno europeo è storico per la società lombarda, Corioni chiede a Mazzone uno sforzo per accedere alla competizione continentale e porta in Italia anche Josep Guardiola, storico faro del centrocampo del Barcellona; il tecnico romano esegue tutto alla lettera e il Brescia elimina gli ungheresi del Tatabanya e i cechi del Chmel Blasny, ritrovandosi a giocare la finale contro il Paris Saint Germain. L’andata a Parigi, il 7 agosto del 2001, finisce 0-0, il ritorno in uno stadio Rigamonti strapieno, si gioca il 21 agosto e il Brescia tiene botta al più forte ed esperto avversario fino al 75’ quando i francesi segnano con Aloisio; è una mazzata tremenda per la compagine di Mazzone che ora ha bisogno di due reti per qualificarsi. Il cuore biancoazzurro produce un rigore trasformato da Roberto Baggio all’84’, ma il tentativo di forcing finale non basta e il Brescia ripone il sogno Uefa nel cassetto, ma con orgoglio e la consapevolezza di essere una squadra organizzata e compatta, pronta per ricominciare la serie A. La stagione 2001-2002 è soffertissima: Baggio inizia alla grande e alla nona giornata è capocannoniere con 8 reti, salvo poi iniziare un calvario di infortuni che lo tiene fuori dai campi per svariati mesi, soprattutto quando a Parma in Coppa Italia il numero 10 riporta la rottura del legamento crociato anteriore con lesione del menisco interno del ginocchio sinistro e vede chiudersi le porte della stagione e dei mondiali del 2002 che tanto vorrebbe conquistare. Baggio lavora quasi dieci ore al giorno col suo preparatore atletico per recuperare in tempo prima della fine della stagione e, quasi miracolosamente e grazie ad una straordinaria forza di volontà, torna in campo 77 giorni dopo l’infortunio e a tre giornate dal termine di una stagione che per il Brescia si sta rivelando drammatica. Baggio torna e i lombardi battono 3-0 la Fiorentina con doppietta dello stesso capitano che si ripete anche nel 3-0 col Bologna all’ultimo turno, un successo che consente alla squadra di Mazzone di scavalcare in extremis il Verona e raggiungere una salvezza che ad un certo punto sembrava impossibile. E’ il trionfo di Baggio e Mazzone, ma anche di Corioni che mai ha dubitato del gruppo e delle scelte fatte.

Il Brescia si ritrova così a disputare il terzo torneo consecutivo in serie A, sempre con Mazzone in panchina e sempre con Baggio al centro dello spogliatoio e riferimento tecnico e carismatico in campo, agguerrito nonostante la delusione di non essere stato convocato da Trapattoni per i mondiali in Corea del Sud e Giappone. Nella stagione 2002-2003 si fa largo a centrocampo il dinamismo e il fisico di Stephen Appiah, centrocampista ghanese scovato da Corioni e dal suo staff di osservatori, capace di reggere la mediana bresciana e di mettere a segno anche 7 reti che gli valgono il trasferimento alla Juventus, confermando la filosofia della società lombarda di acquistare calciatori di prospettiva e rivenderli al miglior offerente una volta affermati a grandi livelli. Il campionato regala al Brescia un’altra salvezza, la terza di fila, ma anche il divorzio da Carlo Mazzone che a giugno del 2003 abbandona una città ed un presidente che tanto lo hanno amato; a Brescia arriva Gianni De Biasi, reduce dal miracolo Modena che ha condotto dalla C1 alla serie A e alla salvezza in massima serie. Il campionato 2003-2004 sembra non aver mutato di molto l’atteggiamento del Brescia, sicuro di sé ed ormai pratico della categoria: la salvezza, la quarta consecutiva, passa in secondo piano quando Roberto Baggio annuncia il suo ritiro a fine stagione. Nell’ultima gara di campionato, il Brescia è di scena a San Siro contro il Milan fresco campione d’Italia: la gara termina 4-2 in favore dei rossoneri, ma la scena è tutta per Baggio che nel finale esce dal campo sotto uno scroscio di applausi che omaggia la fine della carriera di uno dei calciatori più amati della storia del calcio, il più forte che a Brescia abbiano mai avuto. Con l’addio di Baggio si chiude un’epoca, quattro salvezze di fila il Brescia non le aveva mai neanche sognate e le ha invece toccate con mano; ma anche questo sogno si chiude, il Brescia 2004-2005 vive un’annata difficile, De Biasi sembra perdere il polso dello spogliatoio e Corioni lo sostituisce con Cavasin che nulla può: la sconfitta in casa della Fiorentina all’ultima giornata spegne ogni speranza del Brescia che torna in serie B cinque anni dopo la promozione del 2000. In un attimo scorrono nella mente di Corioni tutte le immagini di cinque stagioni meravigliose, Baggio in biancoazzurro, la Coppa Uefa sfiorata, le quattro brillanti salvezze, tutto ora è un malinconico e struggente ricordo. C’è da ricostruire e riorganizzare una squadra che da troppo tempo non è abituata ai ruvidi e combattivi campi della serie B. Il nuovo tecnico Rolando Maran tiene il Brescia in alto per tre quarti di campionato, poi dopo una flessione che allontana i lombardi dalla vetta, Corioni esonera l’allenatore e affida la squadra a Zdenek Zeman che però soffre gli arrivi in corsa e non fa che aumentare la crisi di un Brescia che chiude il torneo addirittura fuori dalla zona playoff. Meglio non va nelle successive due stagioni con tanti tecnici che si alternano in panchina e una semifinale playoff conquistata nel 2008 e persa contro l’AlbinoLeffe come massimo risultato. Ma l’obiettivo di Corioni è riportare il Brescia in serie A e l’impresa viene prima sfiorata nel 2008-2009 con la finale playoff  persa contro il Livorno (2-2 a Brescia in rimonta, 0-3 in Toscana) e poi raggiunta un anno dopo sempre dopo gli spareggi, vinti contro il Torino dopo una doppia finale al cardiopalma che il Brescia riesce a far sua grazie al 2-1 dello stadio Rigamonti sotto la guida del nuovo allenatore Giuseppe Iachini.

Il Brescia è di nuovo in serie A, ma la stagione 2010-2011 non si presenta semplice per le rondinelle: Iachini si ritrova ad allenare una formazione rinforzata con gli arrivi di calciatori d’esperienza e qualità come Diamanti e Zebina e che tuttavia ottiene anche discreti risultati come l’1-1 in casa dell’Inter o il successo casalingo contro la Roma, alternati a prove pessime come la sconfitta di Bari contro una squadra ultima in classifica dalla prima all’ultima giornata. La scossa prova allora a darla ancora il presidente con l’esonero di Iachini e l’arrivo in panchina di Mario Beretta, ma in campo cambia poco o nulla e la società richiama Iachini dopo poche settimane. La sconfitta casalinga contro il Milan, arrivata al termine di una gara praticamente dominata dal Brescia e risolta da un guizzo di Robinho a ridosso del 90’, stende definitivamente i bresciani che retrocedono aritmeticamente dopo il ko col Catania a due giornate dalla fine del torneo, l’8 maggio del 2011. La gloriosa epopea di Luigi Corioni al timone del Brescia termina in pratica qui, perché i tentativi di rilancio dei successivi anni falliscono a causa dei problemi economici in cui versano le casse bresciane, motivo per cui il presidente si affida ad organici composti da giovani rampanti, spesso provenienti dal settore giovanile. L’ultimo guizzo del Brescia di Corioni sono i playoff di serie B raggiunti al termine della stagione 2012-2013 e la semifinale persa contro il Livorno poi promosso. Corioni lascia la presidenza lombarda al termine della stagione successiva, conservando grandi ricordi, affetto e anche qualche contestazione della gente in una piazza calda e per nulla semplice da gestire come Brescia. Il pubblico bresciano tributa a Corioni grande stima e riconoscenza, la notizia della morte dello storico presidente, avvenuta l’8 marzo del 2016, chiude ma non cancella la più bella pagina della storia del Brescia Calcio.

di Marco Milan

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