Serie A. Top e Flop. Bonucci spinge la Juventus. Le rivincite di Sinisa, male Palermo e Atalanta

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Appuntamento con il top e flop di Mediapolitika, attraverso i quali riviviamo la giornata di Serie A. La Roma continua nel segno del Faraone, in testa Bonucci conferma la Juventus capolista. Continua il periodo nero del Palermo e dell’Atalanta.

Foto_Serie-ATOP

Stephan El-Shaarawy: la risurrezione del Faraone.

Da “giovane promessa” a “campioncino”, da “talento di cristallo” a “oggetto misterioso”…fino a tornare semplicemente “il Faraone”. E’ la parabola di Stephan El-Shaarawy, che dopo i fuochi d’artificio dei primi anni milanisti, i tanti infortuni che ne hanno minato l’esplosione e i sei mesi da dimenticare nel Principato di Monaco, sembra come rigenerato dall’aria della Capitale. Sbarcato in una Roma in profonda difficoltà, il giovane italo-egiziano (classe ’92), ha beneficiato come tutta la squadra dell’avvento in panchina di Luciano Spalletti in luogo di Rudi Garcia: già quattro i gol di El Shaarawy, che dopo aver bagnato con gol l’esordio in maglia giallorossa (contro il Frosinone) ha poi timbrato il cartellino blindando la vittoria di Sassuolo e risultando decisivo anche contro l’Empoli, punito con una doppietta. Un gradito rinforzo per una Roma che al sesto successo consecutivo mette nel mirino un Napoli claudicante, mentre in maniera più che giustificata nella mente del talentino italo-egiziano si delinea la speranza per nulla infondata di dover preparare in estate le valigie, destinazione Europei; ironia della sorte, in quella Francia che non l’ha saputo aspettare.

Leonardo Bonucci: un uomo di parola

Tra le tante parole che hanno acceso il derby d’Italia, particolare rilievo è stato riservato a quelle dei Leonardo Bonucci, che esprimendosi sulla possibilità di scavare un solco definitivo con i nerazzurri aveva senza mezze misure esaltato la possibilità di “affossare l’Inter”. Nonostante un ottimo avvio di gara però, forse anche a causa delle scorie di Champions, i bianconeri sbattono su di una formazione nerazzura come al solito ermetica nel proprio pacchetto difensivo. Dopo un primo tempo combattuto, a scardinare il match nella ripresa è una zampata siglata proprio da Leonardo Bonucci, che approfittando in una clamorosa ingenuità di D’Ambrosio si fa trovare pronto all’appuntamento con il proprio pesantissimo secondo gol stagionale; promessa mantenuta per lo stopper viterbese, che si conferma uomo dai gol di piombo regalando un successo di platino in chiave scudetto alla formazione di Max Allegri

Siniša Mihajlović: chi la dura la vince

Reduce dall’ottimo campionato disputato sulla panchina della Sampdoria, e conteso in estate da Napoli e Milan, per i primi cinque mesi di campionato Siniša Mihajlović è stato per molti un dead man walking in attesa di essere giustiziato. Sopravvissuto ad un inizio di campionato mai convincente da parte di un Milan privo del carattere dell’allenatore serbo, Mihajlović è virtualmente esonerato il sei gennaio con i rossoneri piegati in casa 1-0 dal Bologna. La squadra si stringe però attorno al proprio allenatore, e comincia una rincorsa fatta di agonismo, applicazione e determinazione che si traduce in nove risultati utili consecutivi (tra cui si annoverano i successi su Inter e Fiorentina, oltre che l’1-1 del San Paolo), che collocano il Milan in piena lotta per l’Europa che conta grazie anche agli umori alterni delle dirette concorrenti (Roma, Fiorentina e Inter). Il derby vinto 3-0 contro l’Inter il punto più alto raggiunto da un Milan finalmente ad immagine e somiglianza del proprio allenatore, che pur con l’acqua alla gola è riuscito a portare avanti il proprio lavoro, osservando con un misto di incredulità e divertimento il numero crescente di addetti ai lavori e non, che improvvisamente ne popolano il carro dei sostenitori.

FLOP

Maurizio Zamparini: c’era una volta il Palermo

Tra le più grandi delusioni di questa stagione calcistica, non può non farsi una menzione del tutto particolare per il Palermo di Maurizio Zamparini, salvatosi al ritorno in Serie A grazie alle prodezze di Iachini in panchina e del duo Vazquez-Dybala in campo. Privatosi della “Joya”, passato alla Juventus in estate per oltre quaranta milioni di euro, il campionato 2015/16 è stato complicato sin dalle prime battute per la compagine rosanero, costretta nella colonna di destra della classifica. Alle difficoltà incontrate da una squadra tecnicamente modesta, si è aggiunta l’emotività di un presidente che, utilizzando un eufemismo, potremmo definire vulcanico: alle prime difficoltà della squadra Iachini viene allontanato, rimpiazzato da Ballardini, “esonerato” a sua volta dallo spogliatoio rosanero. Segue una breve parentesi nella quale il Presidente rosanero ha l’intuzione di portare sulla panchina del Palermo l’ex calciatore del Boca Barros Schelotto, che però non essendo in possesso del patentino di allenatore risulterà essere formalmente un “dirigente accompagnatore”, con Giovanni Tedesco che ne fa le veci in panchina. L’esperimento non funziona, e dopo un breve tira e molla sulla panchina viene richiamato Iachini, alimentando ulteriormente le difficoltà di una squadra in crisi nera di gioco e risultati che, per quanto visto in campo, ha serie ragioni di  temere il ritorno di Carpi e Frosinone. Una sofferenza che la tifoseria palermitana non si merita di subire; l’indice che forse, dopo tanti falsi allarmi, per Zamparini è veramente giunto il momento di passare la mano..

Danilo D’ambrosio: decidere il derby… dalla parte sbagliata

Notte da dimenticare per l’Inter, che nel derby d’Italia con la Juventus che chiude la 27esima domenica di campionato, cade 2-0 allo Juventus Stadium e vede il Milan avvicinarsi a una sola lunghezza di distanza. Dopo aver superato un avvio di gara complicata, i nerazzurri prendono coraggio allo Stadium e pur senza riuscire a pungere in maniera rilevante limitano una Juventus che al riposo viene trascinata sullo 0-0. Pronti via, e nella ripresa è un rinvio disgraziato di Danilo D’Ambrosio a spianare la strada al gol del vantaggio di Bonucci, che difatto si rivelerà fondamentale nell’economia del successo piemontese. Un macigno non da poco per il terzino destro della formazione nerazzurra, che incapace di riscattarsi nel proseguo del match vede quindi aumentare con il passare dei minuti il peso della propria disattenzione. Non sarà una nottata facile per Danilo D’Ambrosio, che però a questo punto ha un motivo in più per cerchiare sul calendario la data del 2 Marzo, giorno di una gara diversa da tutte le altre: a San Siro, sarà di nuovo Inter-Juve.

La formica atalantina si è fermata troppo presto

21 punti nelle prime 14 giornate di campionato, 9 nelle ultime 13: nella loro freddezza e perentorietà, sono i numeri che descrivono il 2015/16 dell’Atalanta di Reja. Protagonista di un fulminante avvio di campionato, che l’ha portata a militare stabilmente a ridosso della colonna di sinistra della classifica, la formazione atalantina ha subito una metamorfosi kafkiana che, stravolgendone interpreti e di conseguenza risultati, l’ha pericolosamente riavvicinata alla porzione di classifica che comincia a scottare. Al bel 3-0 contro il Palermo del 6 dicembre sono seguiti 6 pareggi e 6 sconfitte, determinate anche da una sessione invernale di mercato che ha visto due colonne della squadra come Maxi Moralez e German Denis salutare Bergamo dopo anni di gol e di sudore versato. Sostituiti da Diamanti e Borriello, ancora non del tutto amalgati all’interno del roster nerazzurro, i due sudamericani anno lasciato un vuoto non indifferente alla voce “gol segnati” per l’Atalanta, sbiadita fotocopia della bella realtà di inizio stagione. Il tanto fieno messo in cascina nella prima parte di campionato permette agli orobici di mantenere un cospicuo margine di sicurezza sulla zona rossa della graduatoria, ma la speranza della piazza nerazzurra è che dopo aver zoppicato per 3 mesi la Dea ricominci a correre già da domenica prossima. A Bergamo arriva la Juventus, sarà fondamentale ritrovare la prima Atalanta di Edy Reja.

(di Michael D’Costa)

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