Amarcord. Lumezzane-Cesena, come trasformare una partita in guerriglia

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Lumezzane-CesenaRisse nel mondo del calcio ce ne sono sempre state, gazzarre più o meno violente, insulti e colpi proibiti in campo e magari nei sottopassaggi e all’ingresso degli spogliatoi. Nulla da giustificare o da far passare sottotraccia, per carità, ma nessuno che conosca il pallone può negare l’esistenza di un’adrenalina così alta che a volte sfocia in comportamenti al limite del lecito. Quanto accaduto il 20 giugno del 2004 a Lumezzane, però, andò addirittura oltre la più becera violenza in una rissa che ancora oggi viene ricordata come una delle più incivili della storia dello sport.

Il campionato di serie C1 (girone A) 2003-2004 è dominato dall’Arezzo che stravince il torneo e torna in serie B dopo 16 anni lasciando ad altri il difficile compito di giocarsi l’ultimo posto promozione ai playoff. Il Lumezzane, giunto secondo alla fine delle 38 giornate di campionato regolare ha il vantaggio di poter andare in serie B con 4 pareggi su altrettante gare di spareggio in virtù della posizione migliore possibile in classifica; il Cesena, invece, che è l’altra grande favorita dei playoff, sa che per salire di categoria dovrà faticare e vincere. La finale (che va disputata in gare di andata e ritorno) è proprio fra lombardi e romagnoli, una sfida fra la fame e la voglia di emergere del Lumezzane, paesino in provincia di Brescia affacciatosi per la prima volta fra i professionisti solo ad inizio anni novanta, e il blasone del Cesena che ha alle spalle decenni di serie A e serie B e che tenta affannosamente di tornare fra i cadetti dopo quattro travagliate stagioni in terza serie. Attorno alla finale c’è una tensione altissima, anche perché il Lumezzane ha già sfiorato la serie B nel 1999 perdendola nella finale playoff di Cremona contro la Pistoiese (1-2) e al termine di un altro incontro ricordato più nelle aule di tribunale che nei salotti sportivi, poiché dopo la rete del 2-1 dei toscani, dalla curva pistoiese parte un petardo che colpisce il portiere del Lumezzane Borghetto che resta a terra qualche minuto; il Cesena, dal canto suo, non può permettersi un altro anno in serie C dopo gli investimenti estivi e con una piazza che ribolle e che vuole ripercorrere i mitici anni 70 e 80 con la squadra quasi costantemente in serie A. L’andata della finale playoff si gioca a Cesena in un caldissimo pomeriggio estivo: lo stadio Manuzzi è molto più pieno delle vicinissime spiagge romagnole, i tifosi bianconeri riempiono l’impianto per spingere i propri beniamini verso la promozione, mentre i pochi sostenitori del Lumezzane accorsi in Romagna vogliono coronare il sogno della prima storica avventura in serie B. La gara è tirata e spigolosa, il Lumezzane di D’Astoli strappa un 1-1 finale che fa ben sperare i bresciani in vista del ritorno che sarà in casa nel piccolo stadio Comunale e in cui i rossoblu potranno contare su due risultati favorevoli a disposizione.

Il 20 giugno 2004 a Lumezzane ci si gioca la serie B: i tifosi locali fremono, mentre in 4 mila partono da Cesena per invadere la cittadina lombarda; il Cesena deve vincere a tutti i costi, al Lumezzane basta il pari anche se, regolamento alla mano, qualora i 90 minuti regolamentari dovessero chiudersi in parità, la sfida andrebbe ai supplementari senza conto dei gol realizzati in trasferta, dopodiché sarebbe promossa la squadra meglio piazzata in campionato, ovvero il Lumezzane. Dopo una gara molto tattica e nervosa, le squadre vanno negli spogliatoi sullo 0-0 e si preparano ai supplementari, mezz’ora per decretare l’ultima promozione della stagione; il Cesena non ha ormai più nulla da perdere, si getta in avanti e dopo 10 minuti segna con il centrocampista Biserni: i 4 mila cesenati esplodono, i bianconeri sono a un passo dalla serie B. Ma il Lumezzane ci mette poco a riorganizzarsi e dopo neanche cinque minuti pareggia con Russo: 1-1, Lumezzane di nuovo favorito per la promozione, Cesena di nuovo obbligato a segnare. Qui scoppia l’inferno: i giocatori del Lumezzane, forse volontariamente, forse solamente presi dall’impeto del gol, vanno a far festa davanti alla panchina romagnola; tutto si svolge in pochi frenetici secondi: gli uomini del Cesena seduti in panchina si lanciano all’attacco dei calciatori bresciani, scoppia una rissa violentissima, volano cazzotti e spintoni, i più agguerriti del Cesena sono Rea e Pestrin (poi espulsi dall’arbitro), mentre nel Lumezzane ci pensano Strada e Piovani (peraltro due calciatori dal passato in serie A) a menar forte le mani. Improvvisamente nel parapiglia si butta pure Fabrizio Castori, allenatore del Cesena, che inizia a spintonare gli avversari e a litigare con Pietro Strada, centrocampista e faro del Lumezzane, che gli risponde per le rime e viene spinto a terra. Ciò che avviene subito dopo ha dell’incredibile: Strada è rannicchiato per terra e si protegge la testa con le mani, mentre Castori lo prende a calci e Rea (per fortuna senza scarpe) gli salta sopra; altro che far west, a Lumezzane sono attimi di guerriglia urbana, il pubblico un po’ fischia e un po’ assiste attonito ad una scena assurda. Dopo qualche minuto di confusione e l’intervento della polizia, l’arbitro tira fuori qualche cartellino rosso, poi fa ricominciare la partita; il Cesena è rabbioso, Ambrogioni trova la rete del 2-1 che consegna la promozione ai romagnoli e spezza le ambizioni del Lumezzane, anche se il dopo partita è ancora rovente: il presidente del Lumezzane, Aldo Bonomi, si dice amareggiato e vuole ritirare la squadra dal campionato, oltre a voler far invalidare il risultato della partita (entrambe le decisioni saranno poi ritrattate), mentre Castori minimizza l’accaduto e parla di provocazioni subite dai suoi calciatori e sostiene che la reazione è stata meno cruenta di quanto si sia visto in televisione. In serata, tutti i telegiornali, anche quelli non prettamente sportivi, parlano dell’accaduto, in pochi si soffermano sul ritorno del Cesena in serie B e l’ennesima delusione di un Lumezzane allergico agli spareggi fin dai tempi dei dilettanti: la notizia è la rissa oscena fra calciatori e panchine, la rabbia e la tensione sfociate in guerriglia, alla faccia dello sport.

Il Lumezzane fa ricorso, il risultato della partita viene omologato ma Fabrizio Castori pagherà pesantemente i fatti di Lumezzane con tre anni di squalifica, anche se in Lombardia nessuno è contento della sentenza, perché i rossoblu hanno comunque perso la partita e perché lo stesso Castori può allenare il Cesena per tutta la settimana, salvo poi accomodarsi in tribuna la domenica durante le partite. Troppo blanda la sentenza secondo il Lumezzane, troppo severa secondo Castori che non può godersi il suo primo Cesena in serie B seduto in panchina; al di là delle sentenze e della giustizia sportiva e penale, Lumezzane-Cesena resta una pagina sporca del calcio italiano, un’immagine di violenza che ha fatto il giro d’Italia e del mondo, un capitolo di vergogna da aggiungere al gran librone degli scempi del calcio di casa nostra.

 

 

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