Cluster bombs: Italia anticipa la distruzione delle proprie scorte

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La scorsa settimana, il Ministero degli Esteri italiano ha annunciato che il nostro Paese ha completato, con cinque anni di anticipo rispetto alla data stabilita dall’articolo 3 della Convenzione di Oslo (marzo 2020), le attività di distruzione delle scorte nazionali di munizioni a grappolo.

Le bombe a grappolo sono ordigni sganciati da velivoli, che contengono un indefinito numero di sottomunizioni, le cosiddette bomblets che “al funzionamento dell’ordigno principale (cluster), vengono disperse, secondo diversi sistemi, a distanza”.

L’Italia è un attore fondamentale nei principali fora internazionali che discutono dell’urgenza di eliminare queste bombe le quali, provocano danni fisici e psicologici terribili e inaccettabili ai civili e la cui presenza sul terreno spesso impedisce per lungo tempo la ripresa delle attività quotidiane delle comunità in loco.

La Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo è entrata in vigore il 1° agosto 2010 e a oggi è stata firmata da 116 Stati e ratificata da 92 (tra cui l’Italia nel 2011) ma tra questi non figurano i maggiori produttori ed utilizzatori: Stati Uniti, Russia, Cina, India, Israele, Pakistan e Brasile. Ciò ovviamente, pone dei problemi di cooperazione e di effettivo raggiungimento del risultato finale: il disarmo mondiale.

La Convenzione di Oslo mette al bando le bombe a grappolo e ne vieta produzione, uso, stoccaggio e trasferimento. Quando entrò in vigore, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, la descrisse come “un notevole progresso nel disarmo mondiale e nel calendario umanitario, che aiuterà a lottare contro l’estrema insicurezza e le sofferenze provocate da queste terribili armi, in particolare fra civili e bambini“.

Sia dal punto di vista negoziale sia dal punto di vista sostanziale, la Convenzione di Oslo si avvicina molto a un altro strumento multilaterale a disposizione dell’Italia: la Convenzione di Ottawa sul bando delle mine antipersona. Entrata in vigore nel 1999, si propone di eliminare la produzione e l’utilizzo di mine.

Come si legge sul sito della Rappresentanza d’Italia Permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra, tra gli obblighi principali per gli Stati parte della Convenzione di Oslo troviamo: bonifica delle aree contaminate e sensibilizzazione delle popolazioni civili che vivono in prossimità di queste; assistenza alle vittime di munizioni a grappolo che include cure mediche, riabilitazione e sostegno psicologico e sostegno alla reintegrazione economica e sociale; distruzione dei depositi esistenti, al massimo entro otto anni dall’entrata in vigore della Convenzione per lo Stato parte interessato; fornitura di assistenza ad altri Stati parte che può essere di natura tecnica, materiale o finanziaria; presentazione di rapporti periodici con dati riguardanti, inter alia, le misure nazionali, legislative o amministrative, adottate per l’attuazione della Convenzione; la quantità e tipologie delle munizioni presenti nei depositi; le misure di assistenza alle vittime e le aree contaminate e la loro bonifica.

La Convenzione di Oslo prevede riunioni annuali tra gli Stati parte e Conferenze di riesame quinquennali. Nel 2010, durante la seconda riunione degli Stati parte è stato adottato il Piano di azione di Vientiane (capitale del Laos): un piano d’azione per applicare la Convenzione e le procedure per il monitoraggio dei progressi.

Invece, lo scorso settembre a Dubrovnik (Croazia) si è tenuta la Prima Conferenza di Riesame della Convezione di Oslo. Il nostro Paese, si legge sul sito del Ministero degli Esteri “ha avuto modo di valorizzare le proprie attività a sostegno dell’universalizzazione del Trattato e della sua completa e puntuale attuazione, auspicando al contempo maggiori sinergie con altri strumenti multilaterali, quali la Convenzione di Ottawa sulle mine anti-persona e la Convenzione su certe armi convenzionali”.

É utile ricordare che il “Fondo per lo sminamento umanitario”, istituito nel 2001 e gestito dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina, per il 2015 ha avuto una disponibilità complessiva di circa 3,5 milioni di euro, fondi con i quali sono stati finanziati progetti di sminamento umanitario in aree interessate dal pericolo rappresentato dagli ordigni inesplosi, tra cui Afghanistan, Bosnia Erzegovina, Colombia, Somalia, Striscia di Gaza e Sudan.

Il nostro Paese fornisce assistenza tecnica e finanziaria agli Stati dove sono presenti munizioni a grappolo, con attività di rimozione degli ordigni inesplosi e con assistenza alle vittime. Di rilievo è quindi l’approccio italiano e globale nel rispondere ai problemi posti da una categoria specifica di armi.

Infine, bisogna continuare a puntare alla universalizzare della Convenzione di Oslo, soprattutto per garantire una politica di prevenzione e di intervento ex post.

di Alessandra Esposito

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