Amarcord: quando il piccolo Gualdo sfiorò la serie B

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di Marco Milan

Piccoli paesi crescono, piccole squadre si impongono. Esistono in Italia centri e borghi che in tutta una vita potrebbero non essere mai nominati e che invece grazie al calcio entrano nel vocabolario comune, la locale squadra di pallone fa conoscere a tutto il paese monti e vallate ai più sconosciuti; emblema è il miracolo del Castel di Sangro, un paesino di 5 mila anime arrivato fino alla serie B, categoria mantenuta per due stagioni consecutive per un’avventura tanto celebre quanto (probabilmente) irripetibile. Il Gualdo, formazione della città umbra di Gualdo Tadino, ha provato a fare lo stesso un paio d’anni prima degli abruzzesi, con risultati differenti ma con egual emozione.

In Umbria più o meno da sempre il calcio è suddiviso fra Perugia e Ternana, peraltro grandissime rivali, che hanno veleggiato quasi sempre in serie B, con punte in A e qualche rovinosa caduta in serie C. Il Gualdo, colori bianco e rosso, nasce nel 1920 ma solamente nel 1988 approda in serie D dopo aver sguazzato nell’anonimato dei campionati regionali per quasi sett’antanni. Sembra destinato a rimanere una meteora, invece il Gualdo è organizzato e con un presidente, Angelo Barberini, che ha idee molto chiare, vuole portare la squadra nel professionismo; qualcuno ride, qualcuno gli dà del pazzoide, lui semplicemente lavora affinchè il suo progetto possa concretizzarsi e fa ricredere tutti quando al termine del campionato 1991-92, dopo un vivace ed estenuante testa a testa, batte L’Aquila in un drammatico spareggio e conquista per la prima volta nella sua storia l’accesso alla serie C2. Gualdo Tadino, centro in provincia di Perugia, si ritrova in serie C ed inizia ad ospitare nel minuscolo stadio Luzi squadre ben più blasonate e dal passato glorioso; ma non finisce qui, perchè la dirigenza umbra vuole ancora di più e dopo un anno di assestamento in C2 con una tranquilla salvezza, punta alla C1, rinforza la squadra ed ingaggia un giovane e rampante allenatore che risponde al nome di Walter Alfredo Novellino; l’ex calciatore del Milan si siede sulla panchina biancorossa sapendo due cose: la prima è che la squadra e la città non hanno mai calcato certi palcoscenici e potrebbero non gestire alcune pressioni, la seconda è che l’organico a sua disposizione è uno dei migliori del girone. Il Gualdo parte con la convinzione di poter arrivare in C1 e ci riesce: nell’estate del 1994 mentre tutta Italia accompagna la nazionale di Arrigo Sacchi verso la sfortunata finale dei mondiali a Pasadena contro il Brasile, Gualdo Tadino si gode l’approdo della formazione locale in serie C1; la società umbra conferma Novellino in panchina, ma di certo nessuno si aspetta o si immagina cosa stia per accadere. Il campionato di C1, il primo della storia del Gualdo, parte come torneo di assestamento e si trasforma progressivamente in un sogno: la squadra gioca bene e vince, spaventa anche gli avversari più celebri e punta ad un posto nei playoff promozione, istituiti per una fortunata combinazione, proprio in quella stagione. La Reggina vince il campionato ed approda direttamente in serie B dopo un appassionante duello con l’Avellino, il Gualdo arriva terzo e centra una clamorosa ma meritata qualificazione agli spareggi che potrebbe portare una società ed un paese così piccolo nella serie cadetta per la prima volta nella sua storia, un punto d’arrivo  impensabile fino a solamente tre o quattro anni prima. In semifinale il Gualdo se la vede col Trapani, vince la sfida d’andata per 1-0 e perde quella di ritorno in Sicilia con lo stesso risultato, ma si qualifica alla finale grazie al miglior piazzamento in classifica rispetto ai siculi; l’Avellino si libera nel frattempo del Siracusa e raggiunge gli umbri in una finale che sembra scontata a favore dei campani di Boniek. Il 25 giugno del 1995 allo stadio Adriatico di Pescara ci sono quasi solo tifosi dell’Avellino, una folla impazzita che attende il ritorno in serie B dopo tre anni di inferno in serie C; il Gualdo è seguito in Abruzzo da poche migliaia di sostenitori, perchè quelli ha, perchè Gualdo Tadino è un piccolo centro in provincia di Perugia ed Avellino è un capoluogo di provincia che ha vissuto anni gloriosi in serie A e sente stretta perfino la B. La gara è tirata e giocata in un clima umido: finisce 1-1 e, regolamento alla mano, si passa subito alla battuta dei calci di rigore; la tensione è altissima, tutti hanno tantissimo da perdere: l’Avellino era la grande favorita di inizio stagione e rischia di farsi un altro anno di serie C, il Gualdo ha il tremendo sospetto di dover sfruttare ad ogni costo un’occasione più unica che rara. Boniek ha però un’arma in più che si chiama Marco Landucci, portiere con esperienza da vendere alla Fiorentina in serie A e al Brescia e alla Lucchese in B; l’estremo difensore irpino ipnotizza i tiratori umbri la cui precisione viene meno e le cui gambe tremano più del dovuto. Passa l’Avellino che raggiunge la Reggina in serie B lasciando sul campo dello stadio Adriatico una formazione disperata, consapevole di aver dato tutto ma anche di non poter con ogni probabilità mai più giocarsi una sfida così. Il Gualdo in serie B è destinato a rimanere un sogno, anche perchè in estate il tecnico Novellino viene ingaggiato dal Perugia, proprio in serie B; il suo ciclo a Gualdo Tadino sembra essersi chiuso, ma in paese molti pensano che anche la squadra abbia raggiunto ormai il livello massimo di gloria. Non è così, perchè ancora una volta la presidenza si rivela lungimirante e competente, ingaggia un tecnico esperto, Discepoli, che viene però esonerato dopo un pessimo inizio per far posto ad un altro giovane allenatore, Alberto Cavasin, a cui viene affidato il compito di proseguire la linea di lavoro del suo predecessore puntando ancora ai playoff. E Cavasin rispetta alla lettera le volontà presidenziali portando il Gualdo al quinto posto, l’ultimo valido per accedere agli spareggi; il campionato lo vince, anzi, lo stravince il Lecce di Ventura, davanti a Castel di Sangro, Nocerina, Ascoli e appunto Gualdo. Nella semifinale playoff gli umbri affrontano proprio il piccolo Castel di Sangro che viene battuto al Luzi nella gara d’andata per 1-0 e vince al 94′ la gara di ritorno che stavolta per il Gualdo è una beffa poichè, rispetto ad un anno prima, stavolta il vantaggio in classifica è per gli avversari. Il sogno della serie B sfugge ancora e proprio sul più bello, sembra una maledizione e quella possibilità che il destino aveva concesso ancora ai biancorossi è nuovamente stata sciupata; il campionato successivo, 1996-97, è di livello inferiore ai precedenti due, anzi, è un campionato soffertissimo in cui gli umbri cambiano allenatore (Cavasin è andato via, Sonzogni viene esonerato dopo dieci giornate per far posto a Nicoletti) e si salvano per il rotto della cuffia, giungendo a quota 41 punti assieme a Nocerina, Fermana e Trapani ma evitando i playout grazie alla classifica avulsa. C’è scetticismo in vista del campionato 1997-98, il Gualdo ha avuto la sua fiammata, ha perso la serie B per ben due volte ed ora si sta ridimensionando; invece la squadra si riorganizza agli ordini di Walter Nicoletti, un allenatore preparato, umile ma ambizioso. Il Gualdo ripete i primi due campionati di C1 e giunge terzo in classifica alle spalle delle inarrivabili Cosenza e Ternana, qualificandosi ai playoff assieme a Nocerina ed Atletico Catania. Nella semifinale gli umbri si trovano di fronte la Nocerina che nell’andata in Campania sembra ipotecare la qualificazione con un netto 2-0, ma nella gara di ritorno il Gualdo tira fuori cuore ed orgoglio e si porta sul 3-1, un risultato che, sempre per il discorso della classifica a fine campionato, porterebbe in finale i biancorossi. Ancora una volta, però, è il minuto numero 94 a sancire la fine, stavolta davvero definitiva, dei sogni del Gualdo: la Nocerina segna negli ultimi secondi di recupero e vola in finale dove sarà beffata dalla Ternana. E’ una delusione enorme per gli umbri, per la terza volta ad un passo dal traguardo e per la terza volta rispediti indietro proprio allo scoccare della sirena; l’epopea, il momento d’oro della piccola formazione perugina finisce quel 7 giugno del 1998, perchè dall’anno successivo la squadra biancorossa si indebolisce, nel 2000 retrocede in C2 dopo i playout persi contro la Fidelis Andria e nel 2006 trova addirittura un fallimento societario che esige la ripartenza dai dilettanti.

Oggi il Gualdo Calcio, dopo una tribolata risalita ed una fusione con un’altra squadretta perguina, il Casacastalda, arranca in serie D, ben lontano dai fasti che un tempo portarono Gualdo Tadino a ridosso della serie B, due anni prima del miracolo Castel di Sangro, cinque prima di Alzano e Fermana, altri minuscoli centri che hanno assaporato il campionato cadetto. Come la Virescit Boccaleone qualche stagione precedente, il Gualdo ha soltanto annusato l’odore di un torneo da grandi, sfiorando la serie B per ben tre volte, facendo i conti con un destino atroce e beffardo che sadicamente si è divertito ad infierire sempre nello stesso modo sui coraggiosi biancorossi. Sarà per un’altra vita calcistica, sarà per un’altra storia.

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