Rapporto su ricerca ed energie rinnovabili: Italia sesta nel mondo

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primo_rapporto_ises_energie_rinnovabiliL’Italia è al sesto posto nel mondo per la ricerca scientifica sulle rinnovabili, dopo Cina, USA, UK, Germania e Australia. Un risultato che non va sottovalutato, che induce a riflettere su quelli che sono i cambiamenti in atto all’interno della società. A rivelarlo è il primo rapporto sulla produzione scientifica in tema di energie rinnovabili pubblicato dall’Osservatorio Nazionale di ISES Italia.

Fin della sua nascita, ISES Italia, sezione italiana dell’International Solar Energy Society, cerca di portare avanti una campagna di corretta informazione e comunicazione sull’importanza dell’uso delle energie alternative. Il rapporto, i cui risultati sono stati resi noti nel corso della manifestazione Key Energy di Rimini, ha cercato di comprendere la posizione dell’Italia, rispetto al contesto internazionale, nella ricerca sulle energie rinnovabili, con il fine ultimo di restituire un quadro chiaro su come il nostro Paese si sta muovendo in questo settore.

Ai fini della ricerca è stato elaborato un indice rappresentativo per l’anno 2014 – IGP Index (Index Green Paper), che sintetizza con un punteggio tre fattori: il numero delle riviste internazionali maggiormente utilizzate dalla comunità scientifica (IGP riv), la nazionalità dei ricercatori affiliati alle pubblicazioni (IGP aff) e l’impatto scientifico in termini di numero di citazioni ricevute e qualità della sede di pubblicazione.

In particolare, l’IGP Index, sostiene il prof. Umberto Di Matteo, presidente di ISES Italia “è lo strumento che mancava per comprendere definitivamente quanto la ricerca scientifica italiana riesca a essere un’eccellenza nel mondo nonostante il poco sostegno che riceve a livello pubblico, la pesante crisi economica del sistema privato e la conseguente fuga dei cervelli all’estero”.

Oggi, come si evince dalla lettura del primo rapporto sulla ricerca scientifica in tema di energie rinnovabili, è essenziale puntare sulle tecnologie per la green economy per attuare un cambiamento radicale e migliorare il benessere della collettività. Aggiunge Di Matteo che queste tecniche “sono la risposta, l’elemento che può invertire la rotta, perché coniugano l’alto valore scientifico con il grandissimo potenziale per l’economia nazionale”.

(di Sabrina Ferri)

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