#NoKosovoUnesco attende la scelta della Conferenza di Parigi

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kosovoIl Kosovo continua a essere oggetto di discussione e attrito fra gli Stati della comunità internazionale. L’ex provincia autonoma della Serbia, autoproclamatasi indipendente il 17 febbraio 2008 dopo la guerra del 1999, ha presentato lo scorso luglio la domanda di ammissione all’Unesco, l’Organizzazione per l’educazione, la scienza e la cultura delle Nazioni Unite.

Lo scorso 21 ottobre, il Consiglio esecutivo dell’Unesco ha proposto a maggioranza, l’adesione del Kosovo, accolta grazie all’assenso di 27 paesi membri, contrari in 14 e altrettanti gli astenuti. Ora si attende la decisione definitiva, che verrà presa dalla Conferenza generale dell’Organizzazione, in corso dal 3 al 18 novembre 2015 a Parigi.

L’ammissione di Pristina è osteggiata per varie ragioni, in primo luogo dalla Serbia. Innanzitutto, come affermato da Belgrado,  il Kosovo non è uno Stato ma è ancora un territorio sotto amministrazione delle Nazioni Unite all’interno del territorio serbo. E ciò sulla base della risoluzione 1244 adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu il 10 giugno 1999, al termine del bombardamento della Nato contro la Repubblica Federale di Jugoslavia, risoluzione che autorizzava una presenza internazionale civile e militare nel Kosovo. Pertanto, l’adesione all’Unesco violerebbe la Carta dell’Onu. A onor di cronaca, c’è da aggiungere che secondo il parere del 22 luglio 2010 della Corte internazionale di giustizia (principale organo giudiziario delle Nazioni Unite), la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo non ha violato né il diritto internazionale generale né la risoluzione 1244 (ricordiamo che i pareri della CIG non producono effetti vincolanti, ma si tratta comunque di pronunce dotate di forte autorevolezza in quanto contribuiscono notevolmente allo sviluppo e al consolidamento del diritto internazionale). Il parere tuttavia non prende posizione sugli effetti della dichiarazione e cioè sull’acquisto della soggettività internazionale di un ente.

In secondo luogo, Belgrado denuncia da anni i ripetuti e continui attacchi e le profanazioni dei monasteri ortodossi serbi in Kosovo e tra questi, i monasteri di Decani e Gracanica, il Patriarcato di Pec e la chiesa di Bogorodica Ljeviska a Prizren, inseriti nella lista del “Patrimonio dell’Umanità”. Così Ivica Dacic, ministro degli esteri serbo: “Dal giugno del 1999, 236 chiese, monasteri e altri monumenti storico-culturali in Kosovo sono stati oggetto di attacchi” mentre il suo omologo kosovaro Hashim Thachi ha replicato affermando che “I siti patrimonio dell’Unesco in Kosovo oggi sono più al sicuro” aggiungendo che “La nostra polizia protegge il 95% dei siti della Chiesa ortodossa serba in territorio kosovaro”.

In attesa della decisione definitiva sulla membership di Pristina, in Serbia sono quotidiane le manifestazioni di protesta contro l’ingresso del Kosovo. Manifestazioni a Belgrado, Novi Sad e nella parte serba di Kosovska Mitrovica, la città’ del nord del Kosovo divisa tra serbi cristiano-ortodossi e albanesi musulmani. Inoltre è partita una campagna online #NoKosovoUnesco che vede coinvolti molti comitati che riuniscono persone contrarie all’ammissione.

Per Belgrado il Kosovo rappresenta la culla della propria cultura, spiritualità nonché religiosità. Qui, e precisamente nell’odierna Kosovo Polje (città a nord di Pristina) venne combattuta il 15 giugno 1389, la battaglia della Piana dei Merli tra l’esercito dell’alleanza balcanica e l’esercito ottomano. La battaglia è considerata dai serbi uno degli eventi più importanti della storia nazionale.

Il premier serbo Aleksandar Vucic ha ufficialmente inviato una lettera a tutti i Paesi membri dell’Unesco per esprimere dissenso e preoccupazione per la richiesta del Kosovo, la quale non avrebbe alcun fondamento dal punto di vista del diritto internazionale e sarebbe discutibile per motivi non solo giuridici ma come visto, anche politici e morali: “Poiché il Kosovo non può essere considerato uno Stato come soggetto di diritto internazionale, è evidente come non esista alcun requisito base per prendere in considerazione la richiesta del Kosovo di aderire all’Unesco. Pristina peraltro ha dimostrato di non avere né le capacità né la volontà di adempiere ai requisiti e agli obblighi derivanti dall’adesione all’Unesco. Il vandalismo e la distruzione sistematica del patrimonio artistico e culturale serbo, infatti, sono incompatibili con gli obiettivi dell’Unesco. L’adesione del Kosovo a tale organizzazione sarebbe un “precedente pericoloso” e andrebbe contro lo spirito del dialogo in corso fra Belgrado e Pristina con la mediazione della Ue”.

Anche il presidente serbo Tomislav Nikolic ha duramente criticato la domanda di adesione, sia per le conseguenze negative sul dialogo in corso tra Pristina e Belgrado sia per la forte preoccupazione sul futuro del patrimonio artistico-culturale serbo in Kosovo.

Ma quali sono i criteri di ammissione all’Unesco? Secondo la Costituzione dell’Unesco del 1945, sono membri dell’Organizzazione gli Stati Membri delle Nazioni Unite. Tuttavia, gli Stati che non sono membri dell’Onu (come il Kosovo, del quale molti Stati non riconoscono neppure la soggettività internazionale) possono essere ammessi come membri dell’Organizzazione, su raccomandazione del Consiglio esecutivo, dalla Conferenza generale che vota alla maggioranza dei due terzi. Pertanto, la richiesta kosovara, per essere approvata durante la Conferenza dell’Unesco in corso a Parigi, avrà bisogno del sì dei due terzi dei 195 Paesi membri dell’Unesco. L’esito non è scontato in quanto a ora, solo 111 Stati hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo.

(di Alessandra Esposito)

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