I stand with Ahmed: movimento virale contro l’islamofobia

Ahmed MohamedIrving, Texas, martedì 15 settembre 2015. Uno studente di 14 anni porta a scuola un orologio che ha costruito nel week end, lo vuole mostrare ai suoi professori. La sua giornata scolastica si conclude con un arresto e un’ora e mezza di interrogatorio. Il ragazzo si chiama Ahmed Mohamed, è musulmano, il capo d’imputazione per l’arresto è l’aver fabbricato una simil bomba per simulare un attacco terroristico. A denunciarlo alle autorità sono stati i suoi professori.

Le foto di questo ragazzino magro e ammanettato, che indossa una maglietta della Nasa hanno fatto il giro del web e del mondo, accendendo i riflettori su una delle conseguenze più durature dell’attacco alle Torri Gemelle del settembre 2001, conseguenza rafforzata dall’attuale situazione in Medioriente: l’islamofobia. Tensioni e pregiudizi di questo tipo non sono nuove nella zona di Irving, Texas e non sono nuove per Ahmed: nel corso di una conferenza stampa tenuta dal ragazzo mercoledì, il giorno dopo l’accaduto, il ragazzino ha raccontato di essere cresciuto sentendosi chiamare terrorista dai suoi compagni di classe.
Nonostante i capi di imputazione contro di lui siano caduti, Ahmed è stato comunque sospeso dalla scuola. un gesto che ha causato aspre critiche e ha causato un movimento virale sul web. L’hashtag IstandWithAhmed è diventato un trending topic su Twitter dopo che la gente ha cominciato a condividere foto in cui posavano con orologi. Il ragazzo ha anche ricevuto il sostegno e il supporto di grandi personalità. Il presidente Obama ha twittato: “ Bell’orologio Ahmed. Vuoi portarlo alla Casa Bianca? Dovremmo ispirare più ragazzi come te ad amare la scienza. È quello che rende l’America grande”. Quello alla Casa Bianca non è stato l’unico invito ricevuto dal giovane ingegnere in erba: da Reddit, a Twitter, fino a Google e alla Nasa, in molti hanno chiesto al ragazzo di andarli a trovare con offerte di stage e tirocini. Lo steso Mark Zuckerberg ha scritto sulla sua pagina, schierandosi decisamente contro l’accaduto: “vere le capacità e l’ambizione di costruire qualcosa di figo dovrebbe portare plauso, non arresti. Il futuro appartiene alla gente come Ahmed. Ahmed, se mai vorrai venire a trovarci a Facebook, mi piacerebbe incontrarti. Continua a costruire”.
Lesley Weaver, la portavoce del distretto scolastico indipendente di Irving, ha difeso la politica adottata dalla scuola. Ha dichiarato alla CNN: “Se qualcosa è fuori dall’ordinario, l’informazione deve essere riportata immediatamente al preside o alla polizia, in modo che possa essere affrontata nella maniera più adatta. Prenderemo sempre precauzioni necessarie per proteggere i nostri studenti e mantenere la comunità scolastico il più sicuro possibile”. La portavoce ha poi detto che Ahmed sarà il benvenuto a scuola al termine della sospensione.
Ma Ahmed, insieme ai genitori ha deciso di cambiare istituto. Nel corso della conferenza stampa di mercoledì, il ragazzo ha ringraziato tutti i suoi sostenitori, invitandoli a intervenire anche in altri casi simili al suo, di ragazzi che si trovano a dover combattere ogni giorno contro i pregiudizi e la diffidenza che ormai comporta l’essere musulmano negli Stati Uniti. Ahmed non si aspettava questa reazione; nel suo primo tweet del suo account appena aperto scrive: “Grazie del vostro sostegno! Non avrei mai creduto che alla gente sarebbe importato di un ragazzo musulmano”. Una frase che colpisce forse più di tutta la vicenda, perché se un ragazzino di 14 anni si stupisce se la gente lo difende quando ha subito un torto, nel monod c’è veramente qualcosa di sbagliato.

(di Francesca Parlati)

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