Eurobasket 2015. Belinelli e una vita da “Clutch”

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belinelliLa partita dell’Italia contro la Spagna dell’8 Settembre passerà alla storia per due motivi, la storica vittoria contro una squadra, che negli ultimi dieci anni ha dominato il basket europeo e per il terzo ed ultimo quarto di pura fantascienza di Marco Belinelli con 25 punti, ma sopratutto con 7 triple messe a segno su 8 tentativi.

Belinelli è il classico giocatore di basket con la valigia in mano, mai più di due anni nella stessa squadra. Con l’unica eccezione per la nazionale italiana con cui è sempre rimasto fin dalle categorie giovanili e dove si conferma essere un leader: sempre presente ad ogni grande competizione. Con la nazionale, Marco ha realizzato 1509 punti in 102 gare (14,8 punti di media a partita). Oggi Marco ha 29 anni ed ha sulle spalle una lunga carriera basata sul suo feeling con il tiro da tre punti.

Il Beli debutta a 16 in serie A con la Virtus Bologna e dopo due stagioni, a causa del fallimento delle V nere, pur rimanendo nella sua città, cambia casacca, firmando per gli acerrimi nemici della Fortitudo. Questo passaggio, nonostante fu accompagnato da molte critiche, è la svolta per Belinelli. Sotto gli ordini di coach Repesa, nel 2005, a soli 19 Marco partecipa (con pochi minuti giocati) allo storico scudetto dell’”istant replay” (vinto da Bologna grazie ad un tiro all’ultimo secondo validato dalla moviola in campo) ed alla finale dell’Eurolega.

La partita della svolta professionale è quella della sconfitta dell’Italia contro gli USA ai Mondiali del 2006, Belinelli attira l’attenzione degli scout americani sfoderando una grande prestazione condita da 25 punti. L’allenatore degli Stati Uniti, Mike D’Antoni, a fine partita dichiarerà: “Gli farei sposare mia figlia”. L’anno dopo Marco viene chiamato con la diciottesima scelta al draft del 2007 dai Golden State Warriors.

Scorrendo la carriera di Belinelli in NBA, ti accorgi che è piena di alti e bassi e di tanti trasferimenti, questo perché Marco si è ritagliato uno spazio in questa lega come specialista tiratore, e come tutti i tiratori che non raggiungono lo status di “Star”, diventano pedine appetibili per fare scambi che coinvolgono grandi giocatori.

I primi anni sono di apprendistato, il Beli impara da grandi point-guard, come Baron Davis a Golden State e Chris Paul a New Orleans, quella caratteristica che pochi cestisti hanno, ovvero essere “clutch”, cioè rimanere freddi anche quando la palla scotta. Nell’anno della sua definitiva consacrazione in NBA, ovvero il 2012-2013 quando gioca per i Chicago Bulls,  avvengono due momenti “clutch” tra i più famosi della storia sportiva di Belinelli. Il primo a Boston con i Celtics in vantaggio 99 a 98, durante i tempi supplementari, con Marco che a tre secondi dalla fine della partita ha il tempo di prendere la palla in post, girare sul suo piede perno e lanciare la sfera nel cesto tirando all’indietro. Il secondo Winner-game è contro Utah, sempre con i Bulls sotto di un punto, con un tripla dall’angolo a 5 secondi dalla fine. L’anno a Chicago è fantastico per Belinelli che, con i suoi 24 punti a gara 7 contro Brooklyn, riesce a portare i Bulls al secondo turno dei playoff.

Le sue prestazioni non sono passate inosservate ad uno degli allenatori più vincenti dell’NBA, ossia Gregg Popovich che si assicura Belinelli per la stagione 2013/2014. Marco in questo anno, mostra una grande maturità: partecipa, vincendo, alla gara del tiro da tre punti dell’All Star Game e contribuisce alla scalata al titolo NBA dei San Antonio Spurs, diventando il primo ed unico giocatore italiano a vincere l’anello. Nel suo secondo anno con gli Spurs, il Beli conferma le sua abilità da giocatore di squadra e di tiratore da tre punti. Alla fine della stagione 2014/2015 riesce ad andare ai playoff con San Antonio, ma senza bissare il successo dell’anno precedente, però per via della costanza che finalmente riesce a dimostrare sul parquet, si assicura un ricco contratto con i Sacramento Kings. Una squadra che mostra tanto talento ma poco  gioco di squadra e che ora Marco avrà il compito di guidare ai playoff.

Prima però Belinelli deve pensare agli Europei dove ha, come sempre, il delicato compito di essere “Clutch” della nazionale per migliorare i piazzamenti, deludenti, degli scorsi anni.

Di Simone Sarrocco

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