L’uomo saprà smettere di odiare?

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hate-speech-online-300x219[1]Come colmare il gap generazionale con i nativi digitali? E soprattutto: come potenziare le parole, positive e propositive, che possono generarsi, piuttosto che quelle animate dall’odio? Organizzato dal Centro Zaffiria (http://www.zaffiria.it/), fulcro della due giorni, l’annoso tema dell’hate speech. Online e offline.

Le parole condivise nei media e ancor più nei social media, sono il mondo dell’istante che corre verso il domani. Questo lo sanno più che bene giovani e giovanissimi. Sulla loro pelle, infatti, vivono il divario immenso tra vita reale, offline, e ciò che trovano, invece, online. Tra l’altro, volenti o nolenti, da un lato, a casa i genitori, dall’altro, a scuola gli educatori, proprio non sembrano riuscire a reggere il passo. E, purtroppo, poi, troppo spesso, online, i ragazzi leggono “parole d’odio”. Che possono risultare, se possibile, ancor peggiori di azioni e/o atti d’odio ai quali possono assistere. Ma, in concreto, di cosa stiamo parlando?

“L’odio non è mai un atto involontario. Ma un atto comunicativo, tratto distintivo dei discorsi di una comunità”. Questa la definizione del Professor Luigi Alfieri, antropologo, dell’Università di Urbino. “L’odio non nasce dalla conoscenza dell’altro. Ma genera comunque relazione. Di tipo negativo. Ma pur sempre relazione”. Ha poi aggiunto. Per, poi, spiazzare del tutto la speranzosa platea: “le ragioni per odiare cambiano, ma non l’odio, come sentimento. È, perciò, qualcosa di storico-culturale, che muta nel tempo, in relazione al contesto”.

Da un lato, Alessandro Soriani, con i principi del cooperative learning e, dall’altro, Marco Trotta, con alcuni progetti concreti di media education realizzati con i ragazzi, entrambi dell’Università di Bologna, miravano, quindi, a dimostrare come, se aiutati a crescere in responsabilità e spirito critico, i ragazzi, siano in grado di gestire, molto meglio di quanto si crede, l’hate speech online. E, conseguentemente, quello offline. L’uomo sarà, quindi, prima o poi, in grado di smettere di odiare? Sembra proprio, anche in merito a questo delicato tema, che, un uso dei media, non solo consumistico, possa portare a ottimi risultati.

(di Eloisa De Felice)

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