Amarcord. Alexi Lalas, il primo stravagante americano in serie A

Lalas“Si dice che in America tutto è ricco, tutto è nuovo”, cantava Rino Gaetano negli anni settanta, quando il calcio made in USA era considerato la periferia del pallone perchè la nazionale non si qualificava mai alla fase finale della coppa del mondo e il campionato a stelle e strisce era insulso e al massimo impreziosito da qualche ex campione che andava lì a raggranellare qualche dollaro a fine carriera (Pelè, Chinaglia, Best, Kempes). Negli anni novanta, però, le cose erano già diverse e gli Stati Uniti iniziavano ad emergere anche col pallone fra i piedi.

Nell’estate del 1994 in America ci sono i mondiali, un insieme di caldo, afa, umidità e scenografie pompose come da tradizione statunitense. La coppa la vince il Brasile dopo i calci di rigore contro l’Italia a Pasadena, la nazionale padrona di casa ben figura: passa il girone di qualificazione contro Romania, Svizzera e Colombia, e si arrende solo agli ottavi di finale contro i futuri campioni del Brasile che vincono grazie ad un gol di Bebeto a un quarto d’ora dal termine. In quella nazionale americana non ci sono moltissimi talenti, ma è un gruppo ben organizzato ed affiatato, la squadra gioca bene e si diverte, senza strafare, agendo con linearità e semplicità, anche perchè, in fondo, il calcio in America è risorto da poco e non ci sono ancora le basi per inventare niente. Uno dei pilastri di quella formazione è il difensore centrale Alexi Lalas, probabilmente il calciatore che salta di più agli occhi degli spettatori, non per le giocate (piuttosto rudimentali) ma per il look: capelli lunghi mossi e rossi, baffoni e barba caprina lunga. E’ un bel personaggio questo Lalas, origini greche ma statunitense del Michigan, classe 1970, è come detto un difensore, di quelli bravi a saltare di testa e bravi a spazzare via il pallone senza tanto pensarci sopra; guida la difesa con personalità e quando esce dal campo si mette a tracolla la sua chitarra e se ne va in giro a suonare il rock con la sua band, i Ginger. Viene subito definito “il calciatore cantante”, anche perchè sembra rappresentare esattamente la concezione del calcio in America, ovvero un’avventura secondaria. In quello stesso periodo, in Italia c’è una squadra di serie B che è tornata in A dopo 32 anni e al termine di uno spareggio al cardiopalma contro il Cesena a Cremona: è il Padova della coppia di allenatori Sandreani-Stacchini che, guardando i mondiali alla tv si innamorano di questo difensore americano dai capelli rossi e chiedono alla società di portarlo in Veneto. Il Padova si appresta a giocare il campionato di serie A 1994-95 con uno stadio nuovo di zecca (l’Euganeo che sostituisce il vecchio Appiani) e con un difensore appena sbarcato in Italia che non conosce una parola di italiano, che arriva all’aeroporto con la chitarra, che ride sempre e che si prende parecchie prime pagine dei quotidiani sportivi perchè è il primo statunitense a giocare nel campionato italiano, anche se, a dire il vero, altri due calciatori negli anni trenta avevano compiuto la traversata USA-Italia, Armando Frigo ed Alfonso Negro, entrambi calciatori della Fiorentina, ma si trattatava di italoamericani, tanto che vennero ribattezzati paisà di ritorno. No, è Alexi Lalas il primo americano puro nella storia della serie A. Il campionato inizia male per il Padova che perde le prime quattro partite: 5-0 a Genova contro la Sampdoria, 3-0 in casa contro il Parma, 2-0 in casa del Torino e 2-0 all’Euganeo contro il Bari. La squadra sembra debolissima, senza carattere e pronta per ritrovarsi nuovamente in serie B; Lalas affonda assieme ai suoi compagni, si barcamena in difesa assieme ai vari Rosa, Gabrieli e Cuicchi, ma spicca solo per il look bizzarro e perchè in campo urla ordini in inglese, oltre al fatto che negli spogliatoi dopo gli allenamenti intrattiene i compagni con una raffica di canzoni americane che rendono inutile l’utilizzo di impianti stereo, walkman e quant’altro. Alla quinta giornata il Padova ottiene il primo punto del campionato rimontando a Napoli dall’1-3 al 3-3 grazie ad una doppietta del centravanti Filippo Maniero; è forse la svolta del campionato dei biancoscudati che nella giornata successiva, il 16 ottobre 1994, ospitano il Milan campione d’Italia e d’Europa in carica. Lo stadio Euganeo, che manca ancora delle curve, è pieno zeppo, i tifosi padovani possono ammirare il Milan degli invincibili di Fabio Capello dopo che negli ultimi anni hanno visto il Padova giocare (e spesso arrancare) contro Lucchese, Casertana e Fidelis Andria, e, con tutto il rispetto del caso, non è esattamente lo stesso. Il Milan è in difficoltà, attacca poco e male, in difesa si distrae e lascia spazi, in uno dei quali si inserisce proprio Lalas che di piatto destro infila Sebastiano Rossi: 1-0 per il Padova, lo stadio impazzisce, Lalas corre verso la tribuna scoperta, salta i cartelloni e fa festa coi propri tifosi venendo anche ammonito dall’arbitro. La gara terminerà 2-0 per i patavini perchè nel secondo tempo il terzino Gabrieli farà partire un missile da trenta metri che manderà definitivamente ko l’armata rossonera; a fine partita le telecamere e i microfoni sono tutti per il difensore chitarrista americano che ha fatto pure gol: lui, capirai, non vede l’ora di esibirsi davanti ai giornalisti, per lui è una festa, non ha la mentalità italiana del calciatore musone che al massimo dice che è contento per la vittoria della sua squadra. Gli chiedono le sue sensazioni, lui ride sotto il barbone e dice in un pessimo italiano: “Fatto gol, vinto, bene bene”. Gli chiedono se è dispiaciuto per l’ammonizione, lui risponde: “These are the rules?”, ovvero “Sono queste le regole?”, “Ah, ok”, e si fa una bella risata. Qualcuno a Padova è sbigottito: ma come, questo fa il calciatore professionista e non conosce neanche il regolamento? Ma Lalas è fatto così, per lui il pallone è un divertimento, fa il professionista ma non lo considera un mestiere. E poi c’è da dire che in campo inizia a farsi valere, guida la difesa con autorità e il Padova rimonta in classifica fino ad arrivare a giocarsi lo spareggio salvezza contro il Genoa a Firenze e a vincerlo dopo i calci di rigore, ottenendo un’insperata ma meritata salvezza a cui l’americano contribuisce con un altro gol nel 4-2 dei veneti contro il Torino. Lalas è ormai un idolo a Padova, la gente lo ferma per la strada e gli chiede una foto, lui è disponibile con tutti, se ne va in giro con le sue camicie a scacchi e prova anche ad imparare l’italiano. La stagione 1995-96 si presenta ancora più complicata per il Padova perchè il campionato è salito di livello e la rosa biancoscudata ha perso un pezzo da novanta come il centravanti Maniero (9 gol nella stagione della salvezza) che è passato alla Sampdoria. Nicola Amoruso e il croato Vlaovic fanno quello che possono, segnano anche diversi gol, ma il Padova sprofonda e retrocede con diverse giornate di anticipo; anche Lalas abdica e non ripete il campionato dell’anno precedente. A fine stagione il Padova saluta la serie A (e ad oggi il campionato 95-96 è l’ultimo dei veneti in massima serie) così come Lalas che non accetta la B e torna in patria a giocare nei New England Revolution prima, nei New York Metrostars dopo e infine nel Kansas City e nei Los Angeles Galaxy dove chiuderà la carriera calcistica nel 2003 e di cui sarà anche dirigente fino al 2008. Nel 1998 Lalas gioca anche i mondiali francesi in cui gli Stati Uniti escono al primo turno, eliminati da Germania e Jugoslavia, ma anche dall’Iran che vince 2-1 una partita che avrà un valore enorme non solo per quanto riguarda il calcio. Lalas chiuderà l’avventura con la nazionale proprio al termine di quel mondiale, con 9 reti in 96 presenze dal 1990 al 1998, un bel bottino per un difensore.

Ciò che non termina, invece, è la sua attività musicale, tutt’ora attiva e molto apprezzata in America. Oggi Alexi Lalas ha una famiglia, dei figli, non gioca più a pallone ma suona ancora, non ha più nè i capelli lunghi e nè la barba caprina che lo rese famoso a metà degli anni novanta. Ha una laurea, conseguita nel 2014 dopo più di vent’anni di studi, presa per cultura personale e per dimostrare ai suoi bambini che nella vita non bisogna mai demordere o mollare. A Padova, ancora oggi, Alexi Lalas è un idolo, una parentesi di simpatia in un campionato spesso dominato da tensioni e malumori. These are the rules? Evidentemente si.

di Marco Milan

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