Chagall. Love and Life in mostra a Roma

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Al Chiostro del Bramante di Roma sono esposti 140 lavori provenienti dalla collezione dell’Israel Museum di Gerusalemme di uno degli artisti più amati del Novecento: Marc Chagall. La mostra si intitola “Chagall. Love and Life” e rimangono ancora un paio di settimane per visitarla, visto che resterà aperta fino al 26 luglio.

La mostra, patrocinata da Roma Capitale, è curata da Ronit Sorek e prodotta da DART Chiostro del Bramante e Arthemisia Group. È suddivisa in otto sezioni tematiche che tracciano una mappa artistica e spirituale che sta alla base della poetica di Chagall, frutto dell’assimilazione delle tre culture a cui l’artista appartiene: ebraica, russa e occidentale. I temi sono quelli a lui più cari: le radici nella nativa Vitebsk, in Bielorussia, descritta con nostalgia nella serie Ma Vie (My Life), l’incontro con la moglie Bella Rosenfeld, della quale illustrò i libri, pubblicati postumi, “Burning Lights” e “First Encounter”, a cui si aggiungono le illustrazioni della Bibbia e le illustrazioni delle Favole di La Fontaine. La rassegna raccoglie in particolare i lavori grafici e le opere eseguite con diverse tecniche litografiche e di incisione.

Chagall fu artista poliedrico, che alla varietà dei temi accompagnò la molteplicità delle forme espressive: non solo si dedicò alla pittura, ma anche alla scultura, al mosaico, alla scenografia, alla scrittura. L’esposizione si concentra sull’attività di illustratore editoriale ed evidenzia proprio il rapporto tra arte e letteratura, linguaggio e contenuto nell’opera di Chagall.

Non mancano le scene raffiguranti gli innamorati, un motivo che lo ha reso famoso in tutto il mondo. La musa ispiratrice di queste rappresentazioni era Bella, l’amata moglie scomparsa prematuramente nel 1944. Sin dal loro primo incontro la donna divenne il suo soggetto preferito. Come egli stesso scrisse di lei nell’autobiografia: “Il suo silenzio è il mio. I suoi occhi, i miei. Sento che mi conosce da sempre, che conosce la mia infanzia, la mia vita di oggi, il mio futuro: come se avesse sempre vegliato su di me, intuendo il mio più intimo essere, sebbene questa sia stata la prima volta che l’ho vista”.

I due si sposarono nel 1915, quando Chagall tornò a Vitebsk dopo quattro anni vissuti a Parigi. A partire dagli anni ’20 iniziò ad affrontare nelle sue tele il tema dell’amore. La prima serie di dipinti dedicati alla moglie ha uno stato d’animo sognante, le forme snelle e legate, un ritmo dalla grazia floreale. Nella famosa opera Compleanno (1915), Bella ha in mano dei fiori, mentre entrambi sono sospesi a mezz’aria nella stanza. È la prima volta che Chagall usa il motivo degli innamorati che sfidano la forza di gravità. Da questo momento in poi il tema del “volo” diverrà ricorrente. Il cielo apparterrà agli innamorati, il cromatismo intenso delle tele trasmetterà la gioia della loro condizione privilegiata. Nonostante la perdita della moglie, l’artista continuò sino alla fine della sua carriera a ritrarre l’amore in una serie di schemi ricorrenti: gli innamorati tra i fiori, a testa in giù o con le teste staccate, la passeggiata degli innamorati, gli sposi della Tour Eiffel.

Nessuno meglio di Chagall ha saputo dipingere quel sentimento “che move il sole e l’altre stelle”, per dirla con Dante. Nessuno ha saputo rendere così bene quel senso di leggiadria, quella gioiosa grazia che avvolge gli innamorati e li fa volare contro le leggi fisiche della razionalità in un universo che è solo loro. Legati da un filo invisibile a dispetto del tempo, nonostante lo spazio.

(di Laura Guadalupi)

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