Coppa del Mondo femminile. Gli Stati Uniti sul tetto del mondo, 5-2 al Giappone

Team USALa Coppa del Mondo Femminile nella notte tra domenica e lunedì è terminata, è stata la settima organizzata dalla FIFA, una tournèe di campionesse che al pari degli uomini hanno dato via a 52 match appassionanti e combattuti.

Ad ospitare il torneo è stato il Canada con sei stadi, tre dei quali dalla capienza superiore ai 50.000 posti. Le squadre qualificate per la prima volta nella storia della competizione sono state 24 divise in 6 gironi da 4 team. Otto nazionali provenienti dall’Europa, con l’Italia che nell’ultimo spareggio dentro fuori è stata eliminata dall’Olanda perdendo così la possibilità di partecipare al mondiale, le altre qualificate senza spareggi dalla UEFA sono state: Inghilterra, Francia, Germania, Norvegia, Spagna, Svezia e Svizzera. Dal Sud America hanno strappato il pass: Brasile, Colombia ed Ecuador. Dal Nord America i padroni di casa del Canada, gli Stati Uniti, il Costa Rica ed il Messico. Cinque nazioni asiatiche: Giappone, Corea del Sud, Cina, Thailandia ed Australia. Tre africane: Nigeria, Cameroon e Costa d’Avorio ed infine una nazionale proveniente dall’Oceania, la Nuova Zelanda.

Come spesso capita il torneo è stato imprevedibile, sono cadute inaspettatamente molte grandi, la Spagna non ha nemmeno superato il girone, le due nazioni scandinave (Svezia e Norvegia), dove il calcio è avanti anni luce in confronto a molti Stati con maggior tradizione in campo maschile, sono state eliminate agli ottavi di finale da Germania ed Inghilterra. La sorpresa più clamorosa poi è stata l’eliminazione del Brasile agli ottavi contro l’Australia, nonostante l’impiego in campo di una delle grandissime del torneo (Marta), battute da una papera di Luciana che ha permesso il goal storico alla Simon da poco entrata in campo.

La finale è stata una classica delle finali del calcio femminile, come quattro anni fa, USA-Giappone, in quel caso vinsero ai rigori le nipponiche e come tre anni fa, finale olimpica di Londra in cui si imposero le statunitensi. E’ stata quindi la bella tra le due realtà che hanno dominato l’altra metà del football, come previsto Vancouver è stata presa d’assalto da tifosi americani ed i 54,320 posti del BC Palace sembravano esauriti. Però se nelle due finali precedenti aveva regnato l’equilibrio, in questo caso così non è stato così: le statunitensi hanno una campionessa troppo determinante, la trentaduenne Carli Lloyd, numero 10 e talento cristallino.

La partita – La Lloyd dopo cinque minuti ha già battuto due volte Kahiori, Team USA non si accontenta delle due reti di vantaggio ed al quattordicesimo Holiday approfitta di un errore della Iwashimizu che sbaglia un rinvio facile lanciando l’avversaria. Al sedicesimo il colpo di genio che pone fine al match: sempre della Lloyd che da centrocampo beffa il portiere avversario posizionatosi troppo lontano dai pali della propria porta, i settantaquattro minuti che mancano sono solo una passerella per le ragazze di coach Jill Ellis. Il Giappone in realtà ci prova a rientrare in partita e segna due reti a cavallo tra il primo ed il secondo tempo, ma la paura passa velocemente alle americane, perché l’ala destra Heath chiude il match sul 5-2.

Rivincita compiuta per team USA e premi che arrivano a grappoli per questa nazionale: la Lloyd ovviamente è il pallone d’oro del mondiale, Hope Solo (portiere americano) è il guanto d’oro del torneo, fino alla finale aveva subito un solo goal (non decisivo nel match d’esordio contro l’Australia), scarpa d’oro ancora per Carli Lloyd, ma condivisa con la tedesca Celia Sasic, entrambe autrici di sei goal. Un riconoscimento arriva anche per la diciannovenne Kadeisha Buchanan difensore canadese. Appuntamento tra quattro anni in Francia, dove dovrebbe esserci un posto in più per le nazionali europee, la speranza è che finalmente anche le azzurre possano calcare i campi di calcio insieme alle migliori del mondo.

di Francesco De Felice

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