Amarcord: la prima storica promozione della Reggina in serie A

RegginaLa Calabria in serie A fino al 1999 si era chiamata soltanto Catanzaro che negli anni ’70 e i primi ’80 aveva portato il tacco dello stivale nella massima divisione. La Reggina aveva navigato sempre fra serie C e B, sfiorando la A nel 1966 (promozione persa per un punto dopo un pareggio sfortunato a Novara nell’ultima gara di campionato) e nel 1989 (spareggio perso dopo i calci di rigore a Pescara contro la Cremonese). Nel 1999, però, la serie A torna in Calabria e proprio grazie alla Reggina, autrice di una cavalcata inaspettata ma trionfale.

Il campionato di serie B 1998-99 parte il 6 settembre e nell’ipotetica griglia di partenza in pole position ci sono le neoretrocesse Napoli, Atalanta, Brescia e Lecce, seguite da Verona, Genoa e Torino. La Reggina, decima classificata l’anno precedente, parte con l’obiettivo di centrare la salvezza il prima possibile, traguardo che appare alla portata della formazione amaranto, guidata in panchina da Elio Gustinetti, tecnico riflessivo e molto preparato; in squadra c’è il bomber Fabio Artico, centravanti non eccelso tecnicamente ma bravo a buttarla dentro in area di rigore, c’è l’esperto centrocampista Tonino Martino, uomo tuttofare della mediana reggina, in difesa c’è il capitano Simone Giacchetta, esperto e generoso, cresciuto nelle giovanili del Napoli di Maradona ed affermatosi poi nelle serie minori. Il campionato della Reggina non comincia bene, sconfitta a Lecce alla prima giornata, scialbo 0-0 casalingo col Monza alla seconda; poi nel terzo turno arriva un 1-1 a Napoli che rincuora la truppa di Gustinetti che nella giornata successiva trova il primo successo stagionale, 2-1 alla Lucchese nello stadio Granillo. Il campionato procede con un paio di sorprese negative in testa alla classifica, ad esempio Napoli e Brescia che si allontanano quasi subito dalla vetta, così come l’Atalanta, altra grande favorita ad inizio torneo, che viaggia a fasi alterne, e così come il Genoa che si avvia ad un’annata negativa e  lontanissima dal vertice; a fare la voce grossa sono Verona e Torino, con Lecce e Pescara che si accodano e tentano l’allungo per arrivare in serie A. Nel girone d’andata la grande sorpresa è il Treviso che al secondo anno assoluto di serie B si ritrova a lottare per la promozione e che, soprattutto in casa non sembra sbagliare un colpo. La Reggina intanto si assesta a centroclassifica, anche se la graduatoria è molto corta e scalarla non sarebbe impossibile se si infilasse una serie di risultati positivi di fila; nell’ultima giornata di andata, il 24 gennaio 1999, gli uomini di Gustinetti battono 1-0 in casa il Torino, anche se la vera svolta arriva un paio di mesi dopo con la vittoria sofferta proprio sul Treviso, conquistata grazie ad un calcio di rigore di Artico e che lancia la Reggina verso le prime posizioni, ma soprattutto regala fiducia e convinzione ad un gruppo che fino ad allora sembrava mancare di autostima. E’ il momento chiave della stagione amaranto che subito dopo batte il pericolante Cesena e vince 3-2 a Brescia togliendo dalla lotta promozione i lombardi. Il 2 maggio 1999 arriva lo scossone che nessuno si aspetta e che sembra chiudere le porte della serie A alla Reggina: i calabresi perdono 3-0 in casa del tranquillo Chievo al termine di una gara pessima, tanto che il presidente Foti licenzia a sorpresa Gustinetti nonostante l’ottimo campionato e la corsa promozione ancora apertissima, chiamando in panchina l’esperto Bruno Bolchi, protagonista di svariate promozioni dalla B alla A con diverse squadre. La decisione non convince nessuno, in fondo la Reggina si trova a sei giornate dal termine al quinto posto della classifica con un solo punto di ritardo su Lecce ed Atalanta che sono quarte ad occupare l’ultima piazza che porta in serie A. La settimana successiva gli amaranto non vanno oltre lo 0-0 casalingo proprio contro i bergamaschi e vengono riscavalcati in classifica dal Treviso che nel frattempo batte il Pescara. Le ultime giornate sono però al cardiopalma: il Treviso non vincerà più, l’Atalanta troverà il successo solo nell’ultima gara contro il Monza ma a giochi ormai fatti; solo Torino e Verona si lasciano alle spalle la bagarre, centrando la promozione con relativa facilità. E’ il 30 maggio il giorno della verità: allo stadio Adriatico si gioca infatti Pescara-Reggina, 36.ma e terz’ultima giornata del campionato di serie B: entrambe le squadre al quarto posto della classifica a quota 57 punti, uno spareggio in piena regola. Stadio stracolmo, caldo infernale, tensione alle stelle; la partita è bruttina, del resto la posta in palio è tremendamente alta, in più gli appuntamenti con la storia appesantiscono ancora di più il confronto: il Pescara, guidato da Luigi de Canio, manca dalla serie A da sei stagioni, la Reggina, come detto, sogna il massimo campionato da 85 anni di vita, cioè da sempre. Succede veramente di tutto in campo, il Pescara sbaglia un rigore con Gelsi che tira fuori, poi lo stesso centrocampista pescarese butta nella propria porta la rete dell’1-o per la Reggina ad inizio ripresa, quindi Possanzini in contropiede a nove minuti dal termine fissa il risultato sul 2-0; a Reggio Calabria impazziscono di felicità, la Reggina è quarta in classifica da sola a due giornate dalla fine del campionato, ha vinto lo scontro diretto contro il Pescara che ora è distante 3 lunghezze e deve giocare in casa del Lecce che pure si sta giocando la promozione ed è terzo. Penultimo turno di campionato: il Pescara rimescola tutte le carte del mazzo, sbanca Lecce, mentre la Reggina non va oltre l’1-1 casalingo contro la pericolante Ternana. A novanta minuti dalla fine del torneo la classifica recita: Verona e Torino 65 e promosse in serie A, Lecce e Reggina 61, Pescara 60; ultima giornata, in programma ci sono Chievo-Lecce, Torino-Reggina e Pescara-Brescia, in pratica tre gare contro tre squadre demotivate per le pretendenti alla promozione, perchè il Chievo è ormai salvo, il Torino è già promosso e il Brescia tagliato fuori dalla corsa alla A. Il Lecce vince facilmente la sua partita e sale in serie A senza preoccuparsi dei risultati delle concorrenti, il Pescara va sul 3-0 contro il Brescia e poi si attacca alle radioline per capire cosa succeda al Delle Alpi di Torino dove ci sono quasi ventimila sostenitori reggini a sognare la serie A e a spingere i ragazzi in maglia bianca e calzoncini amaranto verso la storia. Al 26′ del primo tempo la Reggina va in vantaggio grazie a Cozza che trasforma un calcio di rigore, ma la sfida è dura perchè la Reggina è troppo contratta e troppo tesa, sente un peso enorme sulla schiena che ne blocca movimenti e pensieri. E infatti, puntuale come una cambiale, ecco il pareggio del Torino al 65′ con Ferrante che sarà capocannoniere del torneo con 27 reti; un dramma per i tifosi calabresi, mentre a Pescara esplode la festa, una festa che però dura poco, appena cinque minuti, perchè ecco che al 70′ Martino si incunea nella difesa granata e piazza il colpo del 2-1, poi si toglie la maglia e corre impazzito per tutto il campo. E’ l’ultima emozione di una partita che negli ultimi venti minuti si trascina fra passaggi a centrocampo e tifosi lungo il perimetro di gioco che attendono il fischio finale. Nei minuti di recupero la Reggina capisce di avercela fatta quando da Pescara arriva la notizia dei due gol del Brescia che buca un Pescara ormai depresso; finiscono entrambe le gare, a Pescara applaudono la loro squadra, quinta e fuori dalla serie A, mentre a Torino esplode il tripudio dei tifosi calabresi, finalmente in serie A dopo tanti bocconi amari e dopo tante beffe; è il 13 giugno del 1999. Negli spogliatoi dello stadio Delle Alpi c’è commozione, c’è gioia e quasi incredulità perchè l’organico della Reggina sembrava sì solido, ma forse non abbastanza attrezzato per raggiungere la serie A, specie confrontandolo con quelli di formazioni come Atalanta, Napoli e Genoa che sono rimaste invece impantanate a metà classifica, vittime della loro supponenza, convinte che bastasse il nome e il blasone per tornare di diritto in serie A. La Reggina 1998-99 compie un miracolo, ma l’impresa forse più grande la compirà gli anni successivi, rimanendo ed affermandosi in serie A, diventando una delle più belle e concrete realtà del calcio nazionale.

Oggi la Reggina vive una crisi profondissima che l’ha portata in un solo anno dalla serie B alla serie D, complici disastri finanziari ed una proprietà che ha sguarnito il capitale umano della squadra per tentare di ripianare i debiti trovandosi però a disputare un campionato di serie C con mezzi scarsi e con risorse insufficienti. La Reggina proverà a ripartire dai dilettanti con la stessa veemenza e convinzione che in quella stagione di grazia 1998-99 portarono i colori amaranto in tutte le case italiane.

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