Amarcord. Il Verona di Malesani e quell’assurda retrocessione

Hellas Verona
Hellas Verona

Esistono imprese sportive che rimangono nella leggenda, che hanno coniato la frase “scrivono la storia di questo sport”. Esistono poi, al contrario, suicidi agonistici che scrivono la controstoria, il libro nero degli harakiri, degli autogol più clamorosi. Un capitolo amaro e rocambolesco di questo poco ambito manoscritto, riguarda il campionato del Verona 2001-2002.

E’ il 26 agosto del 2001 quando inizia la serie A che condurrà ai mondiali di Giappone e Corea del Sud del giugno 2002. La prima giornata di campionato ha come posticipo della domenica la sfida fra il Verona allenato da Alberto Malesani e la Roma campione d’Italia in carica e guidata in panchina da Fabio Capello. E’ una bella partita, la Roma pur faticando un po’, gioca da grande squadra e va in vantaggio alla fine del primo tempo con una zuccata di Walter Samuel, ma il Verona è una bella formazione, piena di talento, respinge gli attacchi della Roma e, anzi, ne produce a sua volta fino a trovare la rete del definitivo 1-1 con un beffardo tiro cross di Massimo Oddo, laterale di destra che corre avanti e dietro come un quattrocentista. Alla fine della partita del Bentegodi, la Roma si becca qualche rimprovero, il Verona tanti complimenti. Alla seconda giornata, poi, gli scaligeri vincono il derby veneto in casa del Venezia grazie ad una zampata di Salvetti nella ripresa, Malesani gioisce simulando un aereo in volo ed effettivamente il suo Verona sembra davvero avere le ali. La squadra gialloblu gioca benissimo, ha talento, in attacco ci sono un Adrian Mutu in grande spolvero, un giovane ma già valido Alberto Gilardino e l’esperto ed utile attaccante del Liechtenstein, Mario Frick. A centrocampo, la diga la compongono Leonardo Colucci e Vincenzo Italiano, con l’argentino Camoranesi (all’esordio nel calcio italiano che poi diventerà casa e patria) a fare da stantuffo; in difesa c’è un giovane Paolo Cannavaro a supportare i più esperti Gonnella e Zanchi. L’autunno è per quel Verona un’estate autentica, freddo e buio incombono ma sul Bentegodi splende sempre il sole e la squadra scala posizioni in classifica sino ad issarsi al quarto posto che varrebbe i preliminari di Coppa dei Campioni, dietro soltanto ad Inter, Juventus e Roma che si giocheranno il titolo fino all’ultima giornata, e davanti a Lazio e Milan che viaggiano a fasi alterne. Le tappe più significative di un girone d’andata da sogno, per il Verona sono all’undicesima giornata, il 18 novembre del 2001, quando al Bentegodi si gioca lo strano derby col Chievo, squadra di un piccolo borgo di Verona, che gioca le sue partite nello stesso impianto veronese e, dopo tanti anni fra serie C e serie B, si è affacciata per la prima volta alla serie A e, alla pari dell’Hellas, sta disputando un campionato di altissimo livello. Il Chievo parte meglio e va sul 2-0 dopo 37 minuti: prima segna il brasiliano Eriberto che in realtà si chiama Luciano e ha due anni in più di quelli che ha dichiarato, poi raddoppia Corini (che è pure un ex della partita) su calcio di rigore. Il Verona sembra alle corde, ma sul finire del primo tempo accorcia le distanze con Oddo, sempre dagli undici metri; il Bentegodi si accende, i pochi e silenziosi tifosi del Chievo assistono attoniti ad una ripresa in cui l’Hellas attacca e domina, ed in due minuti vince la partita: al 70′ il difensore del Chievo Lanna, in difficoltà e nel tentativo di mettere palla in calcio d’angolo, beffa il suo portiere con un fantozziano autogol che rimette in parità le sorti dell’incontro; al 72′, poi, proprio l’argentino Camoranesi con una conclusione sporca e aiutata dalla pioggia fissa il punteggio sul 3-2. A fine partita è festa grande sotto la curva del Verona, Malesani (artefice peraltro della scalata del Chievo dalla serie C alla serie B all’inizio degli anni novanta) corre sotto i tifosi agitando i pugni, si inginocchia e torna su con le mani al cielo, sembra una preghiera musulmana, è invece un allenatore al settimo cielo che sta conducendo una squadra ai primissimi posti della classifica. Il 16 dicembre del 2001 al Bentegodi arriva la Lazio che ha iniziato male il campionato con l’esonero dell’allenatore Zoff a cui è subentrato Zaccheroni, ma che è in ripresa; il Verona sembra avere i pattini su un campo reso ghiacciato dalla pioggia e dalla bassissima temperatura, vince 3-1 e mette in mostra un Mutu da pallone d’oro. Gli scaligeri vanno alla sosta natalizia con il rammarico della sconfitta subita a San Siro dal Milan (2-1 con gol del rumeno Contra al 94′) ma con una classifica sorprendente, tutti i giornali parlano di un Bentegodi nuovo padrone del calcio italiano: Verona e Chievo in zona Uefa a braccetto, rivelazioni del campionato. Il 6 gennaio del 2002 finisce il girone d’andata e per il Verona inizia la discesa in una settimana che, a posteriori, sarà considerata l’emblema di un torneo a due facce: nel giorno della Befana, infatti, i gialloblu battono a fatica in casa il Piacenza, rete di Zanchi e metà secondo tempo e vincono soffrendo una partita insidiosa, come fanno le grandi; il 13 gennaio comincia il girone di ritorno ed il campanello d’allarme per il Verona suona, ma non abbastanza da accendere preoccupazioni: all’Olimpico di Roma c’è la sfida coi giallorossi che per il Verona parte come un un sogno e si chiude come un incubo con mostri e fantasmi; Mutu porta i veneti sul 2-0 con una doppietta, i mille tifosi veronesi sugli spalti dell’Olimpico esultano, eccitati dalle prodezze del numero 10, poi però la Roma rientra in partita col brasiliano Assunçao, pareggia con una mezza rovesciata di Cassano e vince la partita con una zampata di Batistuta che ribalta gara e risultato, proprio come qualche mese prima il Verona aveva fatto col Chievo. Malesani la prende con filosofia e parla della dantesca legge del contrappasso, anche perchè la classifica è ottima e a Roma perdono più o meno quasi tutti. Il Verona, però, ha iniziato ad adagiarsi anche se non se ne accorge, ogni tanto torna in sè e vince partite importanti, come il 3-1 rifilato ai poco amati atalantini, o l’1-0 sul Parma. Nel mezzo, però, anche la rovinosa caduta casalinga contro l’Inter (0-3), l’inopinata sconfitta al Bentegodi contro la Fiorentina che è penultima in classifica, che retrocederà e che in estate chiuderà i battenti ripartendo dalla C2, la vendetta del Chievo che al ritorno subisce il vantaggio veronese di Mutu ma poi capovolge la partita con la doppietta di Federico Cossato che fra l’altro è il fratello di Michele che gioca proprio nel Verona, ma soprattutto il ko interno contro il Torino, firmato da un gol dell’uruguaiano Franco che segna facendosi tutto il campo palla al piede, il 30 marzo del 2002 alla giornata numero 29. Qui Malesani commette l’errore più grande di quella stagione, autorizzando in pratica i suoi giocatori a pensare alle vacanze estive. Il tecnico veronese, infatti, si dice un po’ preoccupato per gli ultimi risultati negativi, ma per nulla angosciato da una classifica che ha riportato il Verona nella parte destra della graduatoria e lo sta lentamente ma inesorabilmente conducendo verso le ultime quattro posizioni che vogliono dire retrocessione. Alla Domenica Sportiva dirà: “Sarei un folle se non fossi preoccupato, ma la classifica in fondo è buona, abbiamo tanti punti di vantaggio sulla quart’ultima”.

L’allenatore scaligero e la sua squadra non hanno neanche il tempo di rendersi conto di cosa stia accadendo: Lecce, Fiorentina e Venezia sono già in B, ma la lotta per evitare l’ultima piazza che porta all’inferno è accesissima e Piacenza, Parma, Brescia e Udinese combattono col coltello fra i denti, il Verona si gira distrattamente uno stuzzicadenti in bocca. Alla quart’ultima giornata, poi, i gialloblu vincono 1-0 in casa lo scontro diretto con l’Udinese di Ventura, segna Mutu e la salvezza pare acquisita, anche quel briciolo di timore che aveva iniziato ad insinuarsi lungo la schiena degli uomini di Malesani svanisce. Ma l’inferno è dietro l’angolo e il Verona ci sprofonda in pieno. Le ultime tre partite sono una caduta rovinosa per i veneti: alla giornata numero 32, il 21 aprile 2002, il Verona perde 5-4 a Roma contro la Lazio; alla numero 33, il 28 aprile, si consuma un dramma in campo e fuori perchè al termine di quella domenica i veronesi si rendono conto di essere pesantemente indiziati per finire in serie B, ma ormai è tardi per recuperare. Al Bentegodi c’è Verona-Milan, i veneti devono fare punti per evitare la retrocessione, i rossoneri sono in piena rimonta per acciuffare il quarto posto e l’anticamera della Coppa Campioni. Segna Mutu, un gol meraviglioso da 30 metri, il Verona è a un passo dalla salvezza, il Milan sembra affondare ancora una volta nella Fatal Verona che, questa volta, sarà invece indigesta proprio per i padroni di casa; negli ultimi 20 minuti, prima pareggia Kaladze, poi Pirlo firma il sorpasso che porta il Milan a piazzare il primo mattone per la conquista della Coppa dei Campioni che vincerà un anno dopo a Manchester, ed il Verona verso un baratro che terrà lontani Hellas e serie A per undici anni. Già, perchè nel frattempo Udinese e Parma sono matematicamente salve dopo aver vinto rispettivamente contro Lecce e Fiorentina, entrambe in trasferta ed entrambe per 2-1. Ad una giornata dalla fine la classifica recita: Verona e Piacenza 39, Brescia 37. Nell’ultimo turno c’è proprio Piacenza-Verona, mentre il Brescia ospita il Bologna che deve vincere per sperare nello spareggio col Milan e disputare i preliminari di Coppa Campioni. La settimana che conduce a Piacenza-Verona è terribile perchè il Verona si è reso troppo tardi conto del rischio che corre, non è psicologicamente preparato alla battaglia, è fisicamente in calo ed ha tutto da perdere. Allo stadio Garilli di Piacenza, quel 5 maggio del 2002, ci sono tanti tifosi del Verona, speranzosi e fiduciosi, ma anche impauriti perchè quella squadra non è la stessa di qualche mese prima. In campo non c’è storia, il Piacenza si accorge che il Verona è in difficoltà, che sembra un nobile caduto in disgrazia che cerca ancora caviale e champagne pur dormendo sotto i ponti, così lo azzanna, lo mette all’angolo e lo colpisce, tre volte. Finisce 3-0 senza che i veronesi possano opporre resistenza. A Brescia, intanto, c’è un Roberto Baggio formato mondiale che trascina i lombardi e piega il Bologna nel secondo tempo: anche al Rigamonti finisce 3-0 di fronte al pubblico impazzito. Piacenza e Brescia si salvano con 42 e 40 punti, il Verona resta a 39 e scende in serie B. Le ultime immagini di quella stagione fotografano Alberto Malesani immobile a bordocampo, attonito, alcuni dirigenti del Piacenza che sembrano schiaffeggiarlo come si fa con chi ha perso i sensi e non si riprende. Fulvio Collovati, all’epoca direttore sportivo del club piacentino, abbraccia l’allenatore del Verona per consolarlo, ma Malesani resta ancora impietrito. E’ il simbolo di una caduta a cui nessuno aveva pensato, arrivata in un attimo senza che ne fossero stati colti i presagi in tempo.

Il Verona 2001-2002 retrocede in serie B con un record poco invidiabile e difficilmente battibile: occupa infatti una delle ultime quattro posizioni di classifica per una giornata soltanto, sfortunatamente quella decisiva, la numero 34, quella finale. Ma è una retrocessione che nasce prima e che si consuma solo ufficialmente quel 5 maggio del 2002; il Verona retrocede nonostante i 12 gol di Adrian Mutu e nonostante tre futuri campioni del mondo come Oddo, Camoranesi e Gilardino, ed una rosa discretamente attrezzata per stare almeno a metà classifica. La retrocessione del Verona è figlia di supponenza e sottovalutazione, di un girone d’andata da Formula 1 ed una tornata di ritorno da campionato amatoriale delle lumache. “La Coppa Uefa non la raggiungiamo perchè Milan, Lazio e Bologna fanno troppi punti e sono più forti di noi, ma in B non ci andiamo perchè abbiamo troppo vantaggio e siamo migliori di chi ci sta sotto”. Chissà se qualcuno lo avrà detto nello spogliatoio scaligero all’inizio di quel 2002, perchè forse proprio in quella frase e in quel concetto che, espresso esplicitamente o meno, la marcia del Verona ha invertito la rotta prendendo la strada contromano.

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