Festival di Sanremo: tutto troppo perfetto

Carlo Conti

Cinque serate da record. Numeri vertiginosi che non si vedevano da anni. Grandi ospiti intervenuti, nel segno del legame tra passato e presente. Eleganza, sobrietà, pacatezza. Questo è stato il Festival firmato Carlo Conti, apprezzato dai più e contestato da pochi. Le serate sono state premiate da grandi ascolti, tanto che si parla già di un Conti-bis: 49,34% di share nella prima serata, 41,7 % nella seconda, 49,51% di share nella terza serata, 47,82% nella quarta, 54,21% di share nella finale di sabato.

La 65esima edizione del Festival sarà ricordata come l’edizione dei record e della “normalizzazione”, per l’assenza di grandi scandali, grandi polemiche, grandi contrasti. La professionalità talvolta fredda e distaccata di Carlo Conti ha generato uno show sobrio ed elegante, istituzionale, quasi democristiano. Tale caratteristica è stata scherzosamente sottolineata anche dal duo Luca e Paolo (gli unici comici davvero apprezzati),che ha ironizzato, tra le altre cose, anche sulla freddezza del conduttore: «Troppo freddo, eri uguale davanti a Charlize Theron e Conchita Wurst».
Tuttavia,è impensabile un Festival di Sanremo senza  qualche piccola critica, perciò gli addetti ai lavori si sono adoperati e hanno scovato validi argomenti su cui sfogare i loro impeti polemici.

Primo fra tutti, la ritrovata unione di Albano e Romina, di nuovo insieme sul palco dell’Ariston dopo 20 anni. C’è chi ha intravisto una scintilla negli occhi di lei, mentre intonava con il suo amore passato la canzone Felicità; e chi, invece, ha notato maggiormente l’indifferenza e la freddezza di lui, soprattutto nella resistenza a donare quel casto bacio chiesto da Carlo Conti ma ancor più da Romina Power. I più sognatori hanno notato una ritrovata sintonia non soltanto musicale; i più cinici hanno ricondotto la loro presenza a una squallida logica di audience. Sotto torchio sono finite le tre vallette,  apparse talvolta come tre vittime spaesate, capitate in un posto a loro sconosciuto. La simpatia un po’ goffa di Arisa è stata apprezzata da alcuni e criticata da altri, così come la poca eleganza di Emma e la presenza a intermittenza di Rocio Munoz Morales.
Nessuna polemica, però, nei confronti dell’ interpretazione in chiave commemorativa della canzone  Il Carrozzone, eseguita dalle due vallette cantanti: a sottolineare, forse, che ognuno dovrebbe attenersi al proprio mestiere e non valicare eccessivamente i confini delle attitudini che possiede.

Gocce di veleno sono cadute sulla camicia di Biagio Antonacci, sulla stonatura di Gianna Nannini, sulla non-comicità dei comici, sul collegamento, forse finto, con l’astronauta Samantha Cristoforetti.
Per non parlare delle chiacchiere nate intorno alla figura dei baby big vincitori. I tre giovani tenori de Il Volo hanno guadagnato il primo posto incontrando il completo favore del pubblico e scontrandosi con le critiche della sala stampa e della giuria degli esperti. Il brano Fatti avanti amore di  Nek ha guadagnato il secondo posto e l’artista si è aggiudicato anche il premio per la migliore cover (con l’interpretazione di Se telefonando) e  per il miglior arrangiamento. Al terzo posto si è classificata Malika Ayane con il pezzo Adesso e qui (Nostalgico presente), omaggiata anche del premio Mia Martini.
Tralasciando i vari appellativi, a volte sgradevoli, riservati ai giovani tenori de Il Volo, un dato risulta incontrovertibile: Grande Amore, canzone vincitrice, ricalca perfettamente le caratteristiche del Festival di Carlo Conti: classica, elegante, rassicurante, forse eccessivamente standardizzata, tanto da rischiare un’accusa di conservatorismo.
Polemiche frivole a parte, all’indomani del Festival, la sensazione generale è quella di uno spettacolo “troppo perfetto”. Nessun tentativo di suicidio, nessun tatuaggio ambiguo che fa capolino tra le pieghe del vestito, nessuna accusa di faziosità politica. Insomma, il Sanremo “normale” di Carlo Conti è risultato certamente garbato, educato, piacevole ma, alla lunga, noioso.  Qualche gaffe qua e là, qualche inciampo tecnico, ma tutto magistralmente recuperato dalla professionalità del conduttore che sembra addirittura irritare le lingue biforcute costrette a tacere di fronte a cotanta serietà e precisione. Evidentemente, abituati al trash televisivo dilagante, uno spettacolo educato, sobrio, senza troppi fronzoli finisce per risultare, paradossalmente, pesante, noioso, vecchio, istituzionale.

Soltanto le canzoni hanno mantenuto, purtroppo, una linea di continuità con le ultime edizioni festivaliere: motivetti scontati, rime baciate, sole, cuore, amore. Tutto già sentito, nulla di nuovo e, soprattutto, niente che passerà alla storia della musica italiana.

(di Giulia Cara)

Fonte immagine: contattonews.it

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