Sofia la città in fermento, che dopo l’Europa vuole Schengen

di Arianna Catti De Gasperi

Che sia per lavoro o per vacanza se vi ritrovate a Sofia, ci sono un paio di cose sulla popolazione e sulla città stessa che non troverete scritte nelle guide turistiche ma che è bene sapere. Partiamo dal fatto che Sofia è definita per antonomasia la città che “cresce ma non invecchia mai”. Ma cosa vuol dire esattamente questo?

Bisogna innanzitutto spiegare che la capitale bulgara è una contraddizione vivente nonostante la popolazione sia molto vivace e la città in continua evoluzione. Qui si possono trovare miraggi dei tempi andati e imponenti costruzioni moderne: una città decisamente in bilico tra un passato ed un futuro fin troppo idealizzati. Il tutto si rispecchia ovviamente anche nella società, costituita da coloro che si aggrappano ad un passato che non esiste più e giovani che si lanciano verso un futuro pieno di incognite cercando al contempo di affrontare un presente assai difficile.

Per quanto concerne l’architettura vera e propria della città – anche perché già che ci siete vorrete visitare qualcosa – i monumenti del centro storico non hanno un elevato valore artistico: quasi tutto risale all’epoca del comunismo sovietico. Il centro è molto piccolo, comodamente visitabile a piedi grazie ad una zona pedonale e pieno di attrattive turistiche ovviamente a prezzi molto bassi per gli standard Italiani. La piazza del Parlamento è sempre gremita di manifestanti e quando si chiede ad un tassista per cosa manifestano la risposta è sempre la stessa: soldi.

Quello che però fa impressione è la enorme differenza fra il paesaggio urbano e quello periferico. Appena fuori dal centro di Sofia sembra di entrare in una realtà parallela, dove la povertà è incalzante: grandi palazzine con migliaia di appartamenti, case abbandonate, roulotte e tutto ciò che è segno di povertà e degrado. Esistono alcune “isole felici”, quartieri leggermente abbelliti, ma la condizione generale di vita è decisamente bassa, anche se non c’è da stupirsi dal momento che uno stipendio massimo in Bulgaria è di 500€ mensili.

La situazione attuale è derivata decisamente dalla politica di tanti anni addietro. Ricordiamo che la Bulgaria è diventata una democrazia solo nel 1991 e fa parte dell’Unione Europea solo dal 2007. Prima di tutto ciò c’era il comunismo, ma non quello che conosciamo noi in Italia, bensì quello vero, quello sovietico, con tutti i pro e contro che si è portato dietro. La Bulgaria si è ritrovata dalla padella nella brace: dopo una sfortunata alleanza con le forze perdenti durante la Seconda Guerra Mondiale, ha poi dovuto sottomettersi all’ex URSS.

Nonostante oggi si proclami una democrazia però, parlando con gli abitanti si capisce che il governo è ancora in mano ai “comunisti di una volta”. Da qui anche il suo blocco economico e il fatto che sia a tutti gli effetti un paese cinquant’anni indietro rispetto al nostro. Possono costruire nuove metro, nuovi palazzi, ma lavoro non ce n’è e i giovani fuggono in massa per andare a studiare e lavorare all’estero. Addirittura c’è chi, pur se economista, fa il tassista per vivere e permettere ai propri figli di trasferirsi in Germania o in altri paesi Europei più avanzati. L’inglese, così come in gran parte dell’Italia, è una lingua sconosciuta a parte per quei pochissimi ragazzi che un po’ grazie alla MTV generation un po’ grazie alla forza di volontà lo hanno imparato.

Detto ciò bisogna veramente stupirsi dunque quando la Bulgaria si oppone all’adesione della Macedonia nell’UE, anche se fu il primo paese a riconoscere la repubblica macedone nel lontano 1991 quando si disgregò dalla ex-Jugoslavia. Suona un po’ come il proverbio ‘il bue che dice cornuto all’asino’. Qualche giorno fa, infatti, il Ministro degli Esteri Francese, Laurent Fabius, ha dichiarato di non volere la Bulgaria nello spazio Schengen – accordo che definisce le condizioni di applicazione e le garanzie inerenti all’attuazione della libera circolazione. Le restrizioni in vigore dovrebbero terminare con il ‘periodo di prova’ a fine 2013, ma per aderire ci vuole tuttavia il parere favorevole ed unanime di tutti i Paesi che ne fanno già parte. «Alle condizioni» attuali» dice Fabius, l’ingresso è «molto difficile».

Ed è effettivamente molto difficile, ma tutti noi che siamo stati in Bulgaria o ci andremo a breve, speriamo per la crescita economica e culturale della sua popolazione che Laurent Fabius si sbagli di grosso.

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