Champions League. La decima è del Real, Ramos salva Ancelotti prima di dilagare nei supplementari

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di Cristiano Checchi 

Una finale per la storia, una partita che vale una vita, sportiva s’intende. Una sfida forse irripetibile che per sempre segnerà la storia di Madrid. Due filosofie a confronto, due storie differenti: lo sfarzo e il lusso Real da una parte, l’agonismo e l’orgoglio Atletico dall’altra, il tutto nello spettacolare Da Luz di Lisbona. E la partita ha avuto quella classica evoluzione da finale di Coppa: bruttina, tirata ma dal fortissimo contenuto emotivo. Il Real, senza Xabi Alonso fuori per squalifica, si è schierato con il classico formato Champions: Casillas tra i pali, Coentrao a sinistra, Carvajal a destra, Varane e Sergio Ramos al centro, a centrocampo Modric e Khedira, con Di Maria, Cristiano Rolando e Bale a supporto di Benzema. I biancorossi dall’altra parte con il classico 4-4-2: Courtois, Juanfran, Felipe Luis, Miranda e Godin, Tiago e Gabi in mezzo, Raul Garcia a destra e Koke a sinistra, Villa e Diego Costa avanti.

La partita- Dopo soli 8’ di gioco l’inevitabile cambio di Diego Costa, al suo posto Adrian, aveva già indirizzato la partita. Senza Costa e Arda Turan però l’Atletico, in un primo tempo da segnalare soltanto per una percussione di Bale, è riuscito comunque a trovare al 35’ il più classico dei gollonzi, che magari in una finale non ti aspetti. Eroe biancorosso, ancora lui, Godin, che dopo il gol scudetto contro il Barcellona, ha approfittato dell’uscita a vuoto di Casillas, realizzando il gol dell’1-0. Nonostante le difficoltà l’Atletico si è trovato ancora lì, pronto a fare quello che meglio gli riesce: difendersi con ordine e ripartire.

Nel secondo tempo però in casa Real qualcosa doveva cambiare. I cambi di Isco e Marcelo, al posto di Coentrao e Khedira, ci hanno messo un po’ a funzionare, e il Real dopo un inizio ancora in sordina è riuscito ad aumentare la pressione soltanto negli ultimi 20 minuti. Le occasioni però arrivano sempre e soltanto dal gallese dai 100 milioni. Con un Cristiano Ronaldo nullo, Bale sbaglia due tiri con il suo sinistro che avevano quasi fatto strillare al gol. L’Atletico nel secondo tempo non riesce più a creare, negli ultimi minuti quindi la spinta del Real aumenta e la stanchezza dei biancorossi diventa troppo evidente, anche per i giocatori del Real, che anche per questo continuano a crederci. Non ci si poteva però aspettare una partita “normale” in un derby in finale. Al 94esimo minuto e 36 secondi arriva la svolta. L’olandese Kuipers concede 5 minuti di recupero, francamente troppi, Ancelotti ringrazia e Simeone si infuria. Isco batte l’angolo e Sergio Ramos, dopo la doppietta all’Allianz Arena, incorna sul palo lontano: 1-1, estasi Real, dramma Atletico dove le lacrime di gioia si trasformano in dolore.

I supplementari sono un film tristemente già scritto per gli sconvolti tifosi dell’Atletico. I blancos ne hanno di più mentre ai Campioni di Spagna crollano i nervi. Nel primo tempo supplementare succede poco o nulla, tutto accade nel secondo tempo. Juanfran è in preda ai crampi e Di Maria lo salta per la prima volta in partita, l’estremo belga in uscita è miracoloso ma sulla palla vagante questa volta Bale non può sbagliare: 2-1 e tanti saluti al double dell’Atletico. L’uomo della finali, decisivo già il suo gol in Coppa del Re, con il più facile dei gol regala finalmente la decima al Real. La partita sembra chiusa, ma tanto deve ancora accadere. Casillas compie la seconda uscita a vuoto, Tiago spara alto: è la fine della partita dell’Atletico. Poco dopo Marcelo, lasciato solo dal limite, batte Courtois, non perfetto nell’intervento, con un potente sinistro. Allo scadere è il turno per Ronaldo di festeggiare il 17esimo gol in Champions. Steso da Godin, espulso, Ronaldo trasforma il rigore del definitivo 4-1, per quella che alla fine è una punizione decisamente troppo dura per gli uomini di Simeone, che poi però perde la testa. Varane passa vicino alla panchina biancorossa, tra i due succede qualcosa e il tecnico è tenuto a fatica in mezzo al campo dai giocatori. Una fine troppo amara per una cavalcata comunque epica. A sorridere sornione sull’altra panchina c’è invece il nostro Carletto Ancelotti, terza Champions League in carriera, con due squadre diverse e missione compiuta. La decima è finalmente sbarcata al Santiago Bernabeu.

 

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