Roma, “Munnizza” nei quartieri per ricordare Peppino Impastato

di Elena Angiargiu

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Sono passati 36 anni dall’assassinio mafioso di Peppino Impastato. La storia di un giovane attivista di sinistra, giornalista capace di andare contro il modello mafioso della famiglia, respingendo con forza l’illegalità e denunciandone le collusioni con la politica, rivive nel progetto “Munnizza”, nato e ambientato a Cinisi nel 2008 e riproposto, in diversi quartieri di Roma dal 7 al 17 maggio, nelle periferie e nei centri culturali, per rendere omaggio alla memoria di Peppino Impastato, ucciso il 9 maggio 1978.

Il progetto“Munnizza” è un cortometraggio, una mostra e un tour itinerante, che prende spunto da “un’emozione privata e da una frase infelice” ascoltata dagli autori del corto a Cinisi, il giorno dopo un concerto nella piccola cittadina in provincia di Palermo, nel trentennale della morte di Impastato. Animati da “un desiderio profondo di partecipazione”, gli autori hanno deciso di realizzare un’opera che ricordasse alle generazioni future l’impegno di Peppino Impastato e la sua lotta quotidiana contro la mafia. A sostenere il progetto editoriale di Andrea Satta e Licio Esposito (Cactus Filmproduzioni – Unatandem), l’associazione Libera, nomi e numeri contro le mafie, che dal 1995 porta avanti la memoria delle vittime delle mafie e Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, nata nel 2005, un anno dopo la scomparsa della madre di Impastato, ribellatasi anch’essa alla mafia spendendo tutta la vita per ottenere giustizia per il figlio Peppino.

La mostraLa “mostra itinerante” ospitata a Palazzo Incontro è stata ripartita in sei sezioni: la sezione introduttiva spiega com’è nato il progetto, proponendo ai visitatori una serie di pannelli dedicati allo “storyboard” del corto e alcune sequenze di fotogrammi che lo compongono. La seconda sezione racconta gli “sguardi”, spiati dal buio delle sottili fessure che si aprono per un attimo tra le finestre sbarrate. La terza prende il titolo “Cento parole” come I cento passi, che separavano la casa di Peppino Impastato da quella del boss Tano Badalamenti, titolo del film omonimo del 2000 diretto da Marco Tullio Giordana.

Cento parole per cento “pizzini” sono i pensieri per ricordare la figura del giornalista, artista e attivista di Cinisi scritti da musicisti, attori, giornalisti, poeti ed esponenti della società civile. La quarta sezione è dedicata alle foto e alla biografia di Peppino e ripercorre attraverso quindici pannelli la sua vita e l’impegno contro la mafia, mentre la quinta sezione espone quindici tavole originali delle illustrazioni utilizzate nel cortometraggio. L’ultima sezione, incentrata su una rassegna video, raccoglie le interviste a Giovanni Impastato, fratello di Peppino, stralci di “Onda pazza”, trasmissione di controinformazione a Radio Aut, le immagini dell’ex casa di Tano Badalamenti, oggi restituita alla comunità e il cortometraggio “Munnizza”.

La presentazioneMa ‘a munnizza si paga tutti i jorna o ‘na vota all’anno? Così, il regista Licio Esposito, ha ricordato ai ragazzi del Liceo Scientifico “Talete” di Roma, quartiere Prati, uno dei luoghi scelti per il tour itinerante di quest’anno, l’idea che ha ispirato il progetto, essere considerati “spazzatura”, presenza indesiderata a Cinisi, il giorno dopo la ricorrenza della morte di Impastato e il messaggio che lo anima, la testimonianza costante di lotta contro la mafia, proponendo ai liceali la proiezione del cortometraggio a cura di Andrea Satta, musicista del gruppo Têtes de Bois e autore dei testi, realizzato con i disegni di Marta Dal Prato.

Nell’aula magna del liceo, tanti giovani hanno raccolto l’invito degli autori ad inviare brevi sms di cento caratteri in ricordo di Impastato o una propria impressione sulla mafia. É intervenuto il giornalista Enrico Fontana, direttore nazionale di Libera, raccontando ai ragazzi le affinità tra l’omicidio di Impastato e quello di Mimmo Beneventano, giovane consigliere comunale ucciso nel 1980 dalla camorra. Similarità anche con l’omicidio del sociologo Mauro Rostagno vengono dalla cronaca di questi giorni per la condanna, tardiva, dei colpevoli e la comune matrice mafiosa.

Durante l’incontro alcuni ospiti hanno letto a voce alta le proprie riflessioni e successivamente i ragazzi hanno ricevuto il cofanetto “Munnizza”, con il dvd del cortometraggio e 100 cartoline con “pizzini” dedicati a Peppino Impastato. Tra i più toccanti quelli di Francesco di Giacomo, voce del Banco del Mutuo Soccorso, scomparso di recente, letto da uno studente e la riflessione di Fausto Pellegrini, giornalista di Rai News 24, che ha voluto ricordare le singolari “coincidenze” di maggio, a partire dal giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, lo stesso dell’omicidio di Impastato, chiudendo con la parafrasi di un celebre passaggio di un brano di Fabrizio De André: “Dai diamanti non nasce niente/dalla “munnizza” nascono i fiori”.

 

 

Fonte foto: http://www.peppinoimpastato.com/radio_aut.htm

Foto di copertina della Casa della Memoria Felicia e Peppino Impastato

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