Il buono, l’ignara, il malato e il figliol prodigo. L’allegra compagnia di Mister B

amici_Berlusconi

di Emiliana De Santis

Che l’ex premier, Silvio Berlusconi, non potesse più frequentare ragazzacci si sapeva. Gliel’ha ordinato il tribunale. È per questo che Cesare Previti non bazzica più Arcore dallo scorso ottobre, Marcello dell’Utri latita in Libano, Nicola Consentino è desaparecido mentre il nome di Claudio Scajola non figura tra le candidature al Parlamento Europeo. Il Cavaliere, che fino a qualche tempo fa dichiarava di non abbandonare mai gli amici, pare proprio abbia fatto tra di essi un distinguo rompendo le vecchie alleanze e lasciando cadere nel dimenticatoio i compagni della grande avventura forzista.

Ha pensato questo “Cesarone” Previti quando ha decido di impegnare tutto il suo staff per sostenere la candidatura nel centro Italia di Beatrice Lorenzin, in quota NCD, Nuovo Centro Destra. Lui, Berlusconi, non lo vede dall’autunno scorso, da quando è entrato in polemica con la linea difensiva dei suoi avvocati, Niccolò Ghedini e Piero Longo, rei di eccessiva conflittualità nei confronti dei magistrati. Lui che sulle strategie difensive di casi eccellenti – l’eredità del marchese Casati (dalla cui cessione e svendita è derivato l’acquisto della villa di Arcore da parte di Berlusconi) e le sentenze Fininvest – ha costruito il suo impero pariolino, da Reggio Calabria alla Capitale con biglietto di sola andata, non è riuscito a perdonare una simile assurdità. E poi no, lui non si sarebbe mai defilato dal governo Letta: in un paese come l’Italia meglio contare poco che non contare per niente.

E così, per un Antonio Tajani che riempie gli hotel con folle oceaniche di sostenitori azzurri, c’è una nutrita quota di forzisti che abbandona le cene a Palazzo Grazioli. A cominciare dal buon Scajola, convinto che l’amico Silvio mai e poi mai avrebbe rifiutato la sua candidatura europea. Ed invece, come Pietro, l’amico non solo ha rinnegato la faccenda di Matacena “Questo signor Matacena io non me lo ricordo. Sarà stato deputato vent’anni fa” e ha quindi ascoltato i consigli del nuovo delfino, Giovanni Toti escludendolo dalla liste elettorali senza nemmeno fargli un colpo di telefono. Se non altro per rettificare visto che Amedeo Matacena, professione ad oggi “fuggiasco”, s’è altresì tenuto stretto la poltrona di Montecitorio per ben 7 anni, dal 1994 al 2001.

Il figliol prodigo cambia nome ma sembra non avere lo stesso sex appeal. Per un Angelino Alfano che vanta ormai acquisti illustri – il ritorno nei ranghi dell’Udc di Casini, terrorizzata dalle soglie di sbarramento, il fidato Bonaiuti e il tormentato Sandro Bondi – Toti sembra non riscuotere grande successo oltre il perimetro del cerchio magico in cui la componente femminile assume invece un ruolo sempre maggiore. E se Marinella, storica quanto fedele segretaria, si è trovata senza scrivania da un giorno all’altro, Marcello Dell’Utri ha pensato bene di farsene costruire una in Libano prima di vedersi sfilata quella romana. E pensare che, come ha sottolineato lo stesso Berlusconi “Non avrei mai consigliato ad un amico di fuggire in Libano, che ha con noi un trattato di estradizione”. Insomma, se proprio avesse dovuto consigliargli qualcosa sarebbero state quantomeno le Barbados o la Repubblica Domenicana. Marcello dal canto suo, poco entusiasta delle infelici dichiarazioni del compagno di sentenze, ha pensato bene di tentare il tutto per tutto. Se Previti ha guadagnato uno stage ai servici sociali per il Lodo Mondadori e Berlusconi una permanenza presso l’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone per Mediaset, avrebbe forse lui potuto fare la crocerossina in qualche base ancora di stanza nel Paese dei cedri.

“Tradire. Parola grossa. Che significa tradimento? Di un uomo si dice che ha tradito il paese, gli amici, l’innamorata. In realtà l’unica cosa che l’uomo può tradire è la sua coscienza.” Per Silvio c’è solo da sperare che a Cesano siano in grado di lavare anche quella.

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