Nasce la scherma per non vedenti. Intervista a Silvia Tombolini, schermitrice ipovedente

di Federica Carbonin

Continuando il viaggio negli sport per disabili, Mediapolitika ha incontrato la schermitrice romana Silvia Tombolini. La sua storia inizia a dodici anni mentre è a scuola. A cambiarle la vita una pallonata in faccia: distacco della retina e arrivo del glaucoma. Una serie di operazioni, poi la situazione si stabilizza, la ragazza conserva una buona vista per cui non deve cambiare abitudini di vita. Al ventesimo anno d’età la retina si risveglia e Silvia finisce di nuovo sotto i ferri. Oggi ha trenta anni, percepisce luci ed ombre “non sufficienti per muovermi senza l’ aiuto degli altri o del bastone bianco”.

Quando ti sei avvicinata allo sport e perchè hai scelto proprio la scherma?

” Era giugno 2012, stavo ascoltando l’audiogazzettino dell’UICI e scopro che era nata la scherma per non vedenti. Per poterla praticare mi sarei dovuta iscrivere all’associazione sportiva ASD Roma 2000. La scherma mi ha sempre affascinato e quando ci vedevo la seguivo in tv. A settembre ho contattato l’accademia d’armi Musumeci Greco, la scuola che in quel periodo seguiva il progetto, ho fatto qualche prova e poi sono partita. Attualmente ci alleniamo ogni lunedì e giovedì dalle 8.00 alle 10.00 a San Giovanni, nella scuola Giulio Gaudini. Gli insegnanti sono ottimi, ci seguono e capiscono le nostre esigenze.”

“Ci sono molte differenze tra questa e la scherma tradizionale? Oltre all’armatura e alla maschera sugli occhi indossate anche dei campanelli o fate uso di particolari segnali sonori e tattili?

No, le due discipline sono simili. Noi duelliamo solo con la spada perchè è l’unica arma che può toccare tutte le parti del corpo. Con il fioretto il punto è valido solo se si colpisce l’avversario sul corpetto, con la sciabola lo è sulla maschera, sul busto e sull’avanbraccio. Per consentire all’ atleta di muoversi avanti e indietro velocemente, percependo con i piedi in che punto si trova, l’assalto avviene su una pedana più corta su cui sono montate delle strisce di metallo rialzate: una verticale al centro, così che gli atleti possano mantenere la direzione, una orizzontale che la divide a metà e altre due alle estremità opposte. All’inizio del combattimento gli schermitori si avvicinano per cercare un contatto di ferro. Il punto non è valido se si colpisce l’avversario prima del contatto tra le lame. La divisa bianca e la maschera che indossiamo non hanno nessun tipo di accorgimento. Le spade hanno il classico pulsantino che sta sulla punta della lama, quindi quando si tocca l’avversario il pulsante si preme e emette un suono, ma questo accade anche ai vedenti”.

La scherma è stata riconosciuta disciplina paralimpica, dov’è nata?

E’ nata a Modica dall’iniziativa di Denise Cassarino e Giancarlo Puglisi. Sì, la Federazione Italiana della scherma ha  capito la fattibilità di questo sport e lo ha inserito nella categoria paralimpica. Però è una disciplina molto giovane: per il momento ci sono stati campionati regionali solo in Sicilia, mentre per la prima volta i campionati italiani si sono disputati lo scorso anno a Trieste e il prossimo 1 giugno si terranno ad Acireale”.

Silvia è contenta di praticare la scherma “mi appassiona molto perchè ogni assalto è diverso e fino alla fine si può vincere, basta mantenere calma e concentrazione” e ci lascia con una sua riflessione: “A mio parere serve a formare il carattere acquisendo sicurezza in se stessi, cosa che un pò mi manca. Essere in pedana da sola contro tutti infatti mi ha fatto prendere consapevolezza della mia forza e dei miei limiti che per ora ammetto, sono ancora diversi”.

Immagine di rogimmiAttribuzioneNon commerciale Alcuni diritti riservati 

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