La Premier League raccontata da Raffaele De Vita, talento romano adottato dall’Inghilterra

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Foto_De Vitadi Francesco Proietti 

E’ una corsa sempre più appassionante quella per il titolo della Premier League. A pochissime giornate dal termine l’esito sembra nuovamente incerto. L’impresa, l’ennesima dal punto di vista della preparazione tattica di Josè Mourinho ad Anfield contro il Liverpool, ha permesso al Chelsea di vincere 2 a 0 contro il Liverpool riaprendo completamente ogni discorso legato alla bellissima corsa a tre tra i Blues i Reds e i Citizens.

Siamo andati allora proprio in Inghilterra, dove si vive di calcio, ma nella maniera giusta, per sentire chi il mondo della Premier lo ha sfiorato, ma che vive a pieno il mondo del calcio inglese. Raffaele de Vita, classe 1987, è uno dei tanti ragazzi italiani presenti nel Regno Unito. Ma a differenza dei molti ventenni che partono con biglietto di sola andata, tentando la fortuna con qualsiasi lavoro, lui romano di Fontana Candida, quartiere appena sotto i castelli, grazie al calcio ha veramente realizzato il salto di qualità.

Arrivato in Inghilterra a quindici anni fu messo sotto contratto dal Blackburn Rovers che lo prelevò tramite i tanti scouting in giro per l’italia dall’Atletico 2000, una delle tante buone squadre di Roma. Raffaele ha militato nelle giovanili del club inglese passando poi per le “reserves”. Trasferitosi in Scozia via Livingston, ha ritrovato spazio in Inghilterra nelle ultime tre stagioni grazie all’approdo allo Swindon Town (anche sotto la guida di Paolo di Canio) e in questo ultimo anno al Bradford City.

Ci sentiamo con Raffaele proprio all’indomani della partita del City contro il Peterborourgh, nella Sky Bet League One, terza divisione inglese. La partita vinta dal Bradford, davanti a quindicimila spettatori, ha permesso alla squadra di salvarsi matematicamente e di rivedere proprio Raffaele in campo dal primo minuto dopo quasi quattro mesi dall’infortunio che lo aveva tenuto più al lungo del dovuto lontano dal campo.

La prima domanda riguarda proprio la stagione in corso e la scelta del Bradford City. Sei soddisfatto della scelta fatta?

Sì, tutto sommato sono contento. Bradford è una grande società con una marea di tifosi, ovviamente a Swindon è stata un’esperienza più positiva perché in due anni ho giocato novanta partite e abbiamo raggiunto una promozione e i play off il secondo anno.

Si parla tanto della differenza tra il calcio italiano e quello inglese, e non solo ad alto livello. Ad esempio, quanti spettatori fa il Bradford City di media? Ricordiamo che parliamo dell’equivalente della Lego Pro italiana.

La media è intorno ai quindicimila, ma nei derby o quando giochiamo con squadre dello Yorkshire arriva anche a ventimila spettatori. Ed è veramente una cosa bellissima considerando che si è sempre in terza categoria. Sulla carta sì, sarebbe come la Lega Pro, ma il paragone è troppo difficile da fare perché in Italia purtroppo sotto la B c’è quasi il nulla.

A tanti anni di distanza sei contento della scelta fatta di lasciare la tua vita per quest’avventura?

Beh, senza dubbio qui ho potuto fare esperienze che in Italia avrei solo potuto sognare. Essere cresciuto in un settore giovanile inglese non ha paragoni, in Italia penso che non sarebbe stata la stessa cosa neanche alla Juventus o al Milan. Dal giorno in cui sono arrivato qui, e avevo quindici anni, sono sempre stato trattato da giocatore professionista.

È proprio la mentalità quindi a essere diversa, nel calcio come anche in tanti altri aspetti nel Regno Unito. E questo forse è uno dei tanti motivi per cui la Premier League è ai vertici del calcio mondiale. Vista da lì che ne pensi di questa lotta al titolo in Premier?

Quest’anno si sta rivelando un campionato stupendo e inaspettato, penso che tutti i neutrali vorrebbero vedere il Liverpool vincere il campionato, tra le tre che possono vincere penso che tutti preferirebbero i Reds perche quest’anno Rodgers ha fatto un calcio incredibile. In questi momenti però conta molto l’esperienza e sia Manchester City che il Chelsea sono piene di giocatori abituati a trovarsi lassù ogni anno, mentre nel Liverpool ci sono tanti giocatori giovanissimi, togliendo Gerrard e un altro paio, bisognerà vedere se riusciranno a non sentire la pressione. Poi c’è anche il calcio che è diverso, l’intensità di queste partite fanno paura, prendendo sempre d’esempio le partite in Italia in questo periodo i giocatori vanno ad una velocità che è ben inferiore”.

E dalle tue parti, tra le grandi per quale si simpatizza di più?

In questa zona tifano tutti o Bradford o Leeds, anche se quest’anno il Liverpool ha qualche simpatia in più. Il Leeds poi fa ancora quaranta mila spettatori ed è una cosa incredibile.

Il Leeds ormai non occupa più le posizioni di prestigio del calcio inglese, ma nonostante tutto come ci hai raccontato è seguito moltissimo. Parlando di big in crisi, ma facendo le dovute proporzioni, che idea ti sei fatto di questo anno horribilis del Manchester United?

Era scontato che lo United non avrebbe dominato quest’anno, certo che andasse così  male non se lo aspettava nessuno. Però alla fine ci può stare, è ovvio però che l’anno prossimo dovranno darsi da fare sul mercato perché in difesa e a centrocampo non c’è più gente all’altezza. Probabilmente ci vorrà un po’ di tempo prima di vederlo di nuovo a certi livelli.

E Raffaele De Vita per chi simpatizza tra le squadre d’Inghilterra? Visto che in Italia già sappiamo che il cuore è biancoceleste.

“Io sono sempre rimasto affezionato al Blackburn, anche se adesso non naviga in grande acque, quindi lo seguo sempre con grande affetto perché ha avuto un ruolo importante nella mia vita”.

Pensando al tuo futuro, come vedi il finale di stagione e soprattutto il prossimo anno sarai ancora al Bradford City?

Beh ormai mancano solo tre partite quindi posso solo sperare di giocarle tutte e rimettermi in forma a livello fisico. Per quanto riguarda il prossimo anno purtroppo è ancora  incerto perché ho firmato solo per un anno quindi vedremo quello che succederà. Speriamo bene.

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