Europee 2014. Partiti e movimenti ai nastri di partenza. Stranezze e incoerenze tutte italiane

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di Antonio Paesano

Bandiera-Europa-620x465L’Europa si prepara: dal 22 al 25 maggio, nei paesi dell’Unione, si vota per l’elezione dei 751 deputati del Parlamento Europeo. Secondo quanto stabilito dal Trattato di Lisbona, resteranno in carica 5 anni. In Italia i cittadini potranno votare domenica 25 potendo scegliere in tutto 73 deputati. Nello stivale il dibattito politico degli ultimi mesi si concentrato proprio su questo evento, tra candidature scomode, comode e comodati d’uso. C’è chi ha cambiato maglia e c’è chi non è riuscito a indossarne neanche una: rimane interessante, anche in questo senso, provare prima ad analizzare l’ufficialità dei colossi continentali tramite i loro siti internet, poi sorridere di stranezze e incoerenze politiche (quasi) tutte italiane.

SITI & MTV Diamo uno sguardo ai siti internet. Iniziamo con la sobrietà del Partito Popolare Europeo: quasi austero nei colori, rigido e immediato nel layout, il portale del PPE si presenta, in lungo e in largo, poco aggiornato (ultimo post del 16 aprile) e ma comunque al passo con il concetto di WEB 2.0 (i social network sono ben visibili). Manca però, nella homepage, una mappa che rimandi ai singoli candidati paese per paese; tale dettaglio è invece presente nel website dei rivali del PES, Partito Socialista Europeo: un’Europa interattiva nella home chiarisce nazione per nazione candidati e date, una scelta senza dubbio felice. Anche nel rossissimo sito socialista troviamo i social network in evidenza, stavolta disposti a scroll sul lato destro della pagina. Stessa scelta per i liberali, rappresentati da un sito ordinato e facile da utilizzare, benché poco aggiornato (ultimo post del 15 aprile).

Alert per i web designer di tutta Europa: ora vi diciamo come NON fare un sito internet. Due esempi. Il primo, partiamo dai Verdi: bello da guardare, facile da usare, colorato e accattivante, tutto perfetto. Peccato sia molto simile al sito di MTV Italia: crediamo alla casualità, ma anche alla capacità del colosso televisivo di attirare click e consensi, obiettivo di qualunque sito (e partito politico, oggi).

Il secondo un sorriso ce lo strappa: raramente capita di trovare un sito di partito che abbia la stessa fisionomia dei vecchi blog MSN, eppure è successo con il Meld Europa (candidato italiano, per capirci, è Magdi Allam). Per fugare dubbi, rimandiamo allo screenshot per una testimonianza diretta.

A PROPOSITO… – Restiamo sul tema: Magdi Cristiano Allam. Molti lo criticano per le scelte religiose, altri per la presunta incoerenza, mentre altri ancora spengono tv, radio o cervello al sentirlo parlare. Nasce Magdi Allam al Cairo, ma cresce e si assegna da solo il patronimico più eloquente al mondo, facendosi battezzare e abbracciando causa e religione cattolica. Un breve excursus necessario, quello sulla vita del giornalista egiziano, ecco perché: “Possibile che i nostri governanti non si rendano conto che stanno seminando i germi del razzismo nel momento in cui finiscono per privilegiare gli immigrati rispetto agli italiani nella concessione di sussidi sociali, case popolari, posti negli asili nido, facendo venir meno la certezza dell’assistenza sanitaria e delle pensioni per gli italiani?”. No, non è Borghezio. E nemmeno Salvini. E’ sempre Allam, che poi con i due leghisti ha più di un’idea e una battaglia in comune, oltre a una candidatura congiunta nel Meld Europa alle Europee del prossimo maggio.

IL BUIO OLTRE LA SIEPE Dall’Egitto ci spostiamo qualche chilometro più a nord, nell’Attica. Gli antichi romani mutuarono divinità e abitudini, filosofia e arti mediche dagli sconfitti aldilà dell’Adriatico; città italiane hanno nomi di provenienza ellenica e in un paese della Puglia (Terlizzi) ancora sopravvive il suono derivante dallo schwa greco;  i colori della Grecia hanno suggerito addirittura le tonalità cromatiche di club sportivi (vedi S.S. Lazio). Una grecizzazione costante che oggi trova sublimazione con Alexi Tsipras, la punta di diamante della sinistra radicale europea, il candidato sprint tra fascino e carisma. E’ anche venuto in Italia, al Teatro Valle in Roma, a spiegarci che in Grecia l’idolo della sinistra ellenica è proprio la nostra sinistra europeista: “Per anni abbiamo guardato alla sinistra italiana”. Mormorio in sala, qualcuno si mette a ridere. Tsipras chiarisce: “Ma ora le cose sono cambiate: ora voi guardate noi”. Dalla rossa platea del Valle si è levato un coro di “Ah, ecco, pareva strano”. Una prova di quanto detto? Eccola. Lo studio della nostra ala sinistra del parlamento è stato talmente approfondito che Tsipras ha scelto come nome forte, tra gli altri, Curzio Maltese, non esattamente principe del foro né tantomeno habituè di scranni e votazioni col badge in mano. Una sintesi poco greca per il destino di Tsipras ce la concede Atticus Finch ne Il Buio Oltre la Siepe: “Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta si vince”. Ah, ecco, pareva strano.

BONO, MUSSOLINI, TAXI DRIVER & ANGELINO – “I want to run, I want to hide, I want to tear down the walls”, dice una canzone degli U2. Potrebbe essere un buon mantra per il PPE, fiancheggiato proprio dal frontman irlandese Bono Vox, da sempre attivo nel sociale. Il Partito Popolare ha diversi interlocutori italiani, da Forza Italia al NCD. Iniziamo dalla novità: Alfano per le Europee ha proposto Lupi come centravanti, uomo di governo e piuttosto in vista. Il leader del Nuovo Centrodestra se la prende con gli sprechi: “L’Europa costa troppo, bisogna chiudere una sede, o Bruxelles o Strasburgo”. Chiaro, lineare e soprattutto in linea con la condotta del Governo Renzi. Ma la regina della campagna elettorale è “Roma62”, sigla del taxi Alessandra Mussolini. Il motivo? Semplice, purtroppo: la candidata di Forza Italia, in occasione di un’intervista, si è presentata nel salotto di Sky Tg 24 con una sobria cinta recante al centro un led luminoso, sul quale scorreva a pezzi un bel “Forza Italia”.

CANDIDARSI STANCA –  “La forza non conta niente nella vita. Saper schivare è quello che conta”, scriveva Pennac. Silvio Berlusconi, sempre a proposito di Forza Italia, sembra aver recepito bene il messaggio. Ha provato a schivare i colpi della giustizia italiana, provando a candidarsi comunque per le Europee 2014. Invano: prima il ‘niet’ dall’Italia, poi quello dall’Europa, gli hanno tolto questa possibilità. Mancando l’ariete da Arcore, FI si è ritrovata senza la guida carismatica, macchina acchiappa voti.

Alt. Ricordiamo insieme cosa accadeva nel Medioevo: a guerra dichiarata, ogni signore (se non feudatario) valutava se e come scendere in guerra al fianco di questo o quel principe; se impossibilitato, mandava una delegazione in suo nome, facendo una conta dei propri vassalli e scegliendo tra questi i più valorosi. Il vassallo di turno è Giovanni Toti, direttore del tg4, un tempo mente di Studio Aperto e Lucignolo. Ma andare alla guerra è pericoloso, serve l’equipaggiamento e proprio Giovanni Toti, non più di 4 mesi fa, sembrava proprio non averlo: niente Twitter, Facebook in stato di semi abbandono, zero visibilità social. Un buon feudatario sa quali armi concedere ai suoi prodi, dunque ecco il miracolo Toti 2.0: un bel profilo Twitter (verificato), tante foto, post brevi e ficcanti, polemici con la sinistra e il NCD, uso corretto del fisheye. Ma il capolavoro di sua Signoria Berlusconi è altrove ed è recente (26 maggio): “Visto che Renzi è sempre in tv, se Forza Italia arriva al 20% è un miracolo”, dice l’ex Cavaliere alla presentazione dei candidati di Forza Italia. Lasciamo al lettore il commento sul rapporto tra potere e televisione. Ci limitiamo a notare come sia cambiata, ma non da oggi, la strategia elettorale di Berlusconi, ora più simile a una difesa armata che a un attacco frontale: mette le mani avanti e cita cifre a suo sfavore, pur con ironia, quasi riconoscendo la propria sconfitta nell’utilizzo del mezzo a lui più caro (e vicino), la televisione. I sondaggi non gli danno torto, ma resta un dubbio: Berlusconi sa vendere come sa vendersi? Le urne ci daranno un paio d’indizi in più.

BORN IN THE UE – Due anime per una: il PDE – Alde, terza forza europea, è formato da Partito Alleanza dei Democratici e dei Liberali per L’Europa (ALDE) e Partito Democratico Europeo (PDE). Guy Verhofstadt è l’uomo di punta dei liberali. Sì, lo so cosa state pensando: non è bellissimo, dal punto di vista mediatico siamo lontani da un’efficacia comunicativa diretta. Ma non c’è da disperarsi: dove non arriva l’estetica, arriva l’ingegno: uso sapiente dei social network, pieni di foto e video. Un particolare: risalta una certa predilezione per le foto naturali, non professionali, scattate con il cellulare. Il desiderio del liberali è quello di un’Europa molto simile agli Stati Uniti: “So they put a rifle in my hand, sent me off to a foreign land, to go and kill the yellow man”, cantava Springsteen. La speranza è che questo yellow man non sia il biondo Verhofstadt, messo a dura prova dalle debolezze dei suoi partner locali. In Italia il partito è appoggiato da Scelta Civica e altri piccole realtà. Sulla campagna elettorale di SC c’è una sintesi che lascia poco spazio a diverse analisi: “Prendo atto di quanto emerge dai dati Agcom ed e’ palese l’assenza televisiva di Scelta Civica rispetto agli altri partiti. E’ una evidente violazione dei diritti sanciti dalla par condicio in questo particolare momento elettorale. E’ ovvio che una minore presenza televisiva di un partito rispetto ad un altro lo penalizzi in maniera determinante sul piano del risultato elettorale”, lo dice il sicuramente partigiano Bruno Molea, vicepresidente del gruppo Scelta Civica alla Camera e segretario della commissione Vigilanza Rai. Vero: poche apparizioni, poche interviste, spazio sui tg ridotto all’osso. Come ovviare al poco spazio televisivo? Sfruttando i social network e il sito internet: non siamo ai renziani livelli, ma comunque troviamo di semplice utilizzo il sito internet e interessanti i profili Facebook e Twitter. Resta, in Italia, una realtà ridotta: l’obiettivo è superare lo sbarramento del 4%, mentre ora i sondaggi danno SC poco sotto il 3%.

(P)DULCIS IN FUNDO – Il PD di Renzi, prima forza italiana, è entrato nel giro del PES, i socialisti europei. Mediatore per l’accordo Riccardo Nencini, capofila della candidatura congiunta PD-Partito Socialista per queste elezioni. Martin Schulz è il candidato del Pes: fotogenico, amante del “naturale” come Verhofstadt, è stato protagonista di un episodio che lo consegna di diritto alla metapropaganda. Molti ricorderanno l’infelice battuta di Berlusconi sul paragone Shulz-Kapò, una battuta che ha fatto il giro del mondo in poche ore. Lo stesso ex cavaliere è tornato sull’argomento: “Gli ho fatto io la campagna elettorale con quella battuta”, ha affermato Berlusconi. La campagna elettorale DENTRO la campagna elettorale, una propaganda al cubo che, dati alla mano, premierà la forza di sinistra moderata a cui ha aderito il premier italiano. Va detto: come Renzi ha esagerato con le famose slide con il pesce rosso, così Shulz ha mancato il colpo quando, proprio di recente ha proposto una sorta di flyer con un gatto bianco. Ritenendo poco plausibile l’idea che vorrebbe Shulz ispirato dall’entusiasmo per i felini di Capezzone, ci resta comunque da valutare come poco riuscita la locandina cui ci riferiamo, simile a una reclame di cibo per animali. Chiudiamo quest’analisi con un problema, un dettaglio che faceva tutta la differenza del mondo: il PD, nel simbolo elettorale per le Europee, non recava riferimenti al PES. Dopo una trattativa di natura meramente politica, il logo è comparso in basso; altra particolarità, ancora un esempio di metapropaganda: nel simbolo del PD, al contrario di altri partiti, non è indicato il nome di Matteo Renzi. Francesco Nicodemo, capo della comunicazione PD, non manca infatti di sottolineare l’assenza del singolo nominativo. Obiettivo: smentire l’idea di partito personale in mano all’ex sindaco di Firenze. Questo è ciò che scrive Nicodemo su Twitter: “Quindi il pdnetwork (il più grande partito italiano) non avrà un nome sul simbolo. Gli altri sì. Non dateci lezioni #partitopersonalechi?”. Volano i primi piatti tra socialisti e democrats.

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One thought on “Europee 2014. Partiti e movimenti ai nastri di partenza. Stranezze e incoerenze tutte italiane

  1. Votare alle europee? Per uscire dall’Europa!

    C’è nell’aria come tutto un friccicore:
    s’avvicinan dell’Europa le elezioni!
    La qual cosa non ci rende mica buoni,
    anzi stimola il livello del livore.

    Sia che pensi di pigliar voti a milioni,
    sia che temi per le chiappe un gran dolore,
    spari cose che darebbero il rossore
    al più perfido dei truci diavoloni.

    “O ridate libertà a quei patrioti
    – il Salvini tonitruante nella piazza –
    o veniamo a liberarli noi padani!”

    Grillo invece munge gli utili suoi idioti
    col biglietto dei comizi e poi s’incazza:
    “Senza n’euro proiettati nel domani!”

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