Lo Stato in debito con le Regioni. A rischio gli indennizzi solidali per i pazienti infettati

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di Lucia Varasano

sangue

Mentre il governo è impegnato sul fronte delle riforme, Regioni e Province Autonome irrompono sulla scena ad esigere quello che spetta loro di diritto dallo Stato e cioè circa 325 milioni di euro. Si tratta di un credito maturato dal 2012 quando, pur senza ricevere i trasferimenti dallo Stato, le regioni hanno continuato ad erogare gli indennizzi di natura equosolidale “a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati”.

Le Regioni e le Province autonome non sono più disposte a sobbarcarsi gli oneri dovuti dallo Stato, esigono il pagamento degli arretrati, il ripristino dei finanziamenti per gli anni successivi e chiedono che venga convocata entro maggio una riunione straordinaria monotematica per definire le competenze in materia di finanziamento. Il rischio è che dal 1 luglio 2014 i danneggiati non ricevano più neanche un centesimo d’indennizzo pur avendone diritto in virtù della legge 210/1992. Gli enti regionali e le province autonome hanno alzato la voce approvando un ordine del giorno presentato al Governo in sede di Conferenza Stato-Regioni. Un duro colpo e inflitto senza mezzi termini. Il documento è quanto mai chiaro ed esplicito e sottolinea una “situazione di totale latitanza di relazioni e di rapporti di leale collaborazione istituzionale che consentano di affrontare e risolvere il problema” .

Il motivo della durezza delle Regioni è forse da ricercare anche nell’aumento degli oneri.  Tra le somme dovute ai danneggiati c’è infatti da considerare la rivalutazione dell’indennità integrativa speciale (IIS) che in virtù della sentenza CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) del 2013, dovrà essere corrisposta entro il 3 giugno 2014. Si tratta di una parte complementare dell’indennizzo valutata in base al tasso d’inflazione e quindi alle maggiori spese da sostenere per l’aumento del costo dei farmaci e dei ticket a carico dei malati. Lo Stato (sulla base di una interpretazione della Corte di Cassazione del 2009) ha cercato di eliminare questa parte complementare con il decreto legge d’urgenza n.78/2010 (a firma di Tremonti, Ministro dell’Economia dell’allora governo Berlusconi) dichiarato anticostituzionale dalla CEDU perché violerebbe il principio dello Stato di diritto e del diritto dei ricorrenti ad un processo equo.

La sentenza della CEDU e la rivalutazione dell’ IIS hanno fatto dunque lievitare il bisogno finanziario delle regioni che ammonta adesso a 200 milioni di euro. Un ulteriore somma di denaro che, tra crisi e tagli, le Regioni non possono più permettersi di anticipare. Oltre all’ interruzione del pagamento degli indennizzi a partire dal 1 luglio 2014, le regioni minacciano- qualora non venisse trovato un accordo- d’intraprendere vie legali nei confronti dello Stato.

Intanto il Comitato Vittime del Sangue infetto ha lanciato una petizione online in cui chiede il ripristino dei fondi destinati al pagamento degli indennizzi e che sarà consegnata al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al Ministro dell’Economia e Finanze, Pier Carlo Padoan e a Marina Principe, dirigente Salute e Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni. Il radicale e cofondatore del Comitato Vittime Sangue Infetto,  Andrea Spinetti, ci tiene a precisare  come questa paradossale situazione sia già stata denunciata più di un anno fa in occasione di una conferenza stampa tenutasi a Roma il 10 aprile del 2013 assieme all’ Associazione Luca Coscioni e ai Radicali.

Le parole di Spinetti esprimono tutto il rammarico per la vicenda e possono ben sintetizzare quali siano i timori dei danneggiati “Non vorrei che alla fine si andasse a generare la classica situazione all’italiana dove Pippo accusa Mario che accusa Pippo con il risultato che di Franco, l’ oggetto del contendere, non se ne faccia poi carico nessuno”.

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