Cosa Nostra uccide anche i bambini. La storia di Stefano Pompeo, vittima di undici anni

Print Friendly, PDF & Email
Read Time3 Minute, 16 Second

di Marta Silvestre

Il 22 aprile a Favara, in provincia di Agrigento, è una normale giornata di violenza folle che non guarda in faccia nessuno.

La vittima della mafia e della barbarie umana, questa volta, è Stefano Pompeo, un ragazzino di 11 anni.

Il piccolo decide di accompagnare il padre nella campagna di proprietà del pregiudicato Carmelo Cusumano, imparentato con uomini d’onore della mafia agrigentina e ritenuto capo di una cosca di Favara.

Padre e figlio arrivano intorno alle 18, ma verso le 20.40 Stefano decide di salire sul fuoristrada di Cusumano, guidato da Vincenzo Quaranta, per andare a comprare del pane al villaggio Mosè. Il ragazzino è spinto ad andare, in particolar modo, perché è affascinato dalla possibilità di fare un giro su quella jeep e la commissione affidata a Quaranta è l’occasione buona.

Intanto, nella villetta di Cusumano si consuma il rito barbaro della macellazione in casa di un maiale per festeggiare, con una colossale abbuffata, l’acquisto di una cava da parte del pregiudicato. Cusumano è un uomo ricco in odor di mafia che ci tiene molto a celebrare degnamente l’aumento dei propri beni. Il padre di Stefano, che lavora come macellaio, è reclutato per sgozzare l’animale e si porta dietro il ragazzino.

Il fuoristrada percorre pochi chilometri fino alla contrada Ciavola Costa d’Inverno e viene colpito da tre colpi di fucile. Un agguato, una rosa di pallettoni, la mira un po’ rozza dei guappi di provincia; e pazienza se ci va di mezzo un ragazzino di soli 11 anni, anzi peggio per lui che si è fatto trovare nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Stefano viene raggiunto alla testa dai colpi e, in ospedale, arriva già morto. I killer hanno semplicemente confuso il bersaglio: credono che sull’automobile vi sia proprio il legittimo proprietario Carmelo Cusumano.

Con quello che per loro è, banalmente, uno sbaglio, si spegne l’esistenza di Stefano.

E’ come se perfino questo genere di ‘imprevisto’ facesse, in fondo, parte del gioco, di un gioco senza regole, dove è permesso qualsiasi tipo di scorciatoia e dove è esclusa qualsiasi forma di pietà.

Il paese di Favara ha dedicato a Stefano la villa comunale; lo Stato lo ha riconosciuto come vittima di mafia. Ma Stefano è soprattutto vittima di una società in cui il valore della vita umana, anche quella di un ragazzino, conta poco o nulla.

L’unica speranza è che questo sacrificio possa, almeno, servire da monito.

Tutti dobbiamo continuare a stupirci degli orrori e non abituarci all’offesa delle morti ignobili. La morte di questi ragazzini assassinati dovrebbe aggiungere qualcosa di forte all’oltraggio, già grave, di tipo mafioso.

Il nostro errore, in quanto cittadini responsabili e perennemente coinvolti, sta nella periodica eclissi di stupore e di sdegno che, saltuariamente, ci fa illudere del fatto che l’alfabeto di Cosa Nostra possa conoscere pudori di qualche tipo o misure logiche.

Un altro nostro errore si cela dietro la necessità di ragionare sempre con l’esigenza di avere le statistiche alla mano che ci permettano di confrontare i numeri che danno conto delle mattanze mafiose.

Attualmente, le cifre ci dicono che i morti sono diminuiti, le cosche sono state decimate, i baroni mafiosi sono finiti in carcere, i picciotti sono rimasti senza punti di riferimento, i covi sono stati svuotati e le aule dei tribunali sono state riempite.

Eppure, quando ammazzano un bambino o quando riaffiora alla memoria il ricordo di un omicidio come quello di Stefano, allora quell’artificio di numeri improvvisamente perde il valore fittizio che aveva acquisito.

Il salto di qualità davvero importante e significativo sarebbe quello di superare la viziosa oscillazione fra il bisogno di emergenza per essere spinti all’azione e la pigrizia nei momenti in cui il tempo sembra lento e silenzioso.

Del resto, ormai è chiaro che una delle più grandi minacce della mafia sta proprio nella sua capacità di letargo.

 

0 0
Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleppy
Sleppy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Social profiles