Roma, l’Assemblea cittadina chiede un registro per il testamento biologico

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di Elena Angiargiu

testamento biologico

A Roma riprende il dibattito pubblico sul tema del fine vita. Questione controversa sul piano etico e giuridico, ma sempre più sentita dalla cittadinanza, con un 77,3% di italiani favorevoli al biotestamento, stando al Rapporto Eurispes 2013. Dato più volte citato da associazioni, medici, esponenti politici e della società civile, riuniti il 1°aprile in Campidoglio, per chiedere l’istituzione anche nella Capitale di un registro per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari e di fine vita.

Gli organizzatori dell’Assemblea cittadina, Consulta di Bioetica Onlus Sezione Roma e Se non ora quando? Sanità, hanno presentato un Manifesto nel corso dell’incontro “Le nuove libertà: fine vita, poter scegliere”, sottolineando che il registro è stato già adottato da 125 comuni italiani e 2 Municipi capitolini. L’intento è quello di aprire un tavolo di confronto e discussione in una fase storica di acquisizione di nuovi diritti civili e libertà personali, rivendicando nuovi spazi di autonomia nella consapevolezza di decidere modi e tempi del processo del morire senza delegare ad altri la responsabilità dei propri comportamenti.

A sostegno del registro per il testamento biologico – In assenza di una normativa nazionale, sono sempre più numerosi i registri comunali, già operativi in città come Milano, Napoli, Torino e Venezia e gli sportelli e modelli per depositare le disposizioni di fine vita istituiti da confessioni religiose come la Chiesa Valdese e da altre realtà associativa laiche, come Associazione Luca Coscioni, Libera Uscita e UAAR. A testimoniare l’impegno per l’adozione di un registro che sia espressione della volontà popolare, a Roma come in tutto il territorio nazionale è Mina Welby, vedova di Piergiorgio Welby, che ha dichiarato di voler continuare il suo impegno civile per una “morte opportuna”.

Compatto il fronte istituzionale che riconosce proprio all’associazionismo il compito di tenere aperta la discussione sul tema del fine vita aiutando anche gli amministratori nelle scelte che riguardano l’autodeterminazione dei singoli. Cecilia D’Elia, consulente del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, si è espressa a favore di un’idea democratica della bioetica, mentre il sindaco di Roma, Ignazio Marino, con una lettera ai promotori dell’iniziativa, ha dichiarato la sua disponibilità a presentare all’Assemblea capitolina le richieste contenute nel Manifesto sottoscritto dalle associazioni. Il primo cittadino di Roma, chirurgo da sempre sensibile al tema, ha auspicato “un intervento dello Stato e del legislatore. A tutela di tutti i cittadini e della loro volontà, qualunque essa sia”, ricordando l’esempio di Piergiorgio Welby e Luca Coscioni.

“Una legge sul fine vita che ascolti tutti e non obblighi nessuno” è quanto si aspetta la  Chiesa Evangelica valdese, rappresentata dal pastore Antonio Adamo, che ha sottolineato il rispetto della dignità umana, espressione dell’etica cristiana, mentre gli interventi dei rappresentanti della Consulta di Bioetica hanno posto l’accento sul consenso, sull’ascolto e ancora una volta sulla dignità, al centro della riflessione anche di medici e personale sanitario, come ha ribadito Fabio Calabrò, oncologo dell’ospedale San Camillo Forlanini Roma, a proposito della necessità di informare i pazienti costruendo un solido rapporto “medico – paziente – famiglia”.

Precedenti nel Comune di Roma – Dopo la proposta di delibera di iniziativa popolare con 8.000 firme raccolte dall’Associazione Luca Coscioni nel 2009, il X e XI Municipio hanno approvato l’istituzione di un registro dei testamenti biologici. Registro che oggi si chiede di estendere a tutto il territorio comunale. Patrizia Ricci, direttore VIII Municipio (ex XI), ha offerto una testimonianza di impegno civile della Pubblica Amministrazione, mentre il presidente della commissione Legalità e diritti di Roma Capitale, il consigliere Riccardo Magi, ha chiesto al sindaco di impegnarsi a “calendarizzare la stessa delibera sul testamento biologico presentata da Mina Welby, Beppino Englaro e Carlo Lizzani nel 2009”. Un impegno a portare in Aula “una battaglia di cultura politica”, avviata cinque anni fa, con la richiesta di adottare, senza ulteriori dilazioni, uno strumento da porre all’attenzione delle istituzioni a partire dall’esperienza di Roma Capitale.

Fonte foto: Comune di Roma

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