Renata Fonte, la prima donna uccisa in Puglia per mano mafiosa

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di Marta Silvestre

Renata Fonte nasce a Nardò, in provincia di Lecce, il 10 marzo del 1951. Per un po’ vive lontano da questo paese ma, una volta rientrata con la sua famiglia, si dedica subito alla vita civile della città. A 17 anni, incontra Attilio Matrangola, un sottoufficiale dell’Aereonautica Militare che, nel 1968, diventerà suo marito. Dopo gli studi di Lingue e Letterature straniere presso l’Ateneo leccese, insegna alle scuole elementari di Nardò.

Forte degli insegnamenti dello zio Pantaleo Ingusci – storica figura del Partito repubblicano leccese, perseguitato e arrestato durante gli anni del fascismo – Renata, che è fra le prime donne a entrare in politica nella provincia di Lecce, comincia a impegnarsi attivamente militando nel Partito Repubblicano Italiano, fino a diventare Segretario cittadino. Partecipa alle battaglie civili e sociali contro le paventate lottizzazioni cementizie.

Decide di candidarsi alle amministrative e viene eletta, divenendo la prima donna Assessore che il P.R.I. possa vantare a Nardò.

Renata è stata un personaggio scomodo fin dai primi incarichi istituzionali: dall’Assessorato alle Finanze nel 1982, passa a quello alla Pubblica Istruzione, Cultura, Sport e Spettacolo nel 1983; contemporaneamente entra nel direttivo provinciale del partito e diviene responsabile per la provincia del settore Cultura dei repubblicani.

Lavora, senza sosta, per la tutela e la difesa del territorio: in particolar modo, si batte contro la lottizzazione e la speculazione edilizia del Parco naturale di Porto Selvaggio che oggi, grazie al suo sacrificio, è un’oasi incontaminata di bellezza mediterranea.

Attraverso i microfoni di una piccola emittente locale, veicola la sua lotta per la legalità, la democrazia e la giustizia. In quel periodo di intense e sofferte battaglie politiche, Renata inizia a scoprire illeciti ambientali in quel Salento considerato, fino ad allora, un’isola felice ma dove, in realtà, stavano già attecchendo i sistemi e i metodi mafiosi.

Lei si oppone con tutte le sue forze, combattendo spesso sola e contro tutti.

La notte fra il 31 marzo e il primo aprile del 1984, a soli 33 anni, cade assassinata per mano mafiosa sotto tre colpi di pistola dei sicari, mentre, dopo un Consiglio comunale, sta rientrando a casa dove ad aspettarla ci sono le sue due bambine di 10 e 15 anni. E’ il primo omicidio di mafia nel Salento e, per di più, perpetrato contro una donna.

Le indagini iniziarono immediatamente e, nel giro di pochi mesi, vennero assicurati alla giustizia gli esecutori materiali e il presunto mandante: il primo dei non eletti, proprio quella persona tramite cui gli speculatori di Porto Selvaggio avrebbero avuto la possibilità di fare il loro sporco gioco all’interno del Comune.

E’ importante tenere viva la memoria della testimonianza dell’impegno civile e politico di questa donna vitale e coraggiosa che, semplicemente, faceva bene il suo dovere.

Fonte foto: www.domaniandriese.it

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