La storia di Carla e Genovese: il loro “no” alla camorra che si trasforma in condanna

di Marta Silvestre

Tutto comincia con un bel sogno d’amore nell’estate del 1993, a Teverosa, paese in provincia di Caserta: Carla e Genovese si amano e lavorano sodo entrambi per riuscire a sposarsi il più presto possibile. Lui, garzone in una macelleria, con il suo magro stipendio deve mantenere anche la madre e il fratello; lei, apprendista parrucchiera, guadagna giusto quel poco che le serve per sopravvivere. Carla non immagina nemmeno che Angela Barra – madre, amante del boss numero uno del clan casertano, Francesco Bidognetti ed esperta conoscitrice di tutte le alleanze economiche e politiche del clan dei casalesi – l’ha adocchiata da tempo, continua a seguire i suoi movimenti, la scruta e la avvicina per riuscire, infine, a farsela amica.

Carla inizia a confidare ad Angela le proprie paure e le pene che attanagliano il suo cuore, e le racconta che, senza un aiuto economico, teme di non riuscire a coronare il suo sogno d’amore.

Alla prima occasione scatta la trappola: è settembre e, dopo una lite con i genitori, Carla, in lacrime, chiede ospitalità proprio ad Angela, la quale è ben felice di mostrarsi disponibile proprio come farebbe una vera amica fidata.

In realtà, offrendole questo aiuto, Angela voleva fare intravedere a Carla la possibilità di una vita piena del lusso e della potenza generati dalla camorra, sperando di riuscire a legarla a sé con questa strategia. Carla, con un gesto di purezza e di forza, rifiuta questa proposta senza sospettare l’inferno che questa ferma negazione avrebbe scatenato.

In poco tempo, quella casa diventa una prigione: iniziano delle avances di Angela, prima timide che si fanno pian piano sempre più insistenti fino a sconfinare in cieca violenza. A dicembre, Carla viene addirittura portata nelle campagne di Aversa in un’altra abitazione con porte e finestre blindate e pareti insonorizzate, dove sostanzialmente rimane sequestrata per circa un mese, imbottita di sedativi, vittima inerme della follia di Angela e dei violenti abusi da parte del fratello trentaduenne Carmine Barra e dell’amico ventenne Luigi De Vivo. Un giorno di gennaio finalmente Carla riesce a trovare l’occasione e la forza di scappare, torna a casa e racconta al fidanzato tutto quello che ha dovuto subire. Entrambi, però, si lasciano convincere dai rispettivi genitori a non denunciare nulla e a tenere nascosta l’intera vicenda per non rischiare di subire né il disonore da parte dell’intera comunità cittadina, né soprattutto la violenta vendetta della camorra. Carla viene allontanata da paese, e così la rabbia di Angela e dei suoi affiliati si riversa tutta su Genovese che perde il lavoro, la dignità, e subisce quotidiane aggressioni per circa un anno, fino al momento in cui viene assassinato con colpi di fucile e pistola che gli cancellano il volto.

Ancora una volta, le rispettive famiglie vorrebbero tacere ma Carla di fronte alla morte del fidanzato capisce che non ha più nulla da perdere e decide di levarsi di dosso il drappo nero dell’omertà e raccontare tutto ai Carabinieri.

Grazie alla sua denuncia tutti i colpevoli sono stati arrestati.

Adesso, lei vive sotto un programma di protezione in una località segreta.

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