Ho sentito grillini esclamare: “vinceremo”. Uno sguardo alla Basilicata post-elezioni

di Lucia Varasano

Ad una settimana dalle elezioni la Basilicata si riconferma una regione “rossa” come la vergognosa faccenda di Rimborsopoli che aveva portato alle dimissioni del governatore Vito De Filippo e al voto anticipato. Il nuovo Presidente della Giunta e del Consiglio Regionale è Marcello Pittella della coalizione di centrosinistra “La Basilicata Presente” che ha vinto con il 59,60% di voti aggiudicandosi ben 12 seggi. Piuttosto che aria di cambiamento però la nuova stagione politica lucana si apre con diversi consiglieri che sono solo usciti dalla porta e rientrati dalla finestra.

Ora due strade si aprono di fronte ai “rieletti”: impegnarsi a governare sul serio o “tirare avanti” giocando a tenersi saldo il bacino di elettori che gli hanno riconfermato la loro fiducia nonostante il coinvolgimento anche marginale in scontrinopoli. Si dovrebbe infatti anche fare una disamina circa il corpo dell’ elettorato che si è recato alle urne, soltanto il 47,60% a cui sottrarre un’ulteriore percentuale di schede nulle e bianche, che fa scendere ancora di più i voti validi che sarebbero poco più del 38%.

Un astensionismo dilagante che potrebbe aprire una riflessione sulla questione della “rappresentanza” del nuovo governo regionale che è legittimato da una percentuale così esigua di elettori. Dal canto suo intanto Marcello Pittella nel primissimo post su facebook ha scritto che sarà il Presidente anche di quella parte che non ha votato.

E’ vero che sul fenomeno dell’astensionismo pesano le “variabili nazionali” con la frattura profondissima tra istituzioni, politica e cittadini ma anche le variabili regionali non sono da meno con una popolazione che invecchia, l’alto tasso di disoccupazione, i giovani che emigrano e un sistema di clientelismo radicato da decenni.

Oggi ad una settimana dal voto tutti si chiedono in cosa abbiano sbagliato i singoli partiti- fuori dalla coalizione di centrosinistra- che non sono riusciti a fornire una valida alternativa di governo.

Per un momento- in seguito al comizio di Beppe Grillo e alla contestazione ad Epifani in una piazza storicamente rossa, Matera- si era pensato che la Basilicata potesse diventare la prima regione a 5stelle. Tutti i pentastellati si preparavano alla vittoria, ho sentito grillini esclamare: ”vinceremo” e s’immaginavano anche i titoli post-vittoria: ”grillo espugna la Stalingrado del Sud”, “Basilicata è successo” e poi in arrivo le troupe da tutt’Italia con i giornalisti in marcia che sarebbero scesi a vedere cosa stava accadendo nella roccaforte della sinistra. Finanche “Il Fatto Quotidiano” che fino al 15 novembre credeva che i candidati alle elezioni regionali in Basilicata fossero 9 e non 8.

Grillo esortava sul blog la morte del pd meno elle – che a suo dire continua ad esistere solo per i giornali e le tv di regime. In seguito agli scrutini invece solo qualche constatazione: Grillo si è preso Matera e anche due seggi, ma non ha raggiunto l’obiettivo del 20%, è sceso di 10 punti di consenso rispetto alle elezioni politiche e rimane terzo partito dopo il PDL. Si è verificata poi una condizione del tutto particolare. Il candidato Pedicini ha preso più voti del movimento stesso che si è fermato all’8,97%. Sintomo anche questo che il Movimento si stia svuotando e stia perdendo il suo appeal.

C’è da dire che se non ci fosse stato il Movimento Cinque Stelle probabilmente le percentuali d’astensione sarebbero state ancora più allarmanti, ma era proprio da lì che avrebbe dovuto pescare i suoi voti più consistenti.

Il risultato non è ottimo ma è andato meglio dell’UDC, dell’Italia dei Valori e di tutti gli altri partiti che sono praticamente rimasti inservibili come il Partito Comunista dei lavoratori, la Lista “Matera si Muove”, “La Rosa nel pugno” di Radicali lucani.

Ma anche meglio di Sel. Il partito Sinistra Ecologia e Libertà, aveva chiesto al centrosinistra- che usciva macchiato da scontrinopoli- un forte ricambio politico. Rimasto poi deluso dalle candidature nell’aria, il “partito predicatore” aveva deciso di correre da solo “libero e pulito” nella coalizione Basilicata 2.0 (assieme a Rifondazione Comunista e alla sventurata lista “Liberiamo la Basilicata”) trovandosi invece poi con le intercettazioni di Nichi Vendola finito nelle indagini che ruotano attorno all’llva di Taranto della magistratura tarantina.

L’unico partito a cui il Movimento 5 stelle sembra aver dato un po’ fastidio è stato il PDL. C’è una domanda che ci siamo posti durante tutta la campagna elettorale: come ma il centrodestra, il Pdl, secondo partito lucano non è riuscito a trovare un candidato degno della Presidenza?

La risposta è da trovare nel “nuovo” assetto di Forza Italia, nella sceneggiata del partito satellite delle forze moderate di Angelino in cui probabilmente confluirà la defunta Scelta Civica d’eredità montiana che in Basilicata aveva candidato il senatore Tito di Maggio alla guida del centrodestra (che ha poi rinunciato ad un posto in Consiglio regionale per mantenere quello al Senato).

Anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni qui non ha fatto meglio. Nonostante le critiche e le prese di posizione di diversi membri del partito contrari all’appoggio del candidato di Scelta Civica e all’alleanza con il Pdl, in un’intervista la Meloni aveva dichiarato che la presenza del patito nella coalizione “non era un’anomalia lucana” e aveva spostato la risposta sul piano nazionale “semmai l’anomalia è nelle larghe intese”, salvo poi criticare duramente le scelte del suo stesso partito e indicando Gianni Rosa (che ha preso un seggio in Consiglio) come l’unica vera alternativa possibile per la Basilicata.

Col senno di poi.

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