Alfano allo strappo finale. Dalla scissione nuova energia per la destra

di Fabio Grandinetti

Sabato 16 novembre 2013. Una data storica per la politica italiana. Un giorno di lacrime. Lacrime di disperazione, di meraviglia e di gioia. Dopo soli quattro anni il Pdl, o la Pdl, il Popolo della Libertà muore, Forza Italia resuscita a quattro anni di distanza dalla sua morte “apparente” e il popolo italiano saluta la nascita del Nuovo Centrodestra. Quante emozioni, tutte in poche ore. Quella di sabato è stata una scissione indolore, una svolta annunciata. Tra i due schieramenti è nata una distanza non politica e ideologica, ci mancherebbe, ma personale e, per così dire, procedurale.

Come ha ben riassunto Maurizio Gasparri «la differenza tra noi e loro è che all’indomani del voto sulla decadenza loro non vogliono fare cadere il governo». Sta tutta qui la differenza. Se da un lato Berlusconi al Consiglio nazionale affermava che non si poteva più «sedere allo stesso tavolo in Consiglio dei Ministri con chi vuole uccidere politicamente il leader di un partito», dall’altro Alfano definiva la scissione «una scelta dolorosa e amarissima» presa per «evitare nuove elezioni senza prospettiva, senza Berlusconi candidabile e con la stessa legge elettorale». In conferenza stampa il leader delle “creature” berlusconiane scissioniste ha affermato: «Noi crediamo che il governo possa andare avanti. Siamo il movimento politico del futuro. Non potevamo pensare di far precipitare ora il Paese in una condizione che avrebbe aggravato la situazione degli italiani. Continuiamo a coltivare un rapporto di profondo affetto nei confronti di Berlusconi, ma siamo stati costretti a questa scelta. Siamo con tutti e due piedi nel centrodestra».

L’Ncd, il Nuovo Centrodestra di Alfano, conta al proprio interno 31 senatori, 28 deputati, 5 ministri, un governatore regionale, 12 assessori regionali, 75 consiglieri regionali, 7 presidenti di provincia e 9 europarlamentari. Niente male per essere agli inizi. Una formazione politica importante che dopo il voto sulla decadenza di Berlusconi, per il quale il ministro dell’interno garantisce comunque un voto negativo di Ncd, garantirebbe la sopravvivenza al governo e permetterebbe agli ex compagni di partito l’adunata attorno al proprio leader senza troppi scossoni.

Sempre secondo Maurizio Gasparri la mancata adesione alla Nuova Forza Italia «indebolisce il governo e l’intero centrodestra». In realtà gli scenari potrebbero essere diversi. Se davvero l’unica frattura dell’elettorato di centrodestra è rappresentata dal giudizio sul governo delle larghe intese con la sinistra, la dipartita del Pdl potrebbe portare qualche vantaggio. La futura coalizione dei moderati costituita da Fi e Ncd, da nessuno messa in dubbio in queste ore, raccoglierebbe da un lato gli elettori duri e puri di destra, fedeli al leader, che non vogliono neanche sentir pronunciare la parola sinistra, dall’altro gli elettori moderati e cauti, i centristi apolidi del sistema partitico italiano. Con l’aiuto della Lega, il segmento politico che va dal populismo antieuropeo al conservatorismo cattolico torna ad essere coperto con un colpo di scissione. Quando si dice “la separazione fa la forza”!

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